Sotto i capannoni di Porto Salvo reperti millenari, Montesanti: «In passato le ruspe spazzavano via tutto, si salvi ciò che resta»
Lo storico ricorda i reperti emersi durante gli sbancamenti degli anni ’90 e lancia un appello alle realtà produttive dell’area industriale: «Fatene parte della vostra visione imprenditoriale»
Anfore, antiche strutture, enormi dolium forse anche da 3.000 litri: preziose testimonianze della vita portuale di oltre duemila anni fa. Sotto i capannoni di Porto Salvo non si estende soltanto un’area industriale. Qui sorgevano il porto di Hipponion e quello di Vibona Valentia, luoghi che per secoli hanno rappresentato snodi fondamentali per i commerci e per la navigazione nel Mediterraneo.
Montesanti: «Valorizzare ciò che ancora rimane»
«Nonostante dal terreno emerga tanta ricchezza - osserva lo storico Antonio Montesanti -, per lungo tempo questo patrimonio è stato considerato marginale rispetto alle esigenze dello sviluppo moderno». Montesanti ricorda le sorprendenti testimonianze degli operai impegnati negli sbancamenti degli anni ’90: durante i lavori emergevano grandi dolium destinati alla conservazione di vino e derrate alimentari. Molti reperti andarono distrutti, altri furono danneggiati senza essere adeguatamente studiati, mentre alcuni scomparvero definitivamente, nel silenzio imposto dall’esigenza di mantenere il posto di lavoro. Dolium di terracotta enormi, forse anche da 3.000 litri, che le benne delle ruspe frantumavano lontano da occhi indiscreti, riducendo in polvere le preziose testimonianze della vita portuale di oltre duemila anni fa.
L’appello al nuovo Corap, a Confindustria e alle aziende
«Sappiamo ormai che ciò che è andato perduto non potrà essere recuperato», sottolinea con rammarico lo studioso, che però formula anche l’esortazione a valorizzare ciò che ancora rimane. Da qui l’invito al nuovo Corap, a Confindustria e alle aziende che operano nell’area industriale di Porto Salvo a sostenere il parco archeologico che da decenni dovrebbe sorgere intorno al castello di Bivona.
«Contribuite alla sua manutenzione e alla sua conservazione. Aiutate a liberarlo dalla vegetazione che oggi ne limita la fruibilità e rendetelo uno spazio accessibile, riconoscibile e integrato nel territorio - afferma Montesanti -. Fatene parte della vostra visione imprenditoriale. Immaginate un imprenditore che accompagni clienti e partner internazionali alla scoperta della storia millenaria del luogo in cui opera la propria azienda. C’è voluto un debito con il Pnrr per rifare l’ingresso all’area archeologica, ma ancora tutto ciò che essa contiene è invisibile. Sotto i piedi di Porto Salvo non si estende solo un’area industriale, ma si trova una delle testimonianze più significative della storia di Vibo Valentia, forse la più ampia e rilevante tra quelle che il territorio conserva ancora oggi».