Sezioni
07/07/2026 ore 15.24
Cultura

Stop al “patentino” antifascista, l’editore vibonese Manuel Grillo: «Ci siamo sentiti come i Magnifici Sette»

La casa editrice calabrese Settecolori ed altre sei si erano rifiutate di sottoscrivere la clausola prevista nel modulo di adesione alla fiera romana della piccola e media editoria “Più libri più liberi”: «Ha prevalso il buonsenso. Non servono etichette ideologiche, basta il rispetto della nostra Costituzione» 

di Enrico De Girolamo

«Ieri, per un attimo, ci siamo sentiti come “I magnifici sette”: poco allineati, abbastanza testardi, allergici alle dichiarazioni obbligatorie». Non nasconde la sua soddisfazione Manuel Grillo, patron della casa editrice vibonese Settecolori, dopo che la clausola antifascista per partecipare alla kermesse nazionale “Più libri più liberi” è stata messa in stand-by. Dopo settimane di polemiche, prese di posizione politiche e interventi dal mondo dell’editoria e della cultura, l’Associazione italiana editori ha deciso di prendere in considerazione anche le domande arrivate senza la sottoscrizione della dichiarazione contestata. Tra queste c’è quella di Edizioni Settecolori, con Grillo che fin dall’inizio aveva scelto di non firmare la clausola inserita nel modulo di adesione alla fiera romana della piccola e media editoria.

L’editore vibonese Manuel Grillo non firma la clausola antifascista per partecipare a “Più libri più liberi”

Una scelta che aveva aperto un fronte nazionale, poi allargatosi ben oltre il singolo caso. Ora Grillo accoglie con soddisfazione la decisione dell’Aie, rivendicando il senso della propria posizione e richiamando le suggestioni del film western del 1960 con un cast mitico, a cominciare da Yul Brynner che guidava sette pistoleri nell’impresa quasi impossibile di difendere un povero villaggio messicano da una spietata banda di fuorilegge. Sono state sette, infatti, le domande prive della sottoscrizione su oltre trecento richieste complessive

«Fa specie che siano stati solo sette editori a prendere questa posizione - commenta -. Ma è ancora più significativo che proprio quei sette abbiano contribuito a questo risultato. Quando in gioco ci sono principi inderogabili, anche una minoranza può difendere ciò che è alla base del vivere comune».

Nell’acceso dibattito si sono poi inserite «personalità provenienti da esperienze culturali e sensibilità molto diverse: da Elisabetta Sgarbi de La nave di Teseo a Marco Travaglio e alla casa editrice PaperFIRST, da Andrea Gessner, presidente di Nottetempo e nipote di Giulio Einaudi, fino a intellettuali come Massimo Cacciari e Luciano Canfora. È la dimostrazione che non si trattava di una battaglia di parte, ma della difesa di un principio di libertà che appartiene a tutti».

Poi, lasciando da parte i toni epici, rimarca: «Ho sempre pensato che, alla fine, avrebbe prevalso il buon senso. Fin dall’inizio ho sostenuto un principio semplice: per un editore parlano i suoi libri, e soltanto quelli. Parlano le scelte editoriali, il modo in cui i libri vengono pubblicati, curati, proposti ai lettori e messi al centro del confronto culturale».

La decisione dell’Aie dopo le polemiche

La vicenda, come accennato, era nata attorno alla prossima edizione di “Più libri più liberi”, in programma alla Nuvola dell’Eur, dopo l’introduzione nel modulo di partecipazione di una dichiarazione di adesione ai valori costituzionali antifascisti. Una formula che, nelle intenzioni degli organizzatori, avrebbe dovuto ribadire il quadro valoriale della manifestazione, ma che ha finito per alimentare uno scontro pubblico sulla libertà editoriale, sul pluralismo culturale e sui criteri di accesso a una fiera professionale.

Grillo, socio dell’Associazione italiana editori, aveva presentato la domanda modificando il passaggio contestato e sostenendo che il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato fosse già il presupposto necessario e sufficiente per partecipare a una manifestazione culturale. Nella sua lettura, il problema non riguardava il rifiuto dei valori costituzionali, ma il rischio di trasformare una dichiarazione ulteriore in una sorta di requisito di legittimazione ideologica.

Ieri, l’Associazione italiana editori ha comunicato di voler valutare anche le domande definite “incomplete”, cioè prive della firma su quel documento. Secondo quanto emerso, le richieste saranno prese in esame sulla base dello spazio disponibile e della coerenza del progetto editoriale e imprenditoriale con le finalità della manifestazione. La formula, inoltre, sarà ripensata per le prossime edizioni.

Grillo: «Una cultura senza patenti ideologiche»

Per Grillo si tratta di un passaggio importante. «La mia lettera, pubblicata dal Corriere della Sera e da Il Foglio, aveva questo obiettivo: aprire un dibattito pubblico su una cultura che non abbia bisogno di patenti ideologiche, ma che si riconosca nei valori della Costituzione e nella libertà del confronto».

Il caso politico e il ritorno al confronto sui libri

Il caso si era acceso anche sul piano politico, dopo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva parlato di censura. Gli organizzatori della fiera avevano respinto questa interpretazione, sostenendo che la dichiarazione non volesse rappresentare una limitazione della libertà di espressione. La stessa presidente della fiera, Annamaria Malato, ha poi spiegato che l’intenzione era quella di creare un clima di serenità, riconoscendo però che la formula utilizzata ha prodotto l’effetto opposto e annunciando una revisione per il futuro.

La decisione dell’Aie arriva dunque come tentativo di riportare la discussione sul terreno dei libri e dell’editoria, lasciando che la selezione degli espositori avvenga sulla base dei criteri propri della manifestazione. Un punto che Grillo considera decisivo: «Accolgo quindi con soddisfazione la decisione dell’Associazione Italiana Editori, di cui faccio parte. È una scelta di equilibrio e di buon senso. Adesso è giusto voltare pagina: al centro devono tornare i libri, gli autori, i lettori, la promozione della cultura, il dialogo e il confronto delle idee. Una fiera del libro deve essere un luogo di libertà in cui a parlare siano i libri, non le etichette ideologiche».