Vibo riabbraccia Mamma Natuzza, standing ovation e pubblico in lacrime per “Fortunata di Dio” al teatro comunale: in sala tanti che l’hanno conosciuta
La rappresentazione sulla vita della mistica di Paravati ha suscitato emozioni forti. Le testimonianze diventano protagoniste della serata. Il produttore Pegna: «Le sue preghiere sono state fondamentali nella mia battaglia contro la leucemia»
Alla fine, tutti in piedi ad applaudire. Molti in lacrime. Fortunata di Dio, lo spettacolo teatrale di Ruggero Pegna sulla vita di Natuzza, suscita emozioni forti, soprattutto nel Vibonese dove la mistica di Paravati era personalmente conosciuta da tanti, gli stessi che ieri sera erano a teatro per assistere allo spettacolo. Un crogiolo di devozione ed esperienze dirette che ha prodotto un maremoto di emozioni.
Perché al Teatro Comunale di Vibo Valentia non è andato in scena soltanto il racconto della vita di Natuzza Evolo. Per molti spettatori è stato come ritrovare una persona cara, rivedere un volto familiare, riascoltare parole che hanno accompagnato intere esistenze. Una donna che per qualcuno è stata una guida spirituale, per altri un'amica, una confidente, una seconda madre. E che continua a occupare un posto speciale nel cuore di migliaia di calabresi.
I biglietti venduti per le rappresentazioni delle 17.30 e delle 21 raccontano soltanto in parte la partecipazione che ha accompagnato l'arrivo di Fortunata di Dio nella provincia in cui la mistica è nata e vissuta. A raccontare il resto sono le testimonianze raccolte tra il pubblico, prima che si alzasse il sipario. Storie personali che restituiscono la dimensione di una devozione profondamente radicata nel territorio.
«Per noi calabresi Natuzza è la nostra santa»
«Per me Natuzza è la santa di oggi. Non c'è bisogno che venga messa in risalto dal Vaticano. Per noi calabresi Natuzza è già la nostra santa». Non ha dubbi una delle spettatrici, che racconta di aver conosciuto personalmente la mistica quando ancora la sua fama non aveva raggiunto le dimensioni attuali. «Natuzza era una mia carissima amica. Ho avuto un sacco di esperienze con lei direttamente e anche nei sogni. L'ho testimoniato anche in diversi miei scritti», racconta, visibilmente emozionata.
È una convinzione personale, espressione di quella devozione popolare che circonda la figura della Serva di Dio, per la quale è in corso il cammino verso il riconoscimento della santità.
Un'altra donna custodisce un ricordo ancora più intimo: «È stata la mia madrina, mi ha cresimata. L'abbiamo conosciuta fin da piccoli, siamo cresciuti con lei praticamente». E alla domanda su cosa significhi assistere a una rappresentazione della sua vita risponde con una frase che racchiude il sentimento di tanti presenti: «L'abbiamo vissuta e quindi la vogliamo rivivere un'altra volta».
«Una donna speciale, meravigliosa, buona. Ci diceva le cose prima che noi parlassimo», aggiunge.
«Bastava una sua parola per darci tranquillità»
Arriva da Maierato un'altra testimonianza particolarmente toccante. È quella di una donna che ha frequentato Natuzza per oltre trentacinque anni e ne conserva il ricordo di una presenza costante nella propria vita. «L'ho incontrata per caso e per me è stata una mamma che mi ha affiancato veramente mano nella mano», racconta. Poi ripensa agli incontri insieme ai ragazzi con disabilità dei quali si occupava per lavoro. «Spesso andavamo a trovarla e lei, quando vedeva questi ragazzi, era come se vedesse Gesù. Li abbracciava, li baciava, li accarezzava. Era molto felice».
Non soltanto la mistica, dunque, ma una donna capace di trasmettere serenità attraverso i gesti più semplici. «Aveva uno spirito umoristico, scherzava. Era veramente una mamma per tutti noi giovani».
E prima dello spettacolo esprime un desiderio: «Spero che riescano a trasmettere l'amore, il sorriso e la tranquillità che ci dava Natuzza, con una sola parola. Bastava una sola parola».
«Con lei ho posato la prima pietra della chiesa»
C'è anche chi, sedendosi in platea, ha ripensato a un momento particolare della propria vita. Una spettatrice racconta di aver ricoperto per nove anni la carica di vicesindaco del proprio Comune e di aver partecipato insieme a Natuzza alla posa della prima pietra della chiesa di Paravati.
«Lei mi ha visto, è venuta a prendermi e abbiamo posato la prima pietra insieme. Cercavo anche il filmato perché volevo rivivere quel momento di emozione».
Riuscire ad assistere allo spettacolo non è stato semplice. «Abbiamo fatto i miracoli per trovare i biglietti», racconta sorridendo. Alla fine è riuscita a conquistare un posto in seconda fila, una sorpresa alla quale attribuisce un significato affettuoso: «Penso che sia stata Natuzza che ci voleva qua stasera».
Parole che raccontano quanto il rapporto con la mistica di Paravati, scomparsa il primo novembre 2009, continui a essere vissuto da molti come un legame mai interrotto.
Ruggero Pegna: «Le sue preghiere mi hanno dato coraggio contro la leucemia»
C'è poi l'emozione di Ruggero Pegna, ideatore e produttore dell'opera. Per lui l'appuntamento vibonese ha un valore particolare, anche sul piano professionale.
«È la prima volta in quarant'anni di attività che vengo in un teatro di Vibo. Avevo già realizzato altri eventi in questa città, ma venirci con Fortunata di Dio, la storia di Natuzza Evolo che appartiene proprio a questo territorio, è un'emozione speciale».
Pegna sottolinea la grande attesa che ha preceduto le rappresentazioni: «Aspettavano un po' tutti, non solo i devoti, ma anche cittadini che magari sono distanti dalla fede. Perché questo è uno spettacolo che racconta una storia meravigliosa. Ognuno poi la filtra in base alla propria sensibilità e al proprio modo di vedere la religione».
Ma il suo rapporto con Natuzza va ben oltre il progetto teatrale. Il produttore ha conosciuto personalmente la mistica e lega alle sue preghiere anche il ricordo della battaglia contro la leucemia.
«Le sue preghiere sono state fondamentali. La sua dose di coraggio, la terapia iniziale, le sue parole sono state un conforto. Il suo rosario l'ho tenuto con me durante la degenza per la leucemia che mi colpì».
Una vicenda che racconta senza dimenticare il contributo di chi lo ha curato e sostenuto: «Io dico sempre che è un miracolo d'amore, insieme a quello di tanti donatori e di tutti coloro che mi sono stati vicini».
E immagina che la stessa Natuzza possa idealmente assistere alla rappresentazione: «Mamma Natuzza, anche se fisicamente oggi non c'è più, è ancora con noi, magari ora in questo teatro. Sicuramente curiosa di vedere come la stiamo mettendo in scena».
Il teatro incontra la memoria di un intero territorio
Sul palco, Annalisa Insardà dà volto e voce alla mistica di Paravati, accompagnata da un cast di interpreti e dalle musiche originali di Francesco Perri. La regia è di Andrea Ortis. Lo spettacolo, già presentato al Rendano di Cosenza e al Politeama di Catanzaro, attraversa la vita di Natuzza intrecciando la dimensione umana, familiare e spirituale con la storia della Calabria del Novecento.
Ma a Vibo il racconto assume inevitabilmente un significato diverso. La distanza tra il palcoscenico e la vita reale si accorcia, perché in platea siedono persone che quella storia l'hanno attraversata davvero, che hanno frequentato la casa di Paravati, ricevuto un abbraccio, ascoltato una parola di conforto.
Persone che ricordano non soltanto le testimonianze sui fenomeni mistici attribuiti a Natuzza, ma soprattutto la sua semplicità e la capacità di accogliere chiunque bussasse alla sua porta.
Ed è forse proprio questo il tratto che emerge con maggiore forza dalle voci raccolte al Comunale: prima ancora della figura venerata da migliaia di fedeli, il ricordo di una donna che sapeva far sentire ciascuno ascoltato e amato. Una presenza che, a diciassette anni dalla morte, continua a vivere nei ricordi di chi l'ha conosciuta. E che ieri sera, tra applausi e lacrime, è tornata a emozionare la sua terra.