Serra San Bruno, “L’umano in bilico” di Luigi Vavalà al centro di un incontro promosso da IncrociaMenti
La presentazione del libro del professore di Filosofia si è svolta nei locali della parrocchia San Biagio. Presenti personalità del mondo della cultura
Presentato a Serra San Bruno il libro “L’umano in bilico” del professore Luigi Vavalà. Il partecipato incontro, promosso dalla parrocchia San Biagio e dall’associazione IncrociaMenti, ha visto la presenza dell’autore e di personalità di rilievo del mondo della cultura. Tra questi, lo storico Piero Bevilacqua, il professore Armando Vitale, per anni preside del Liceo Galluppi di Catanzaro, lo studioso normalista e traduttore Gregorio De Paola, l’ambasciatore e appassionato di storia della musica Giuseppe Calvetta. Il professore Vavalà, nativo di Serra, si è formato a Pisa e per circa 40 anni si è dedicato all’insegnamento della Filosofia. Nel suo libro, attraverso il "dialogo” con quattro autori dell’età moderna e contemporanea - Giordano Bruno, Leon Battista Alberti, Giacomo Leopardi e Friedrich Nietzsche - ha cercato di individuare le condizioni che possono aiutare l’uomo, anche quello contemporaneo, ad accettare la propria fragile condizione in natura, abbandonando pretese di superiorità antropocentrica e di dominio sulla natura stessa.
Ad introdurre il tema dell’incontro e a ricordare l’infanzia vissuta insieme all’autore è stato il presidente di IncrociaMenti Domenico Dominelli. Subito dopo l’intervento dello storico Bevilacqua, il quale si è soffermato sulla critica all’antropocentrismo, presente in Alberti e Leopardi, riprendendo la citazione del “Dialogo del folletto e dello gnomo”, «stupiti del fatto che il mondo continui ad esistere e gli astri a girare, nonostante la mancanza degli uomini, scomparsi a causa della loro stoltezza». Dal canto suo il professore Vitale ha evidenziato le potenzialità di attento lettore e di critico che l’autore de “L’umano in bilico” dimostrava di possedere fin da giovane, «tanto da indirizzarlo negli studi, specie quelli leopardiani». Tra gli interventi, anche quello del professore De Paola, il quale ha posto l’accento sulle radici serresi e pisane dell’autore, «che ne hanno condizionato la ricerca culturale e le riflessioni. Dalla frequentazione della biblioteca della Certosa, guidato da padre Basilio, agli studi compiuti a Pisa negli anni in cui hanno insegnato figure eminenti della cultura filosofica italiana come Eugenio Garin e Nicola Badaloni».
Infine l’ambasciatore Calvetta, soffermatosi a sua volta sulla figura di Nietzsche, in particolare sul suo tormentato rapporto con il compositore Wagner, rilevandone le ambivalenze. Lo stesso ha poi riconosciuto a Vavalà l’originalità della ricerca, invitandolo a proseguire nei suoi studi. Le conclusioni sono state tratte dallo stesso autore, il quale si è detto certo «della praticabilità di vie, pur strette, per arginare le stoltezze umane».