Vibo, Gianpiero Menniti portavoce dimissionario del sindaco risulta indagato dalla Procura: «Fatti che riguardano la mia sfera familiare»
Le dimissioni sono state accettate immediatamente dal primo cittadino Enzo Romeo. L’ex capo di Gabinetto dice di avere piena fiducia nella magistratura e si proclama estraneo alle contestazioni. La notizia chiarisce il retroscena delle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane
Gianpiero Menniti è indagato in un procedimento penale pendente davanti alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. È questo l’elemento nuovo che consente di mettere a fuoco la vicenda che ha portato alle sue dimissioni dall’incarico di portavoce e capo di gabinetto del sindaco Enzo Romeo, dopo settimane di indiscrezioni circolate dentro e fuori Palazzo Luigi Razza.
Le dimissioni, secondo quanto emerge adesso, risalgono al 10 agosto e sono state accettate con effetto immediato dal primo cittadino. Nella lettera indirizzata al sindaco, Menniti spiega di avere assunto la decisione dopo essere venuto a conoscenza, proprio quella stessa giornata, di essere coinvolto in un procedimento penale «per fatti che riguardano la mia persona e la sfera familiare».
Una scelta che l’ormai ex componente dello staff del sindaco motiva «in ossequio ai principi deontologici e di buon governo», oltre che per ragioni di opportunità e per rispetto dell’amministrazione comunale. Nella missiva Menniti chiarisce inoltre di voler evitare che vicende di carattere strettamente personale possano essere utilizzate per coinvolgere o colpire politicamente l’amministrazione guidata da Romeo.
L’ex capo di gabinetto ribadisce poi la propria fiducia nell’operato degli inquirenti e della magistratura e manifesta l’intenzione di chiarire la propria posizione, sostenendo la propria estraneità alle contestazioni che gli vengono mosse in sede penale. Al momento non emergono ulteriori dettagli sulla natura dei fatti oggetto dell’inchiesta.
Il sindaco ha formalmente accettato le dimissioni ed espresso a Menniti «personale ringraziamento» per «la sensibilità dimostrata nonché per l’impegno fin qui profuso nell’interesse dell’amministrazione».
Le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane
Il nuovo elemento giudiziario dà dunque una cornice più precisa a una vicenda che aveva cominciato a prendere corpo già alla fine di giugno. Voci sussurrate nei corridoi del Comune, indiscrezioni raccolte con estrema cautela proprio per la delicatezza della materia, fino alla decisione di Menniti di lasciare l’incarico.
Nei giorni scorsi era emerso che alla base del passo indietro ci fosse una vicenda appartenente alla sua sfera privata e potenzialmente destinata ad avere risvolti penali. La notizia dell’iscrizione di Menniti nel registro degli indagati delinea con più nitidezza un quadro che era già emerso nelle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane.
La nomina contestata del 2025
Le dimissioni arrivano poco più di un anno dopo una nomina che aveva già provocato forti polemiche politiche. Menniti aveva assunto l’incarico nel marzo 2025, al termine di una procedura finita rapidamente nel mirino delle opposizioni e dell’opinione pubblica. Al centro delle critiche c’era soprattutto un avviso pubblico i cui requisiti erano apparsi particolarmente aderenti al suo profilo professionale: tre lauree - una in Comunicazione e due in Beni culturali -, oltre dieci anni di esperienza come dirigente d’azienda e l’iscrizione all’Albo dei giornalisti in qualità di pubblicista. Fu proprio IlVibonese.it a sollevare per la prima volta la questione, portando all’attenzione dell’opinione pubblica la vicenda alla fine di settembre 2024 e denunciando la tempistica singolare del bando.
La procedura venne investita dalle contestazioni e alla fine lasciò spazio a una nomina diretta da parte del sindaco, disposto a forzare la mano pur di non retrocedere davanti alle critiche. Una scelta sulla quale non erano mancate tensioni anche all’interno della maggioranza, con la presa di distanza del Pd, principale forza della coalizione che sostiene Romeo. Menniti entrò comunque nello staff del primo cittadino e da allora ha ricoperto un ruolo di primo piano al fianco del sindaco, fino alla rinuncia formalizzata il 10 agosto.
Il post sui social
A rendere ancora più complesso il quadro è anche un lungo intervento pubblicato due giorni fa dallo stesso Menniti sui social. Un testo dal linguaggio in alcuni passaggi criptico, nel quale racconta aspetti del proprio passato: «Molti anni fa venni incuriosito dalle pratiche provenienti dal mondo del "bdsm", lo attraversai conducendo interviste mediante i social, intercettando figure appartenenti alle due sfere, nel mio caso delle "padrone" e dei loro "slave"». Un messaggio sul quale è inutile indugiare, salvo citare la chiosa finale del post: «Scriveva Simone Weil: “L'errore contiene quasi sempre una parte di verità [...]" Il processo non decreterà solo una verità processuale, ma misurerà quanto della dignità umana possa sopravvivere al passaggio devastante di un'ossessione dominatrice”. Parole che ora, alla luce dell’inchiesta in corso, assumono un significato ancora più sinistro e diverso da quello che probabilmente auspicava l’autore del post.