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12/02/2026 ore 06.15
Cronaca

Vivere sull’orlo del precipizio, a San Calogero la frana fa ancora spavento: «Ogni volta che piove temiamo di fare la fine di Niscemi»

VIDEO – Il nostro viaggio tra le strade e le case a ridosso del movimento franoso che non fa dormire sonni tranquilli ai residenti. Sotto accusa finisce anche la strada alternativa a quella crollata nel 2018. Il sindaco rivendica gli interventi fatti e si dice fiducioso di un finanziamento da parte della Regione. Per la messa in sicurezza servono 10 milioni di euro

di Stefano Mandarano

La pioggia che da giorni cade senza sosta riapre vecchie ferite ed accende nuove paure. A San Calogero, nell’entroterra vibonese, gli occhi di tutti sono puntati sul vasto movimento franoso che si è sviluppato a ridosso del centro abitato e che, a partire dai primi smottamenti del 2018, ha portato con sé terreni coltivati e fabbricati, tranciando di netto la principale strada provinciale di collegamento alla Statale 18. Le abitazioni e le attività commerciali in zona rossa sono state da tempo evacuate ma ad ogni scroscio di pioggia, per chi vive ai margini della cresta franosa, l’incubo riaffiora.

Come ci conferma un residente di via Luigi Pirandello, la strada che sorge a pochi metri dal fronte della frana e sulla quale si sono concentrati i primi interventi a monte, attraverso delle palificazioni che puntano a consolidare il costone. Inevitabilmente, il collegamento con le terrificanti immagini di Niscemi diventa automatico. «È un problema che va avanti da anni ma non ha ancora una soluzione. Cosa stiamo aspettando? Che si faccia la fine della Sicilia?» afferma Michele Barletta, ottantenne dal fare spigliato, evocando gli spettri del ciclone Harry. «È una situazione insopportabile e se non è in grado di risolverla chi dirige il paese, allora serve l’intervento di altri enti perché non possiamo vivere con la paura che, ogni volta che piove, andiamo a finire giù al fiume».

Sono i timori di chi, letteralmente, vive sull’orlo del precipizio: «Non si può stare tranquilli in questa situazione. Vediamo in televisione ciò che succede altrove, e ogni volta pensiamo possa capitare anche a noi che stiamo a 20 metri da una frana. È da quindici giorni che piove e la paura cresce giorno dopo giorno ma, in concreto, non riusciamo a vedere soluzioni definitive. Poi quando succederà qualche guaio, ci diranno che si poteva evitare…».

Sotto accusa finisce anche il collegamento alternativo alla strada crollata, realizzato in urgenza per sopperire al rischio isolamento del paese. Un tracciato che si è dovuto necessariamente adattare alla conformazione del terreno, con tutti i rischi e gli inconvenienti connessi. Come gli smottamenti che l’hanno interessato nel marzo dello scorso anno e la forte pendenza che ne ha causato l’interdizione ai mezzi pesanti.

«Inquadra, inquadra le crepe che si sono già formate» ci incalza Michele Maccarone, storico commerciante di mobili e oggi candidato a sindaco alle prossime elezioni. «Qui vanno presi provvedimenti prima di un nuovo crollo. Se crolla anche questa strada, da dove passeremo?» insiste. «Ho fatto già appello alla Provincia, lo rifaccio anche alla Regione Calabria, perché mandi qui la Protezione civile. San Calogero ha bisogno di soluzioni e non di tamponamenti!» esclama.

L’obiettivo, oltre che la messa in sicurezza del costone, è quello di ripristinare il vecchio tracciato provinciale. Per come conferma con estremo garbo il capo dell’Ufficio tecnico comunale, l’ingegnere Pasquale Lagadari. È lui a spiegarci che i primi interventi di messa in sicurezza, per un importo di 2,6 milioni di euro, sono stati avviati grazie a fondi statali e a risorse di bilancio comunale. Indagini idrogeologiche, palificazioni, opere di regimentazione delle acque e vasche di laminazione: tutti lavori che rientrano in un intervento più ampio, il progetto Fosso Scalone, che nel complesso richiederà circa 10 milioni di euro. E anche la Provincia di Vibo Valentia dovrebbe fare la sua parte, aggiungendo ulteriori risorse per la viabilità.

«Così come per la cittadinanza, c’è apprensione da parte di tutta l’Amministrazione comunale - ammette il sindaco Giuseppe Maruca, ricandidato nella prossima tornata -, anche alla luce degli ultimi eventi che si sono verificati dopo il passaggio del ciclone. Per ciò che di nostra competenza, ci siamo attivati tempestivamente e costantemente fino ad oggi. Prova ne sia che abbiamo avuto già dei finanziamenti per il collettamento delle acque a valle e per l’intervento a monte, dove sono state già erette delle palificate per mettere in sicurezza le abitazioni più prossime al fronte della frana. Qui siamo già al 70 per cento dei lavori e pochi giorni fa la Regione ha espletato la gara per il completamento della palificazione e dunque per la messa in sicurezza a monte. Mi auguro che, se il meteo lo consentirà, questi lavori possano completarsi nel giro di massimo 10 giorni così da poter riaprire via Luigi Pirandello e alleviare i grandi disagi della cittadinanza».

I tempi d’intervento, tuttavia, da quel 2018 - quando l’emergenza costrinse a chiudere attività commerciali e a sgombrare abitazioni -, ai più, appaiono biblici. In questo, la proverbiale burocrazia pubblica ci ha messo del suo, ma il sindaco adesso si dice «molto fiducioso» che la svolta possa presto arrivare, prendendo la forma di un corposo finanziamento regionale. «Siamo in attesa che la Regione valuti il progetto complessivo di Fosso Scalone - rivela -, e in questo sono stato confortato da esponenti politici regionali che mi hanno dato ampie rassicurazioni. Naturalmente noi continueremo a sollecitare, ma restiamo assolutamente fiduciosi sulla possibilità di ottenere l’aiuto che ci serve». E speriamo che arrivi, aggiungiamo noi, prima che sia troppo tardi.