Un dramma, due famiglie, nessuna soluzione: a Santa Domenica di Ricadi rinviato lo sfratto della casa assegnata a Chiara e a sua figlia disabile
La donna chiede da tempo un alloggio che non la costringa a farsi ogni volta tre piani con la bambina di 10 anni in braccio. Ma l’immobile assegnato è occupato dal 2022 da un altro nucleo familiare con tre figli piccoli. Oggi doveva essere sgomberato. Momenti di tensione quando si è presentato l’ufficiale giudiziario. Tutto rimandato ad ottobre
Questa mattina l'ufficiale giudiziario ha bussato alla porta dell'alloggio occupato dalla famiglia di Jessica, l'abitazione individuata come soluzione per Chiara e la figlia Giulia, la bambina di 11 anni con disabilità che da mesi vive in un appartamento al terzo piano senza ascensore, costringendo la madre a trasportarla ogni giorno in braccio lungo le scale.
All'accesso erano presenti anche gli assistenti sociali, la polizia, i carabinieri, i rappresentanti dell'Aterp e i legali della famiglia. Al termine dell'incontro è stato disposto un rinvio dello sfratto al prossimo 3 ottobre, su proposta dei servizi sociali.
Nei giorni scorsi gli assistenti sociali avevano avanzato una soluzione alternativa per Jessica e i suoi tre figli: il trasferimento in una casa famiglia a Paola. Una proposta che prevedeva però l'ingresso della donna e dei bambini, ma non del marito Jonatan. La famiglia ha respinto l'ipotesi.
«Siamo una famiglia normalissima, vivo con mio marito da diciotto anni. Abbiamo problemi economici e di salute che non ci permettono di sostenere le spese di una casa. Ma vogliamo metterci in regola, vogliamo pagare l'affitto di una casa popolare. Per questo ci siamo autodenunciati agli organi competenti», afferma Jessica.
La donna ricorda di aver presentato domanda di assegnazione di un alloggio popolare nel 2022. «Sono quattro anni che cerco di regolarizzare la mia posizione. L'11 settembre abbiamo l'udienza sulla richiesta di sospensiva e sarà il giudice a decidere se concederla oppure no».
Ricadi, tre piani con la figlia disabile in braccio ma la famiglia che occupa la casa destinata a Chiara dice NoJessica racconta anche come si siano svolte le operazioni di questa mattina. «C'erano polizia, carabinieri, rappresentanti dell'Aterp e i nostri avvocati. I miei figli non si sono accorti di nulla perché erano dentro casa. Abbiamo consegnato tutta la documentazione davanti all'uscio dell'abitazione. Mi è stato detto che non ci sono alloggi disponibili né a Zungri, dove ho la residenza, né a Ricadi».
La vicenda è la prosecuzione di una storia che Il Vibonese segue da mesi. A portarla all'attenzione dell'opinione pubblica è stato il racconto di Chiara, madre di Giulia, che aveva denunciato le enormi difficoltà quotidiane nel vivere in un appartamento al terzo piano privo di ascensore. Ogni giorno è costretta a prendere in braccio la figlia undicenne per salire e scendere le scale, una situazione diventata sempre più difficile con la crescita della bambina.
Dopo il suo appello, le istituzioni hanno individuato nell'alloggio Aterp occupato da Jessica e Jonatan la soluzione più idonea per consentire a Giulia di vivere in una casa accessibile. Da quel momento si sono susseguiti confronti tra Comune, Aterp, servizi sociali e autorità giudiziaria, mentre la famiglia che occupa l'immobile ha continuato a chiedere la regolarizzazione della propria posizione, sostenendo di non avere alternative abitative.
Il rinvio disposto oggi lascia quindi invariata la situazione almeno fino al prossimo 3 ottobre. Fino ad allora Jessica e Jonatan resteranno nell'alloggio in attesa degli sviluppi giudiziari. Chiara, invece, continuerà a fare ciò che racconta da mesi: prendere in braccio Giulia ogni giorno per affrontare i tre piani di scale che separano la bambina dall'esterno.