Un luogo speciale per ragazzi speciali: a Jonadi l’associazione “Il Dono” è una famiglia dove amore e inclusione costruiscono il futuro
A raccontare il percorso del sodalizio è la presidente Marenza Farfaglia, che ripercorre con emozione l’ultima esperienza vissuta dai ragazzi: lo spettacolo “Biancaneve e i sette nani” e parla di un progetto lavorativo
Una sede immersa nel verde, le pareti colorate dai disegni realizzati dai ragazzi e un’atmosfera che sa di casa, di impegno quotidiano e di sogni concreti. È qui, a Jonadi, che ha sede l’associazione “Il Dono”, una realtà giovane ma già profondamente radicata nel territorio, che ogni giorno accoglie persone con disabilità per attività didattiche, ludiche e formative.
A raccontare il percorso dell’associazione è la presidente Marenza Farfaglia, che ripercorre con emozione l’ultima esperienza vissuta dai ragazzi: lo spettacolo natalizio andato in scena nella chiesa Gesù Salvatore di Vena di Jonadi, accolto con grande partecipazione di pubblico.
«La parrocchia Gesù Salvatore ci ha aperto le porte – spiega Farfaglia – ed è un luogo per noi molto importante, perché lì abbiamo iniziato le nostre attività». Protagonisti assoluti dello spettacolo sono stati i ragazzi dell’associazione, che hanno portato in scena una rivisitazione ironica e coinvolgente di “Biancaneve e i sette nani”, accompagnata da momenti di danza e canto.
«Sono stati eccezionali – racconta la presidente – hanno recitato, ballato e cantato. Ogni parte dello spettacolo è stata seguita da professionisti: un insegnante di canto, uno di teatro con una scuola attiva a Vibo Valentia e insegnanti di ballo. È il frutto di un lavoro che svolgiamo durante tutto l’anno».
Le attività dell’associazione “Il Dono” si tengono quotidianamente presso il centro diurno, dalle 8.30 alle 16.30, e da poco anche il sabato mattina. «I ragazzi partecipano con amore e attenzione – sottolinea Farfaglia – e i risultati si vedono». Attualmente il centro accoglie 27 persone, tutte maggiorenni, con età comprese tra i 26 e i 56 anni.
«Sono un gruppo meraviglioso – dice la presidente – si aiutano, si sostengono, sono una vera famiglia. Per molti di loro, la famiglia è proprio qui». E in questo clima di condivisione nascono anche legami affettivi: «Qui sono nati diversi amori, bellissimi e innocenti, che fanno tanta tenerezza. Si sostengono a vicenda ed è qualcosa di davvero speciale».
L’associazione esiste da circa un anno e mezzo, ma ha già raggiunto traguardi importanti. E lo sguardo è rivolto al futuro. «Il nostro obiettivo – spiega Farfaglia – non è creare un centro dove i ragazzi restano chiusi a fare attività ripetitive, ma offrire loro un’opportunità di lavoro».
Un sogno che potrebbe presto diventare realtà: un’azienda con sede legale a Milano ha donato all’associazione un forno a legna e l’intera struttura necessaria, con l’idea di avviare un panificio nel 2026, dove possano lavorare direttamente i ragazzi. «Sono entusiasti – conclude – e noi lo siamo ancora di più».
All’interno della struttura operano 15 collaboratori e 15 dipendenti, affiancati da volontari e dalle stesse associate. Un ruolo fondamentale è svolto anche da don Roberto, sempre vicino all’associazione fin dall’inizio.
«Siamo partiti insieme a lui e continuiamo a camminare al suo fianco», conclude la presidente Marenza Farfaglia. Una realtà che, giorno dopo giorno, dimostra come inclusione, dignità e futuro possano davvero andare di pari passo.