Strage di gatti a Spilinga, l’associazione Gaia Animali va in Procura: «Reato che non può essere sottovalutato»
Il sodalizio animalista ha presentato una denuncia per fare piena luce sulla morte dei felini: «Ricordiamo che la legge è severa. Il responsabile non rimanga impunito»
La vicenda della strage di gatti a Spilinga, emersa a fine aprile e finita anche sotto i riflettori nazionali, continua a scuotere il Vibonese: animali trovati senza vita tra i vicoli del centro, un caso che ha suscitato indignazione e richieste di verità.
Sulla scia delle segnalazioni e delle reazioni suscitate nei giorni scorsi, arriva un atto formale: l’associazione Gaia Animali & Ambiente OdV ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia per fare piena luce sulla morte di alcuni gatti avvenuta a Spilinga.
Gli animali, accuditi da una residente in via Primo Maggio, erano stati ritrovati a fine aprile «senza vita e in condizioni terribili», episodi che avevano già provocato forte indignazione nella comunità locale e tra le associazioni animaliste.
La denuncia, redatta dall’avvocato Eleonora Carchedi, punta a individuare eventuali responsabilità penali. «Chiediamo di indagare – dichiara il presidente nazionale Edgar Meyer –. Paiono ravvisarsi profili di responsabilità penale. Ho firmato denuncia-querela nei confronti di chiunque venga ritenuto responsabile per il reato di uccisione di animali ex art. 544 bis C.P. e per ogni altra contestazione, chiedendone la punizione ai sensi di legge per tutti i reati».
Nel comunicato viene ribadito come l’avvelenamento di animali costituisca un reato previsto e punito dal Codice penale, con la richiesta esplicita che si arrivi all’individuazione dei responsabili.
Sulla stessa linea l’avvocato Carchedi, che sottolinea la gravità dell’accaduto anche sul piano sociale: «Ricordiamo che la legge è severa e spero si possa fare luce su quanto accaduto, affinché il responsabile non rimanga impunito. Si tratta di un crimine che non può essere sottovalutato, in quanto episodi di questo genere rappresentano un segnale di pericolosità sociale».
E concludendo aggiunge: «Chi fa del male a chi non può difendersi ferisce tutti noi. E una comunità che si volta dall’altra parte smette, poco alla volta, di essere una comunità».