Vibo Marina, via Vespucci non è più una “spiaggia”: dopo tre mesi dalle mareggiate ripulita la strada dalla sabbia
L’intervento è stato avviato dall’Autorità portuale nell’area del lungomare interessata dagli accumuli lasciati dai cicloni “Harry” e “Ulrike”. Rimosso il materiale contaminato dalla permanenza sulla carreggiata. Sarà smaltito come rifiuto speciale
A pochi giorni dalla delibera dell’AdSP per l’affidamento diretto dei lavori per la rimozione della sabbia accumulatasi sul lungomare Vespucci di Vibo Marina, sono state avviate le relative attività a cura della società Muraca srl di Lamezia Terme, che attualmente gestisce il servizio di raccolta rifiuti per conto del Comune di Vibo. Il materiale accumulatosi in seguito ai cicloni “Harry” (19-21 gennaio) e “Ulrike” (11-12 febbraio), caratterizzati da violente mareggiate, aveva provocato non pochi disagi alla viabilità e al transito pedonale in un’area molto frequentata anche nei mesi invernali.
L’Autorità di Sistema Portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio, con sede a Gioia Tauro, nella cui competenza ricade l’area portuale, aveva quindi ritenuto urgente procedere al ripristino delle condizioni di sicurezza e alla normale funzionalità dell’importante zona demaniale marittima. L’intervento era stato ripetutamente sollecitato da residenti e operatori commerciali della zona interessata, ma è stato attivato a distanza di circa due mesi dagli eventi meteomarini. Niente, in confronto ai sei mesi di ritardo registratisi nel 2020 in un’analoga situazione. In quella circostanza fu il Comune di Vibo Valentia a doversi sobbarcare l’onere dell’intervento.
In conseguenza della contaminazione e commistione con rifiuti di altra natura, a causa della prolungata permanenza sul suolo stradale, il materiale rimosso è stato classificato, dopo caratterizzazione, come rifiuto e quindi trasportato agli impianti di smaltimento, secondo normativa. Forse, se si fosse intervenuti con maggiore tempestività, la sabbia avrebbe potuto essere riposizionata sull’arenile come operazione di “ripascimento” al fine di contrastare la progressione dell’erosione costiera.