Vibo Marina, l’ambasciatore Usa se ne va: la sua visita non ha cambiato nulla ma ha gettato un sasso nello stagno
Il mega yacht Boardwalk da mezzo miliardo di euro di Tilman Ferititta è salpato facendo rotta verso la Sicilia e lasciandosi dietro una scia di polemiche, interrogativi e speranze sul futuro della cittadina costiera
Nel primo pomeriggio del 30 giugno, il megayacht dell’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta ha disormeggiato facendo rotta verso Palermo, accompagnato, come un’ombra, dalla motovedetta V912 della Guardia di Finanza.
Si lascia alle spalle una scia di polemiche, culminate con le feroci critiche mosse dai partiti di estrema sinistra. Resta però un dato di fatto: per due giorni il porto ha conosciuto il fermento dei grandi scali e Vibo Marina ha vissuto un’atmosfera che non aveva mai conosciuto prima, uscendo dalla sua sonnecchiosa quotidianità per finire sotto i riflettori dell’attenzione generale.
Ora che le luci si sono spente e la cittadina è tornata al torpore di sempre, è lecito riflettere sulle parole pronunciate dall’ambasciatore: «Questo è un posto bellissimo, sul quale si dovrebbe investire puntando sul turismo e sul settore manifatturiero», lasciando intravedere anche la futura possibilità di un investimento personale nel comparto ricettivo.
Forse si tratta di frasi di circostanza, pronunciate per compiacere il territorio che lo ospitava. In ogni caso, dovrebbero suonare come un campanello d’allarme per la politica locale, regionale e nazionale, perché dietro quelle parole si nascondono verità difficili da contestare.
L’ambasciatore Usa a Vibo Marina tra porto e Baker Hughes: «Bellissimo, qui grandi opportunità». E poi: «Quasi quasi apro un hotel»Vibo Marina e il suo porto sono stati colpevolmente lasciati in una condizione di abbandono e di scarsa attenzione, rinunciando a qualsiasi intervento capace di migliorarne le prospettive di sviluppo, quasi che una regia occulta avesse lavorato per impedirne la crescita, disperdendo ciò che la natura aveva generosamente regalato.
Ora qualcuno – che non è un qualcuno qualsiasi, ma un diplomatico di alto rango e un imprenditore di rilievo internazionale – ne esalta le potenzialità, contribuendo ad aprire gli occhi a chi, finora, non ha voluto vedere l’elefante nella stanza.
Adesso il re è nudo e nessuno può più ignorare la realtà. Qualcuno dirà che è troppo tardi, che ormai il territorio è compromesso in maniera irreversibile. Ma nella vita il “troppo tardi”, come concetto filosofico, non esiste. Esiste il “tardi”, nel senso che si fa in ritardo ciò che si sarebbe potuto fare prima. Dire “troppo tardi”, invece, equivale ad arrendersi. E se si crede davvero in qualcosa, qualsiasi obiettivo può ancora essere raggiunto.
Bye bye, Mr. Ambassador. Forse, come sostengono in molti, non hai portato nulla. Ma hai certamente gettato un sasso nello stagno.