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23/01/2026 ore 17.28
Cronaca

Spaccio di droga a Tropea, condanna definitiva per Francesco La Rosa

Inammissibile il ricorso dell’esponente dell’omonimo clan che si trova da tempo ristretto in regime di carcere duro

di Giuseppe Baglivo

Due anni e 5.200 euro di multa. Questa la condanna definitiva nei confronti di Francesco La Rosa, 55 anni, alias “U Bimbu”, di Tropea, ritenuto responsabile del reato di spaccio di stupefacenti. La Cassazione ha respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile, avverso la sentenza del 28 aprile dello scorso anno emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, a sua volta confermativa del verdetto del gup Tribunale di Vibo Valentia del 10 novembre 2022 al termine di un processo con rito abbreviato che è valso uno sconto di pena di un terzo per l’imputato. Per la Cassazione, il luogo di rinvenimento dello stupefacente è compatibile con il lancio in movimento dello stesso da parte di Francesco La Rosa all’atto del controllo delle forze dell’ordine, così come si ritiene raggiunta la prova in ordine alla destinazione per lo spaccio ed alla suddivisione in dosi singole della stessa sostanza, modalità incompatibili con il consumo personale di droga. I giudici di merito hanno poi sottolineato che al momento del controllo, Francesco La Rosa si è dato alla fuga e nel fuggire ha lanciato lo stupefacente lontano. Tale dato, unitamente al quantitativo sequestrato e alla suddivisione in due distinti involucri, è stato non irragionevolmente ritenuto dalla Corte d’Appello come indicativo della destinazione allo spaccio dello stupefacente sequestrato (marijuana) dal quale era possibile ricavare più di mille dosi. La Cassazione ha anche condannato Francesco La Rosa al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende versando in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso.

Il profilo di Francesco La Rosa

Francesco La Rosa, detto “U Bimbu”, è stato condannato per associazione mafiosa in via definitiva al termine dell’operazione Peter Pan scattata nel dicembre 2012 ad opera della Squadra Mobile di Vibo Valentia. Per tale inchiesta ha già da tempo scontato la pena. Il 20 marzo dello scorso anno è stato condannato a 20 anni di reclusione (associazione mafiosa ed estorsioni) al termine del troncone con rito abbreviato del maxiprocesso nato dall’operazione antimafia denominata Olimpo. Nell’aprile scorso è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Call Me” condotta dalla Guardia di finanza e che mira a far luce sull’uso in carcere di telefonini da parte di alcuni componenti della famiglia La Rosa. Francesco La Rosa – unitamente al fratello Tonino (alias “Ciondolino”) – si trova in regime di 41 bis (carcere duro), disposto dal Ministero della Giustizia, dal luglio del 2023.