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11/05/2026 ore 06.15
Cronaca

Vibo, in meno di un anno Villa Gagliardi è già soffocata dall’incuria: lo storico giardino è una giungla

A luglio scorso il taglio del nastro dopo un intervento di riqualificazione durato 3 anni e costato quasi un milione di euro. Oggi il parco cittadino appare invaso dalla vegetazione incolta

di Enrico De Girolamo

Forse a Vibo la locuzione “polmone verde” va reinterpretata. Perché è vero che Villa Gagliardi è verde. Ma sicuramente è troppo “verde”. E di certo non è un “polmone”, visto che la crescita incontrollata di erba ed erbacce soffoca qualunque velleità di andarci. Lo spettacolo che si presenta è immortalato in queste foto arrivate in redazione: letteralmente una giungla. Che come ogni giungla avrà di certo i suoi predatori in agguato, e poco conta che siano piccoli quanto una lenticchia, come le zecche, che nell’erba alta prosperano e soprattutto nel periodo primaverile rappresentano un pericolo reale per uomini e animali.

È passato meno di un anno da quando, nel luglio scorso, dopo tre-anni-tre di lavori, Villa Gagliardi riapriva al pubblico. Le frasi di circostanza non si contavano più: «restituita alla città», «luogo storico meraviglioso», «identità ritrovata», insomma tutto l’armamentario retorico che accompagna il taglio dei nastri, a prescindere da chi impugni le forbici, che sia di destra o di sinistra. Perché questa non è una questione politica. Non c’è garanzia di efficienza votando uno o l’altro. Contano solo i fatti. E i fatti dicono che Villa Gagliardi è uno schifo, nonostante sotto quell’erba si celi davvero un pezzo dell’identità vibonese.

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Perché da queste parti il passato si misura in millenni. Studi e ritrovamenti hanno accertato che in epoca greca la collina dove sorge Villa Gagliardi era un’area sacra. Nel Medioevo mantenne un carattere rurale e agricolo, ma a metà del ‘600 cominciò la trasformazione, quando quell’appezzamento fu donato dalla famiglia Pignatelli ai Cappuccini, che vi edificarono una chiesa e un convento, arricchendo l’area con orti, frutteti e boschi. La creazione del giardino così come lo conosciamo oggi si deve all’influenza del gusto romantico e francese di Caterina Gagliardi, nell’Ottocento. Allora furono realizzati percorsi sinuosi, terrazze pensili, grotte e vasche, con l’introduzione di alberi provenienti da un vivaio di Lione, che si integrarono armoniosamente con la vegetazione mediterranea esistente. Al posto di tutto questo, oggi, c’è una foresta di erba alta che sembra uscita da un film sulla guerra in Vietnam. Incuria, altro che “biodiversità”.

Eppure la riqualificazione è costata 900mila euro ed è durata 3 anni. L’elenco delle cose fatte lasciava sperare per il meglio: messa in sicurezza degli alberi secolari, ripristino dei viali e delle gradinate, recupero di elementi architettonici di pregio come le fontane, la cascata e il loggiato. E poi spazi nuovi, pensati per favorire una fruizione più ampia e inclusiva, come l’area giochi per bambini, collocata tra gli alberi monumentali, con panchine e arredi urbani coerenti con l’ambiente. E chi ce lo porta un bambino in quell’insidioso mare verde? Oggi per avventurarsi a Villa Gagliardi ci vuole un machete. E magari anche un collare antizecche. Anzi due, se hai un cane.