Vibo Marina, al Pennello si ascolta la pioggia col cuore in gola: «Basta un temporale a mandarci sott’acqua, se arriva Harry siamo spacciati»
VIDEO | Il quartiere sulla costa è suo malgrado un simbolo dell’abusivismo in Calabria tra condoni e passaggi di proprietà. E mentre la politica in campagna elettorale puntualmente promette la luna, i residenti combattono con tombini ostruiti, erosione costiera e la paura del mare che ruggisce sotto le case
Non serve la furia del ciclone Harry, che nei giorni scorsi ha devastato il litorale jonico, per mettere in ginocchio il quartiere Pennello. A Vibo Marina, in questa lingua di terra a ridosso del mare, è sufficiente un temporale di media intensità per trasformare le strade in canali e i cortili in piscine di acqua piovana e reflui.
Il quartiere, nato negli anni '70 in modo spontaneo e abusivo, è oggi un groviglio di contraddizioni amministrative. Tra passaggi dal demanio al Comune e pratiche di condono avviate da circa 300 famiglie residenti, il Pennello resta una ferita aperta che si riapre a ogni ondata di maltempo.
«Dormiamo con l'orecchio teso alla pioggia»
La frustrazione tra chi vive qui tutto l'anno è palpabile. Un anziano del posto indica i tombini: «Ogni volta che piove forte, l’acqua ce l’abbiamo dentro. Il tombino c’è, ma non tira». Poco distante, Giuseppe Stanganello rincara la dose: «Viviamo malissimo. Si vede il mare che sale, le case che cadono e nessuno prende provvedimenti. Si vedono solo quando è ora di elezioni per chiedere voti, poi spariscono».
Moania Ceniti, giovane madre, racconta l'ansia delle notti di allerta meteo: «Dormiamo male, controlliamo continuamente se il livello dell'acqua defluisce. Per uscire di casa e salire in macchina servono gli stivali. Chiediamo al sindaco Romeo di intervenire con lavori risolutivi».
Suo fratello Francesco esprime tutta la sua amarezza: «È inammissibile che nel 2026 si parli ancora di queste cose. Ogni temporale questa zona si trasforma in una piscina a cielo aperto. Dobbiamo scendere in strada a spostare auto e motorini perché i tombini scoppiano. Dicono che il Pennello è abusivo, ma io pago i tributi, pago l'acqua, ho acquisito il terreno dal Comune con bonifici tracciati. Mi vergogno di essere amministrato così».
Il giovane, che a breve dovrebbe sposarsi, confessa il suo dilemma: «Il dubbio era se restare o andare via. Ho una casa di famiglia, i sacrifici dei miei genitori, non voglio buttarli in malora».
«Che fine ha fatto il progetto Maione?»
Oltre alla manutenzione ordinaria che scarseggia, il problema è strutturale. Giuseppe Franzè altro residente della zona, punta il dito sulla rete idrica: «Il problema è noto all'ufficio tecnico: bisogna separare le linee delle acque bianche da quelle nere. C'era il "progetto Maione", ma non si sa che fine abbia fatto. Intanto, su Viale Capannina ci sono lavori sul lungomare che vanno avanti a rilento».
Sullo sfondo resta lo spettro dell'erosione costiera. Sebbene il Pennello non sia l'unica zona colpita, la fragilità delle sue abitazioni rende tutto più precario. «Speriamo solo nel buon Dio e che il ciclone non arrivi qui», conclude Giuseppe, «perché se Herry colpisce il Tirreno, della costa di Vibo Marina non resterà nulla».