Tropea, la Fiera dell’Annunziata non si farà per “colpa” del referendum sulla riforma della giustizia
La commissione prefettizia che guida il Comune ha emanato un’ordinanza che prevede la «sospensione» dell’evento in programma il 23 marzo perché concomitante con la tornata referendaria. Cresce il malumore tra residenti e commercianti che vedono sfumare l’importante appuntamento che attira ogni anno migliaia di visitatori
La Fiera dell’Annunziata non si farà. Con l’ordinanza numero 9 del 25 febbraio 2026, la Commissione straordinaria che guida il Comune di Tropea ne ha disposto la «sospensione», motivando la decisione con la concomitanza del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia fissato per il 22 e 23 marzo.
Nel provvedimento si ricorda che «il 23 marzo di ogni anno si svolge in questo Comune la “Fiera dell’Annunziata”, tradizionale evento di rilevante interesse per la città di Tropea, non di meno per il più ampio comprensorio territoriale». Un passaggio che fotografa il peso storico e sociale della manifestazione, appuntamento che da generazioni segna l’arrivo della primavera e richiama in città visitatori da tutto il Vibonese e non solo.
La Commissione sottolinea però che si tratta di «evento pubblico che, in relazione alla previsione di un rilevante flusso di visitatori, comporta modifiche alla viabilità esistente, con inevitabili disagi per i residenti e per la fluidità della circolazione stradale, con conseguente pregiudizio per la pubblica incolumità». Quest’anno, evidenzia ancora l’ordinanza, «in coincidenza con il giorno previsto per lo svolgimento della fiera, si terranno le consultazioni referendarie fissate per il 22 e 23 marzo» e «lo svolgimento della fiera in concomitanza con le consultazioni elettorali accrescerebbe le problematiche connesse alla sicurezza urbana per le difficoltà relative alla gestione dei flussi di persone ed all’assetto viario».
Non solo ordine pubblico. Nel testo si richiama anche il rispetto del silenzio elettorale: «In vista delle consultazioni referendarie vigono regole severe in ordine al silenzio elettorale che mal si concilierebbero con un rilevante assembramento di persone in occasione della fiera». Da qui la conclusione: «Sussistono prevalenti interessi pubblici da tutelare che giustificano la sospensione della tradizionale fiera prevista per il 23 marzo».
Sul piano amministrativo la scelta è motivata dall’esigenza di garantire sicurezza e regolarità del voto. Sul piano sociale, però, l’effetto è dirompente. La Fiera dell’Annunziata non è soltanto un mercato, è un rito collettivo. Nelle aree vicine alla chiesa dell’Annunziata, tra bancarelle di prodotti agricoli, abbigliamento, artigianato e specialità enogastronomiche, intere famiglie si ritrovano ogni anno. È una giornata che intreccia fede e tradizione commerciale, con un indotto che coinvolge operatori locali e ambulanti provenienti da diversi centri della provincia di Vibo Valentia.
Un momento identitario, atteso e programmato con largo anticipo da espositori e cittadini. Ecco perché la sospensione sta generando grande malumore tra commercianti e residenti, molti dei quali sottolineano come la coincidenza con il referendum fosse nota da tempo e auspicavano soluzioni organizzative alternative.
In particolare, tra chi vive di commercio ambulante c’è preoccupazione per una giornata di incassi che salta, in un periodo non ancora pienamente turistico. Tra i tropeani prevale l’amarezza per un appuntamento che, almeno per quest’anno, non scandirà il calendario cittadino. Resta ora da capire se l’amministrazione straordinaria valuterà un eventuale recupero in altra data o se la Fiera dell’Annunziata tornerà direttamente nel 2027, lasciando il 23 marzo 2026 senza uno dei suoi simboli più riconoscibili.