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18/03/2026 ore 06.15
Cronaca

Tre piani sulle spalle, la battaglia quotidiana di Chiara per sua figlia Giulia: «Non ho più le forze per vivere così»

VIDEO | A Santa Domenica di Ricadi una madre di 32 anni affronta ogni giorno scale e fatica per portare a scuola la figlia disabile. Il Comune le ha assegnato una casa popolare al terzo piano senza ascensore, in un’altra frazione lontano dalle abitudini e dal mondo della piccola. L’appello al sindaco e al prefetto

di Cristina Iannuzzi

Salire e scendere le scale con una bambina sulle spalle. Farlo più volte al giorno. Non per scelta, ma perché non esiste alternativa. È la quotidianità di Chiara Calamita, 32 anni, di Santa Domenica di Ricadi, nel Vibonese, madre di Giulia, una bambina di dieci anni che non può camminare né parlare e che dipende completamente da lei.

Tre piani di scale che, racconta la madre, «sembrano cinque». Un percorso ripetuto ogni giorno, tra la scuola, i rientri a casa e le necessità quotidiane. Una fatica che cresce insieme a Giulia.

La bambina è nata con una sofferenza al parto. Con il passare del tempo la situazione si è aggravata e oggi Giulia vive con una grave disabilità motoria. A questo si sono aggiunti anche spasmi notturni e crisi epilettiche che hanno cambiato completamente la vita della famiglia. Per questo Chiara non vive più nella sua casa, ma da sua madre. Ha bisogno di qualcuno vicino durante la notte, nel caso in cui le crisi della figlia si ripresentino. E c’è anche Nicolò, il fratellino di sei anni. «Giulia ha compiuto dieci anni il 6 febbraio – racconta la madre – ed è una bambina che cresce. È alta un metro e quaranta e pesa 35 chili. Io la porto sulle spalle tutti i giorni. Lo faccio da mamma, ma devo anche guardare la realtà: diventa sempre più difficile».

La giornata è scandita da orari rigidi. Giulia frequenta la quinta elementare a Santa Domenica di Ricadi. Dopo anni di lavoro con insegnanti e terapisti è riuscita a costruire relazioni e un equilibrio nella sua classe. Per questo Chiara non vuole stravolgere quella routine.

«Dopo cinque anni è riuscita a integrarsi bene – spiega –. Non posso farle cambiare scuola e non posso cambiare la sua quotidianità». Proprio per migliorare le condizioni di vita della figlia aveva presentato richiesta per una casa popolare. Il diritto le è stato riconosciuto e dal Comune è arrivata l’assegnazione. Ma l’appartamento si trova a San Nicolò di Ricadi, al terzo piano e per giunta senza ascensore. Una soluzione che, per Chiara, non può funzionare. «Quando il sindaco mi ha detto che la casa era al terzo piano mi è venuto da sorridere – racconta – perché avevo protocollato una domanda con tutte le esigenze di Giulia. Bastava venire a vedere la situazione».

La madre ha segnalato più volte il problema all’amministrazione comunale: «Chiedo soltanto che qualcuno venga a verificare davvero questa realtà – afferma –. Non spetta a me dire come risolverla, ma chi ha responsabilità deve farsene carico insieme agli assistenti sociali».

La richiesta è semplice: un’abitazione al piano terra a Santa Domenica di Ricadi, il paese dove Giulia va a scuola e dove ha costruito il suo piccolo mondo fatto di compagni, maestre e terapie.

Nel frattempo la vita continua tra quelle scale. Alle undici e mezza Chiara va a prendere la figlia a scuola per riportarla a casa per il pranzo. Poi la riaccompagna in classe nel primo pomeriggio. Ogni spostamento significa caricarla sulle spalle. «Giulia vuole vivere la sua normalità – dice – e io voglio che sia così». La stanchezza però si fa sentire. «La forza la trovo da mamma. Forse è Giulia che me la dà. Ma devo ammettere che non ce la faccio più». Il suo è anche un appello alle istituzioni. Non solo al sindaco, ma anche al prefetto di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo. «Chiedo che venga accertata questa situazione e che si prendano provvedimenti».

Accanto a lei c’è la madre, Ida, la nonna di Giulia. Osserva ogni giorno quella salita e quella discesa lungo le scale di casa. «Non ce la facciamo più a vedere mia figlia fare tutta questa fatica – dice –. Giulia è un dono di Dio. Chi può intervenire si metta una mano sulla coscienza e lo faccia presto».

Chiara non ha intenzione di fermarsi. «Quando ho accettato la realtà di Giulia – racconta – le ho fatto una promessa: non avrei guardato in faccia nessuno. Avrei lottato per i suoi diritti. E lo sto facendo anche se mi costa fatica».