L’editore vibonese Manuel Grillo non firma la clausola antifascista per partecipare a “Più libri più liberi”
La casa editrice Settecolori invia la richiesta per l’edizione 2026 ma modifica il modulo proposto agli espositori: «Basta il rispetto della Costituzione e dei valori repubblicani». Sulla polemica legata al “patentino antifascista” è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni parlando di censura
La polemica nazionale sul “patentino antifascista” richiesto agli editori per partecipare a "Più libri più liberi" passa anche dalla Calabria. Manuel Grillo, editore vibonese alla guida di Edizioni Settecolori, ha presentato la domanda di partecipazione alla fiera romana della piccola e media editoria, in programma alla Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre, ma ha scelto di non sottoscrivere la clausola del modulo di adesione che richiede una dichiarazione concernente l’antifascismo come condizione per prendere parte alla manifestazione.
Una decisione assunta con una lettera aperta indirizzata agli organizzatori, nella quale Grillo fissa subito il senso della propria posizione: «Tale scelta non deve essere in alcun modo interpretata come una presa di distanza dalla Costituzione della Repubblica o dall’ordinamento democratico italiano». Al contrario, scrive l’editore, nasce dal convincimento che «il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato costituisca il presupposto necessario e sufficiente per l’esercizio di ogni attività lecita e per la partecipazione a una manifestazione culturale e professionale».
La vicenda si inserisce nel dibattito aperto attorno alla prossima edizione di "Più libri più liberi", dopo l’introduzione nel modulo 2026 del riferimento ai «valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». La scelta ha innescato reazioni politiche e culturali, fino all’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di censura. Gli organizzatori della fiera hanno respinto l’accusa, sostenendo che la richiesta non rappresenta una limitazione della libertà di espressione ma un’esigenza di trasparenza, annunciando comunque un ulteriore approfondimento alla luce del dibattito nato in queste ore.
La riserva dell’editore vibonese
Grillo ha modificato il modulo di adesione prima
di sottoscriverlo, cambiando uno dei punti elencati. In particolare, dichiara di “riconoscere e condividere TUTTI (ha aggiunto) i valori (e qui il termine “antifascisti” è stato cancellato) alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”.
L’editore calabrese imposta la propria obiezione richiamando l’articolo 3 della Costituzione sul principio di uguaglianza, l’articolo 18 sulla libertà di associazione, l’articolo 21 sulla libertà di manifestazione del pensiero, l’articolo 33 sulla libertà della cultura e dell’attività intellettuale, l’articolo 41 sull’iniziativa economica privata.
Da questi riferimenti, secondo Grillo, discende un principio: «La Costituzione garantisce la convivenza di opinioni, sensibilità culturali e orientamenti differenti all’interno del perimetro della legalità repubblicana, senza richiedere ai cittadini, alle associazioni o alle imprese la sottoscrizione di dichiarazioni di adesione a determinate posizioni come condizione per l’esercizio di diritti o attività lecite».
Osserva inoltre che «il termine “antifascismo” non compare nel testo della Costituzione della Repubblica Italiana», mentre la Carta contiene la XII Disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. «Il rispetto di tale precetto, come dell’intero ordinamento costituzionale - sostiene -, si realizza attraverso l’osservanza della legge e delle istituzioni repubblicane».
Il richiamo al pluralismo della fiera
L’editore di Settecolori, socio dell’Associazione italiana editori, rileva poi come la nuova clausola appaia «difficilmente conciliabile» con l’impostazione fin qui seguita dall’associazione e con i requisiti richiesti nelle precedenti edizioni della manifestazione.
Grillo richiama anche le parole pronunciate dal presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, durante le polemiche nate nell’edizione 2025 di "Più libri più liberi", quando la fiera venne definita «la casa di tutti gli editori italiani, indipendentemente dalla loro linea politica, editoriale e culturale». Un principio che, nella lettura dell’editore vibonese, dovrebbe restare il criterio guida per l’accesso alla manifestazione.
«Rilevo inoltre come tale requisito non costituisse condizione né per l’adesione all’Associazione italiana editori né per la partecipazione alle precedenti edizioni della manifestazione, alle quali Edizioni Settecolori ha regolarmente preso parte», scrive Grillo. L’introduzione di una dichiarazione ulteriore rappresenta quindi, secondo lui, «un elemento di novità che incide sulle modalità di accesso alla principale manifestazione organizzata dall’associazione».
«Il criterio fondamentale deve restare il rispetto della legge»
Il punto centrale della lettera non riguarda, precisa Grillo, il contenuto specifico della dichiarazione richiesta, ma il metodo. Per l’editore, una fiera del libro dovrebbe restare «uno spazio aperto al confronto culturale e alla pluralità delle idee», nel rispetto dell’ordinamento giuridico vigente.
La sua preoccupazione riguarda soprattutto il precedente che una simile impostazione potrebbe creare. «Le associazioni di categoria sono chiamate a rappresentare soggetti accomunati dall’esercizio della medesima attività professionale, indipendentemente dalle rispettive convinzioni culturali, religiose, filosofiche o politiche, purché legittime e conformi all’ordinamento della Repubblica».
Da qui il passaggio più politico della riserva: «L’introduzione di dichiarazioni ulteriori quale condizione di partecipazione rischia infatti di introdurre un principio diverso, secondo il quale l’accesso a una manifestazione professionale non dipende più esclusivamente dalla conformità all’ordinamento giuridico, ma anche dall’adesione a formulazioni valoriali individuate dall’organizzatore».
Grillo sottolinea che la sua posizione sarebbe la stessa anche se la dichiarazione richiesta riguardasse altri principi, valori o orientamenti culturali, filosofici, religiosi o politici. «Ciò che considero non negoziabile non è il contenuto di una singola dichiarazione - afferma -, ma il principio secondo cui l’accesso a una manifestazione culturale e professionale deve dipendere esclusivamente dal rispetto dell’ordinamento giuridico e dei requisiti oggettivi previsti dal regolamento, e non dall’adesione formale a enunciazioni ulteriori».
Settecolori tra Vibo, Milano e il catalogo fuori dagli schemi
La presa di posizione arriva da una casa editrice che negli ultimi anni ha conquistato attenzione nel panorama nazionale. Settecolori, nata a Vibo Valentia da Pino Grillo e oggi guidata dal figlio Manuel, ha sede a Milano ma conserva radici profonde nel percorso culturale avviato in Calabria. Tanto che recentemente ha annunciato ha annunciato l’ingresso nel proprio catalogo dell’intera opera di Giuseppe Berto.
La casa editrice vibonese Settecolori premiata al Salone di Torino, in catalogo tutte le opere di Giuseppe BertoIl catalogo, affidato anche alla direzione editoriale di Stenio Solinas, ha costruito la propria identità attorno al recupero di autori, opere e tradizioni letterarie lontane dagli schemi più consueti.
Proprio questa impostazione viene richiamata da Grillo come argomento a sostegno della propria idea di editoria: non certificare appartenenze, ma pubblicare libri ritenuti necessari, anche quando sono difficili e non riconducibili a una sola area culturale. Nel dibattito di queste ore sono stati citati, tra gli altri, "I due stendardi" di Lucien Rebatet, autore francese molto discusso e controverso, e "L’estetica della resistenza" di Peter Weiss, romanzo dedicato alla resistenza antifascista e all’intreccio tra arte, storia e impegno civile, annunciato nel percorso editoriale di Settecolori.
È dentro questa cornice che Grillo colloca la propria riserva. «Il compito di un’associazione - scrive - è garantire pari dignità e pari rappresentanza a tutti gli operatori che agiscono nel rispetto della legge, non distinguere tra essi sulla base di adesioni dichiarative a principi o valori ulteriori rispetto a quelli già imposti dall’ordinamento».
La domanda presentata senza la firma sulla clausola
La lettera si chiude con la conferma della scelta compiuta: Settecolori ha presentato la domanda di partecipazione alla fiera, omettendo esclusivamente la sottoscrizione della clausola contestata. Grillo chiede che la richiesta venga valutata sulla base dei requisiti oggettivi previsti dal regolamento e «nel rispetto dei principi di pluralismo culturale, libertà editoriale e libertà di espressione che costituiscono il fondamento stesso dell’attività editoriale».
La domanda di partecipazione resta dunque sul tavolo degli organizzatori, promettendo di aprire un altro fronte di polemica (o riflessione, nel migliore dei casi) per una vicenda che sta catalizzando l’attenzione della politica e del panorama culturale italiano.