Sulla Sp 47 verso Serra, il racconto di un cittadino: «Strade chiuse ma nessuna indicazione certa, il senso di abbandono è palpabile»
Un lettore vibonese racconta il percorso fatto per tornare nei luoghi dell’infanzia: assenza di avvisi espliciti, blocchi in cemento rimossi e totale disorientamento
Un viaggio verso le Serre vibonesi trasformato in una disavventura: prima l’assenza di indicazioni, poi i blocchi di cemento sulla carreggiata, infine una catena a sbarrare il passaggio dopo diversi chilometri già percorsi. A raccontarlo, in una lettera aperta, è Antonino Cavallari, cittadino vibonese che percorre spesso quelle strade e che affida alla propria esperienza diretta una riflessione più ampia sull’isolamento di Serra San Bruno e dell’area montana.
«Di ritorno da Lamezia Terme, nella domenica assolata del primo solstizio d’estate - racconta Cavallari -, decidevo di raggiungere le amate Serre vibonesi, in cui ho casa, percorrendo la strada della mia infanzia». Il riferimento è alla Sp 47, l’arteria che dal bivio dell’Angitola attraversa gli incroci per Monterosso, Capistrano e San Nicola da Crissa, per poi condurre verso Serra San Bruno. Un percorso legato ai ricordi familiari, ma oggi segnato da criticità che il lettore considera l’ennesima prova dell’abbandono viario del territorio.
La Sp 47 e la catena sulla carreggiata
Cavallari spiega di ricordare che quel tratto fosse stato indicato tempo fa come chiuso al traffico per lavori. Tuttavia, lungo il percorso non avrebbe trovato «alcun segnale di segnaletica orizzontale né verticale a comunicare interruzioni o percorsi alternativi», mentre anche il navigatore continuava a indicare la strada come percorribile.
Dopo gli incroci di Monterosso e Capistrano, la prima avvisaglia: «Due o tre blocchi di cemento piantati sul manto stradale facevano intendere che qualcosa in effetti era ancora in atto». Blocchi che però, secondo il racconto, non impedivano realmente il passaggio dei mezzi. Il cittadino riferisce di essersi fermato insieme all’autista di un pullman privato con a bordo turisti provenienti dalla Sila catanzarese e diretti anch’essi a Serra San Bruno. Dopo un momento di esitazione, entrambi hanno deciso di proseguire.
La situazione è peggiorata dopo alcuni chilometri: «Il manto stradale iniziava a presentarsi sempre meno carrabile, fino a quando un filo di catena appeso lungo la carreggiata sanciva l’ennesima beffa stradale della nostra sventurata provincia». A quel punto non è rimasto che tornare indietro: «Dietrofront, e via di nuovo per 20 chilometri verso l’autostrada A2 in cerca di soluzioni alternative».
La denuncia sull’isolamento delle Serre
Da qui la denuncia si allarga al destino delle Serre vibonesi. «Inutile girarci troppo: le Serre vibonesi sono state sempre dimenticate dai politici locali di qualsivoglia partito», scrive Cavallari, che lamenta anche una scarsa attenzione mediatica e istituzionale verso la catena montuosa vibonese, spesso esclusa da narrazioni e investimenti che invece riguardano altre aree interne della Calabria.
Il lettore riconosce il valore di Serra San Bruno, definita «un posto meraviglioso» per biodiversità, clima e gastronomia, capace ancora oggi di attrarre studiosi e visitatori nonostante i disagi. Ma proprio questa ricchezza, secondo Cavallari, rende più evidente il divario tra ciò che il territorio potrebbe esprimere e le infrastrutture oggi disponibili.
Nella lettera viene richiamato anche il confronto con altri comprensori calabresi, dove sono arrivati finanziamenti e interventi strategici. Per le Serre vibonesi, osserva il cittadino, «nel corso di 50 anni più che una trasversale che la unisce al solo mar Jonio non si è riuscito a fare». Anche le inaugurazioni di brevi tratti stradali, come quello del Colle Scornari sulla statale 182, vengono giudicate insufficienti rispetto alle esigenze reali dell’area.
La conclusione è amara: «Serra San Bruno è e rimane isolata». Un isolamento che Cavallari lega non solo alle difficoltà materiali di accesso, ma anche a una condizione storica di trascuratezza e abbandono. «Forse proprio questo aspetto - scrive - la rende ancora più bella e impossibile», richiamando infine la figura di Bruno di Colonia, che nell’anno 1100 si innamorò di quella montagna anche per il suo distacco dal resto del mondo.
Sp 53 Vazzano-Vallelonga, Anas ha concluso i lavori: si attende l’ordinanza della Provincia per la riapertura della strada