Vibo, il mercato ortofrutticolo “provvisorio” resiste tra freddo e attese: «Qui da un anno e mezzo. Quando torneremo al coperto?»
In inverno aumentano i disagi degli agricoltori che vendono i loro prodotti nel parcheggio della scuola Garibaldi-Don Bosco dove sono stato trasferiti in attesa che vengano completati i lavori di ristrutturazione del mercato delle Clarisse: «Così è davvero dura». L’assessore Monteleone: «Cercheremo di completare in fretta almeno una parte dell’edificio»
Cappotti pesanti, guanti, sciarpe e cappucci tirati su fin sopra le orecchie. È così che, in questi giorni di temperature gelide, i contadini del mercato ortofrutticolo di Vibo Valentia continuano a lavorare nel parcheggio della scuola Garibaldi–Don Bosco, sede provvisoria che li ospita ormai da quasi due anni. Un trasferimento nato come temporaneo, in attesa del completamento dei lavori di messa in sicurezza del mercato delle Clarisse, ma che col passare dei mesi si è trasformato in una lunga permanenza forzata. L’intervento doveva finire nel settembre scorso, ma poi la necessità di una variante e diversi intoppi hanno rallentato tutto.
«Qui fa freddo», racconta uno degli esercenti mentre sistema la merce sul banco. «Siamo arrivati alle sette, come sempre, che piova o tiri vento. È dura, ma dobbiamo lavorare». La maggior parte dei venditori arriva tra le sette e le otto del mattino e resta fino all’una, affrontando le intemperie riparati da piccole tettoie. Una condizione che pesa soprattutto sugli operatori più anziani: «Noi più in là con gli anni il freddo lo sentiamo di più, basta guardare come siamo coperti. E oggi almeno c’è il sole».
Il sole, appunto. Dopo giorni di maltempo, una breve tregua ha illuminato le bancarelle e dato un po’ di respiro anche agli affari. «Oggi si lavora bene, perché il tempo tiene», spiegano in molti. Quando il tempo è inclemente, invece, il mercato si svuota: «Se piove non viene un’anima. La gente va dove è riparata, al centro commerciale». E così, tra una giornata buona e una persa, si cerca di andare avanti puntando sulla qualità dei prodotti a chilometro zero: «Conviene comprare qui, la roba è fresca ed è nostra: arance, mandarini, verdura dei nostri campi». La nostalgia per la sede storica delle Clarisse è condivisa da tutti. «Là era tutta un’altra cosa – spiegano – c’erano i banchi già pronti, non dovevamo montare e smontare ogni mattina». E soprattutto c’era un tetto sulla testa.
Sui lavori, però, regna l’incertezza. «Non sappiamo quando torneremo», è la risposta più frequente. Qualcuno parla di progressi visibili: «Sì, stanno lavorando, si vede che i lavori vanno avanti». Ma sulle tempistiche nessuna certezza. «Avevano detto sei mesi, poi due anni, forse tre… non si capisce niente», sbotta un operatore.
Dal canto suo, l’assessore ai Lavori pubblici, Salvatore Monteleone, sentito da Il Vibonese, conferma che i lavori stanno procedendo regolarmente. Per venire incontro alle esigenze dei contadini, ha chiesto alla ditta esecutrice di completare uno dei tre blocchi di fabbrica in costruzione, in modo da consentire la consegna parziale dell’immobile e permettere ai venditori di tornare a operare nella struttura coperta. Sulla tempistica complessiva non si è espresso, ma ha ribadito che le operazioni di adeguamento sismico, finanziate con un importo complessivo di 1.119.000 € di fondi Pnrr, continuano.
Quindi, per ora, ai coltivatori che ogni giorno vengo a Vibo a vendere i propri prodotti non resta che stringere i denti. Un sacrificio che fa leva anche sulla passione di chi questo lavoro lo fa da una vita. «Io ho iniziato da piccola, quando facevo la terza elementare - racconta una venditrice -. È una passione, ma così si fa fatica». C’è chi dice di sentirsi «un po’ dimenticato», chi spera solo di poter tornare presto «in un posto più riparato». Intanto, tra freddo, vento e attese, il mercato ortofrutticolo di Vibo Valentia continua a essere un presidio di tradizione e prodotti locali. E quando il sole fa capolino, anche solo per qualche ora, le bancarelle tornano a riempirsi, ricordando alla città il valore di un mercato che, nonostante tutto, non ha mai smesso di esserci.