Usura a Tropea da parte del clan La Rosa: la Cassazione conferma il sequestro di denaro, oro e orologi
Respinto il ricorso di Graziella Certo indagata insieme al figlio Alessandro La Rosa per aver praticato su dei prestiti interessi sino al 131% ricevendo in meno di tre anni oltre 75mila euro
Resta confermato il sequestro preventivo di urgenza del denaro e dei monili preziosi (orologi) nella disponibilità di Graziella Certo, 53 anni, di Tropea, indagata per il reato di usura. In particolare, in concorso morale e materiale con il figlio Alessandro La Rosa, si sarebbe fatta consegnare da A.G. un corrispettivo di mille euro su un primo prestito di diecimila euro, mentre per un secondo prestito di dodicimila euro si sarebbe fatta promettere il pagamento di mensile complessivo di euro 2.200,00 comprensivo di interessi. In tal modo, secondo la Dda di Catanzaro, a fronte dell'effettivo prestito di ventiduemila euro, gli indagati avrebbero ricevuto complessivamente, nell'arco di due anni e sette mesi, la somma di circa 75.400,00 euro, per un tasso di interesse usuraio pari al 131%. È altresì provvisoriamente contestata anche l'aggravante dell'aver commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall'appartenenza all'omonima organizzazione criminale di tipo 'ndranghetista egemone sul territorio di Tropea (clan La Rosa), nonché di avere agito per agevolare l'attività dell'associazione. Il sequestro del denaro e dei monili era stato disposto dalla Dda di Catanzaro il 26 giugno dello scorso anno ed era stato confermato dal Tribunale del Riesame con ordinanza del 16 luglio 2025. Avverso tale sequestro preventivo si è quindi registrato il ricorso in Cassazione di Graziella Certo, ma la Suprema Corte l’ha respinto dichiarandolo inammissibile. La seconda sezione penale della Cassazione ha infatti ribadito che “in tema di riesame di misure cautelari reali, unico termine che rileva è quello perentorio, di dieci giorni, entro cui deve intervenire la decisione a pena di inefficacia della misura, il quale decorre, nel caso di trasmissione frazionata degli atti, dal momento in cui il Tribunale ritenga completa l'acquisizione degli atti mancanti”.
Il denaro e gli orologi sequestrati
Per la Suprema Corte, dall’ordinanza impugnata emerge che, in sede di perquisizione domiciliare, all’interno dell’abitazione dell’indagata Graziella Certo, sita a Tropea in Via degli Orti, sono stati rinvenuti nella sua disponibilità, banconote di vario taglio, per un totale di 13.100,00 euro, oltre che monili in oro di vario genere, un orologio Paul e Picot e due orologi Rolex, per un valore complessivo di circa 90.000,00 euro; presso l’abitazione sita in via Libertà numero 102, sono state invece rinvenute e sequestrate banconote di vario taglio, per un totale di 2.750,00 euro. Il Tribunale del Riesame ha argomentato che, quanto alla somma di denaro, il sequestro era stato legittimamente eseguito in quanto si trattava del profitto del reato di usura e che, per quanto concerne i monili in oro e gli orologi, il sequestro era stato anche questo correttamente operato attesa la sproporzione tra redditi dichiarati e spese sostenute per il loro acquisto. Da ricordare che Alessandro La Rosa si trova attualmente sotto processo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia nell’ambito di altro procedimento penale nato dalla maxioperazione Maestrale-Olimpo. Alessandro La Rosa è il figlio di Francesco La Rosa, alias “U Bimbu”, quest’ultimo ritenuto uno dei vertici dell’omonimo clan di Tropea.