Sezioni
11/07/2026 ore 11.54
Cronaca

Vibo perde il 65% dell’acqua immessa in rete: nona in Italia per dispersione idrica mentre le tariffe aumentano e la crisi continua

Dei 512 litri immessi ogni giorno per abitante, 333 non arrivano ai rubinetti. Intanto il Comune ha recepito l’adeguamento Arrical con un incremento delle bollette di circa il 10%. La situazione nel resto della Calabria, solo Cosenza perde più acqua

di E.D.G.

Poca, sporca (spesso) e cara. Vibo Valentia è tra le città italiane che sprecano più acqua a causa delle perdite della rete. Nel capoluogo si disperde il 65% dell’acqua immessa nelle condotte, una quota che colloca la città al nono posto nella graduatoria nazionale dei 109 Comuni capoluogo e al secondo in Calabria, dietro soltanto a Cosenza. In termini concreti, dei 512 litri immessi ogni giorno nella rete per ciascun abitante, ben 333 non arrivano a destinazione.

Il dato emerge dal rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborato sulla base delle più recenti statistiche Istat disponibili, riferite al 2022. Numeri che assumono un significato ancora più pesante alla luce della crisi idrica che da mesi interessa il territorio comunale, tra guasti, sospensioni dell’erogazione, quartieri e frazioni con i rubinetti a secco e riparazioni che spesso sembrano soltanto anticipare una nuova rottura in un altro punto della rete.

Tariffe più alte mentre la rete continua a perdere

Una situazione destinata a suscitare ulteriori malumori dopo che il Comune ha recentemente adeguato le tariffe del servizio idrico alle determinazioni di Arrical. La Giunta ha preso atto del Piano economico e finanziario approvato dall’Autorità regionale, prevedendo per il 2026 un incremento del 9,95%, con applicazione retroattiva dal primo gennaio. Un aumento presentato dall’amministrazione come un obbligo regolatorio e finanziario, ma che arriva mentre i cittadini continuano a pagare le conseguenze di una rete vecchia, fragile e soggetta a continue rotture.

Il rapporto della Cgia consegna dunque un dato statistico riferito a una realtà che i vibonesi sperimentano quotidianamente: quasi due litri su tre immessi nelle tubature non vengono erogati agli utenti. Una dispersione che può comprendere una componente fisiologica, le perdite fisiche causate dal deterioramento e dalla rottura delle condotte, gli errori di misurazione e gli utilizzi non autorizzati. A Vibo, però, è soprattutto la vetustà della rete a essere finita ripetutamente al centro dell’emergenza, come riconosciuto anche dal Comune durante le ultime settimane di disagi. L’assessore comunale Francesco Colelli ha descritto una rete «a pezzi», sulla quale la riparazione di una falla non basta a scongiurare nuove interruzioni in altre zone.

Crisi idrica a Vibo, battaglia all’ultimo tubo ma ancora non è vinta: Colelli fa il punto dopo settimane di rotture e blocchi a ripetizione

Tutti i capoluoghi calabresi sopra la media

Il confronto con gli altri capoluoghi calabresi conferma la gravità del quadro. La situazione peggiore si registra a Cosenza, quinta in Italia, dove viene disperso il 66,5% dell’acqua: 501 litri al giorno per abitante sui 754 immessi in rete. Subito dopo c’è Vibo Valentia con il 65%. Reggio Calabria perde il 57,4%, pari a 335 litri sui 583 immessi; Crotone si attesta al 53,5%, con 179 litri dispersi su 335; Catanzaro registra il dato più contenuto della regione, ma comunque molto elevato, con il 42,9% e 244 litri persi ogni giorno sui 569 immessi.

Tutti e cinque i capoluoghi calabresi superano ampiamente la media dei Comuni capoluogo italiani, pari al 35,2%. Quattro città su cinque perdono più della metà dell’acqua immessa nelle condotte, mentre anche Catanzaro si colloca sopra il dato nazionale complessivo, pari al 42,4%. Cosenza e Vibo Valentia figurano entrambe tra le prime dieci città italiane con le reti maggiormente inefficienti.

Anche il dato regionale mostra una situazione particolarmente critica. In Calabria vengono immessi nelle reti comunali 527 litri d’acqua al giorno per abitante, ma 257 vengono dispersi, pari al 48,7%. La regione occupa l’ottavo posto nazionale per incidenza delle perdite ed è sopra la media italiana di oltre sei punti percentuali. Nel complesso, nel 2022 sono andati perduti in Calabria 199 milioni di metri cubi d’acqua, per un impatto economico stimato in 386 milioni di euro.

Peggio della Calabria fanno Basilicata, dove si disperde il 65,5% dell’acqua immessa, Abruzzo con il 62,5%, Molise con il 53,9%, Sardegna con il 52,8%, Sicilia con il 51,6%, Campania con il 49,9% e Umbria con il 49,7%. Le regioni con le reti più efficienti sono invece Emilia-Romagna, dove le perdite si fermano al 29,7%, Valle d’Aosta con il 29,8% e Lombardia con il 31,8%.

In Italia perdite per quasi 10 miliardi

A livello nazionale, ogni giorno vengono persi mediamente 157 litri d’acqua per abitante. La dispersione complessiva raggiunge il 42,4% della risorsa immessa nelle reti e nel solo 2022 ha comportato la perdita di 3,876 miliardi di metri cubi, con un costo economico stimato in 9,846 miliardi di euro. Una cifra che può essere letta sia come mancato introito per i gestori sia come maggiore costo sostenuto dagli utenti, che in presenza di reti più efficienti potrebbero beneficiare di tariffe più contenute.

Tra i capoluoghi, la maglia nera spetta a Potenza, dove si perde il 71% dell’acqua immessa. All’estremo opposto ci sono Como con il 9,2%, Pavia con il 9,4%, Monza con l’11%, Lecce con il 12% e Pordenone con il 12,1%.

Il problema pesa ancora di più in una fase caratterizzata da temperature elevate, siccità ricorrenti e crescente difficoltà nel garantire l’approvvigionamento. L’Italia, secondo il rapporto, è il Paese con il prelievo idrico più alto dell’Unione europea: nel 2023 sono stati utilizzati 36,5 miliardi di metri cubi d’acqua, il 49% in agricoltura, il 23% per gli usi civili, il 18% nell’industria e il restante 10% per la produzione di energia elettrica.

Le conseguenze per famiglie e imprese

Le dispersioni non colpiscono soltanto le famiglie. A subire le conseguenze dei razionamenti e delle interruzioni sono anche attività ricettive, ristoranti, laboratori alimentari, lavanderie, autolavaggi, imprese di pulizia, parrucchieri e piccole aziende manifatturiere. In una realtà come quella vibonese, dove il turismo rappresenta una componente decisiva dell’economia, la continuità dell’erogazione diventa anche una questione di competitività e affidabilità del territorio.

La Cgia sollecita un piano infrastrutturale capace di affiancare alla sostituzione delle condotte la realizzazione di invasi, vasche di laminazione, trincee drenanti e grandi opere di adduzione, oltre a un maggiore recupero dell’acqua piovana, che in Italia si ferma oggi a circa il 10%.

Il nodo degli investimenti a Vibo

A Vibo Valentia la questione assume però anche un carattere sociale e politico. Ai cittadini viene chiesto di sostenere un aumento delle bollette di quasi il 10% mentre il 65% dell’acqua immessa nella rete risulta disperso e intere zone continuano a convivere con guasti e interruzioni. L’adeguamento tariffario può rispondere agli obblighi stabiliti dal sistema regolatorio, ma il dato della Cgia rende ancora più urgente chiarire quali investimenti saranno realmente destinati al rifacimento della rete e in quali tempi potranno produrre risultati.