Il murenarium di Sant'Irene a Briatico, il tesoro romano nascosto tra le acque della Costa degli Dei
Tra le scogliere di Briatico si conserva un'antica peschiera ancora ben visibile tra mare cristallino e fondali ideali per lo snorkeling. Un luogo dove storia e leggende di pirati e sirene si intrecciano. Mystica Calabria: «È uno dei siti archeologici sommersi più affascinanti della Calabria»
Il passato lascia sempre tracce. Vibo Valentia e la sua provincia, con i numerosi siti di interesse storico e archeologico, ne sono una delle testimonianze più significative. Non solo spiagge suggestive e tramonti da cartolina: lungo la Costa degli Dei la storia continua a vivere, spesso nascosta tra scogliere e insenature. Se alcune località sono ormai mete conosciute, altre restano piccoli tesori ancora poco valorizzati. Tra queste c'è lo Scoglio della Galea, conosciuto dai residenti anche come Praca, nella baia di Sant'Irene, nel territorio comunale di Briatico.
Il murenarium di Sant'Irene
Insieme all'associazione Mystica Calabria, guidata dalla presidente Ines Ferrante, da anni impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico, naturalistico e culturale della regione, abbiamo ricostruito parte della storia di questo luogo.
«La rocciosa costa di Briatico, precisamente la scogliera di Sant'Irene, con le sue acque limpidissime e dalle mille sfumature, custodisce un murenarium, un'antica peschiera di epoca romana di cui sono ancora oggi ben visibili la vasca principale e le piccole vasche secondarie, collegate tra loro da canali semisommersi», spiegano dall'associazione.
L'area marina si presta particolarmente alle escursioni con maschera e pinne ed è una delle mete preferite dagli appassionati di snorkeling. «Si tratta – prosegue Mystica Calabria – di uno dei siti archeologici sommersi più affascinanti della Calabria. È ciò che resta di complessi impianti di acquacoltura realizzati in calcestruzzo e pozzolana tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., costruiti lungo la costa come pars produttiva delle villae marittime».
Il fascino del sito è legato anche al suo straordinario stato di conservazione. L'architettura originaria, con vasche e canali, è ancora chiaramente riconoscibile e permette di comprendere il funzionamento di queste strutture, utilizzate dagli antichi Romani per mantenere vivi i pesci fino al momento del consumo.
«Grazie a un avanzato sistema di ricambio dell'acqua, che sfruttava le maree e appositi canali per garantire una costante ossigenazione, le peschiere romane consentivano l'allevamento di pesci, crostacei e specie pregiate come murene e gronghi, destinati alle tavole dei ricchi patrizi», aggiunge l'associazione.
Tra pirati e sirene
Accanto alla storia, non mancano le leggende. Lo Scoglio della Galea è infatti avvolto da racconti popolari dal fascino oscuro. Secondo una delle tradizioni locali, nelle vasche scavate nel tufo venivano rinchiusi i pirati catturati dopo le incursioni lungo la costa e condannati a una lenta morte.
La leggenda narra che, mentre i prigionieri annegavano, le sirene emergessero dal mare per impossessarsi dei loro corpi, alimentando un racconto che ancora oggi contribuisce a rendere questo luogo uno dei più suggestivi e misteriosi della Costa degli Dei.
Il caso di Briatico
Anche a Briatico, ai piedi della Torretta, sono presenti tracce di antiche vasche utilizzate per la lavorazione del pesce. La loro riscoperta risale all'inverno del 2020, quando una violenta ondata di maltempo riportò alla luce, nell'area antistante la torre, un tratto di un antico muro, presumibilmente di epoca romana o medievale, insieme a una vasca ritenuta testimonianza di un'antica tonnara. A segnalare il ritrovamento fu l'ex amministratore Pino Albanese.
L’impegno dell’associazione Mystica Calabria
Mystica Calabria, nata nel 2013 e con sede a Castrovillari, si occupa di ricerca storica, promozione e valorizzazione del patrimonio calabrese, operando in sinergia con numerose associazioni del territorio. Nel corso degli anni ha promosso iniziative anche fuori regione, in particolare in Campania e Basilicata. Tra i risultati più significativi figura la scoperta, insieme al gruppo Mystery Hunters di Cosenza, dell'"Ultima Cena calabrese", riportata alla luce nel refettorio in rovina dell'ex convento dei Cappuccini di Saracena.
Di particolare rilievo anche i due premi letterari organizzati dall'associazione, che ogni anno richiamano a Castrovillari scrittori, studiosi e intellettuali provenienti da tutta Italia. Il sodalizio concentra inoltre la propria attività sulla riscoperta e valorizzazione di «siti poco conosciuti o conosciuti male». Curiosità ha generato il murenarium di Sant'Irene, considerato un piccolo gioiello archeologico. «Sicuramente in passato ce ne saranno stati molti altri, destinati a diverse attività di allevamento e produzione. Quello del territorio briaticese colpisce in particolare per l'eccezionale stato di conservazione», spiegano in conclusione dall'associazione.