Stefanaconi, un arresto in seguito a una condanna definitiva per mafia e usura: ancora 6 mesi da scontare in carcere
I carabinieri di Sant’Onofrio hanno eseguito l’ordine di carcerazione nei confronti di un 52enne per reati commessi tra il 2010 e il 2012. La pena principale di 12 anni di reclusione è stata in gran parte già scontata in seguito ai provvedimenti di custodia cautelare
Non si tratta di una nuova contestazione, ma dell’esecuzione di una condanna ormai definitiva. I carabinieri della Stazione di Sant’Onofrio hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di Nazzareno Patania, 52 anni, residente a Stefanaconi, in contrada Motta Vecchia. Il provvedimento è stato firmato dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura generale e riguarda l’espiazione della pena residua collegata a una sentenza divenuta irrevocabile.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato tradotto nella Casa circondariale di Vibo Valentia, dove dovrà scontare i sei mesi di reclusione che gli restano.
La condanna divenuta definitiva
L’ordine di carcerazione richiama la sentenza emessa il primo aprile 2025 dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, in riforma di una precedente decisione del Tribunale ordinario di Vibo Valentia. Il giudizio è diventato definitivo il 21 aprile 2026, dopo il rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione.
Nel provvedimento si legge che Patania è stato riconosciuto colpevole per reati di associazione di tipo mafioso e, per altro capo, di usura in concorso aggravata dal metodo mafioso. I fatti vengono collocati nel territorio di Stefanaconi: per l’associazione mafiosa in epoca anteriore e prossima all’ottobre 2012, mentre per l’usura dal maggio 2010 alla fine di ottobre 2011.
La pena e i conteggi sulla detenzione già sofferta
La pena principale è di 12 anni di reclusione, con pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale durante la pena e la misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni. L’ordinanza di carcerazione ricostruisce i periodi di custodia cautelare già sofferti e quelli riconoscibili ai fini dell’esecuzione.
Perché è stato disposto il trasferimento in carcere
L’atto della Procura generale precisa inoltre che, nei confronti del condannato, non poteva essere disposta la sospensione dell’esecuzione della pena, richiamando sia la natura dei reati per cui è intervenuta la condanna sia la circostanza che Patania risultava già sottoposto agli arresti domiciliari per un altro fatto non definitivo. Per quest’ultimo procedimento resta naturalmente ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile.