Vibo Marina, blocco degli agricoltori ad oltranza: passano solo 10 autocisterne al giorno. E il carburante comincia a mancare: code ai distributori
Il presidio resterà attivo giorno e notte. Raggiunto un accordo tra Questura e manifestanti per evitare la paralisi totale. In città primi distributori a secco e file in quelli ancora aperti. Autobotti dirottate verso Taranto. Anche le navi cisterna restano alla fonda perché non possono scaricare se i serbatoi degli impianti restano pieni
Protesta ad oltranza, giorno e notte. A Vibo cominciano a vedersi gli effetti del blocco delle autocisterne imposto dagli agricoltori davanti ai depositi petroliferi di Vibo Marina. Code si stanno formando nelle stazioni di servizio che ancora dispongono di carburante, mentre in alcuni distributori è già terminato e sono comparsi i primi cartelli che annunciano lo stop alle erogazioni di gasolio o benzina, altre stazioni di servizio, invece, risultano completamente chiuse. Una situazione che potrebbe aggravarsi se la protesta dovesse continuare con la stessa intensità.
Ed è proprio questa la principale novità della giornata: i manifestanti hanno deciso di non smantellare il presidio, contrariamente a quanto sembrava profilarsi inizialmente, ipotizzando di trasferirsi all’aeroporto di Lamezia Terme. Il punto nevralgico della protesta resta dunque Vibo Marina, dove si trovano i depositi Eni e Meridionale Petroli dai quali parte più della metà dei carburanti destinati alla rete distributiva calabrese. Già ieri il blocco aveva impedito l'ingresso e l'uscita di numerose autobotti, con gli organizzatori che avevano annunciato l'intenzione di estendere successivamente la mobilitazione anche ad altri snodi strategici.
L'accordo: dieci autocisterne al giorno potranno partire
La protesta, tuttavia, non si tradurrà in una chiusura totale delle forniture. Tra i manifestanti e la Questura è stata raggiunta un'intesa per consentire il passaggio di almeno dieci autocisterne al giorno, in modo da garantire una quantità minima di carburante alla rete e contenere le conseguenze più pesanti per cittadini e attività.
Questa mattina quattro autobotti hanno già effettuato il carico e lasciato gli impianti, mentre altre sei sono in procinto di farlo. Una volta raggiunto il numero concordato, il blocco dovrebbe tornare pienamente operativo. Al momento, davanti agli impianti di Vibo Marina restano incolonnate almeno altre dieci autocisterne, in attesa di capire quando potranno entrare per caricare o lasciare la zona.
Una mediazione che consente dunque di attenuare gli effetti della protesta senza però depotenziare il presidio. Gli agricoltori puntano a dare massimo risalto alla loro protesta incidendo su uno dei punti strategici della distribuzione regionale dei carburanti con l’obiettivo di mantenere alta la pressione sulle istituzioni. Il blocco era iniziato ieri davanti agli accessi ai depositi, con i trattori schierati lungo Viale delle Industrie e numerosi mezzi pesanti impossibilitati a proseguire. Alla base della mobilitazione ci sono i costi di produzione nel settore agricolo sempre più alti e i prezzi di vendita che spesso non riescono a garantire neppure la copertura delle spese sostenute.
Le autobotti deviate verso Taranto e le navi ferme
Gli effetti della protesta cominciano intanto a propagarsi oltre Vibo Marina. Una ventina di autobotti avrebbero fatto rotta verso Taranto per effettuare lì il carico, proprio nel tentativo di aggirare il blocco calabrese. Anche questa alternativa, tuttavia, potrebbe complicarsi: il Movimento Territorio e Agricoltura ha avviato contatti con gruppi e movimenti analoghi in Puglia e in altre regioni e anche a Taranto potrebbero essere organizzate iniziative per fermare i mezzi.
La paralisi delle autobotti produce inoltre un effetto a catena sugli stessi depositi costieri. Una nave si trova attualmente alla fonda davanti al porto di Vibo Marina e un'altra è in arrivo, ma lo scarico del prodotto è condizionato dalla capacità disponibile nei serbatoi. Se il carburante già presente nei depositi non viene prelevato dalle autocisterne e immesso nella rete distributiva, i serbatoi non si svuotano e diventa impossibile ricevere nuove forniture via mare.
Un meccanismo che rende particolarmente delicata la situazione di Vibo Marina: il presidio non interessa soltanto il passaggio dei camion, ma finisce per rallentare progressivamente l'intera catena logistica che dal porto conduce il carburante fino alle pompe.
A Vibo code ai distributori e primi impianti senza carburante
Le conseguenze più immediate sono già visibili a pochi chilometri di distanza. A Vibo città sono state segnalate lunghe code davanti ai distributori che continuano a erogare gasolio, tra cui gli impianti Dmt, Eni e Ip. Le scorte disponibili stanno diminuendo rapidamente, anche per l'aumento degli automobilisti che stanno cercando di fare rifornimento prima di un eventuale esaurimento.
In altre stazioni di servizio il carburante sarebbe invece già terminato, tanto da costringere i gestori a sospendere le erogazioni ed esporre i relativi cartelli.
Il compromesso sulle dieci autocisterne giornaliere dovrebbe evitare nell'immediato un'interruzione completa delle forniture, ma resta da capire quanto potrà compensare il forte rallentamento determinato dal presidio. Tanto più che gli agricoltori, almeno per il momento, non sembrano intenzionati ad arretrare.