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21/03/2026 ore 06.15
Cronaca

Sette comuni vibonesi senza pediatra, il sindaco di Dasà diffida (ancora) l’Asp: «Tre giorni e vado in Procura»

Dopo la nota del 13 marzo rimasta senza risposta, il Comune mette in mora l’Azienda sanitaria e annuncia accesso agli atti e una denuncia per interruzione di pubblico servizio. I genitori: «Visite private e corse al Pronto soccorso anche quando forse non servirebbe»

di Stefano Mandarano

Il Comune di Dasà torna a sollecitare risposte sulla continuità dell’assistenza pediatrica nell’entroterra vibonese. Dopo la prima diffida inviata il 13 marzo, rimasta senza riscontro, il sindaco Raffaele Scaturchio ha firmato una nuova «diffida finale e messa in mora» nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, denunciando il protrarsi di una situazione che continua a lasciare senza copertura centinaia di bambini.

La vicenda affonda le radici nelle settimane precedenti, quando l’amministrazione comunale aveva già segnalato la criticità legata all’assenza della pediatra titolare e alle dimissioni del sostituto, con effetto dal 15 marzo. In quella prima iniziativa, il Comune chiedeva chiarimenti urgenti e tempi certi per il ripristino del servizio. Ma, come evidenziato nella nuova diffida, «nessun riscontro scritto è pervenuto a questa Amministrazione», né risulta comunicato alcun provvedimento idoneo a chiarire se il servizio sia stato coperto».

La nuova diffida e la messa in mora

Nel nuovo atto, Scaturchio ribadisce la gravità della situazione e mette formalmente in mora l’Asp, chiedendo risposte entro tre giorni su una serie di punti: dall’eventuale presa d’atto delle dimissioni del pediatra alla nomina di un sostituto, fino alle misure temporanee adottate per garantire l’assistenza.

Il sindaco sottolinea come «il protrarsi dell’incertezza e della scopertura del servizio di pediatria di libera scelta» in un’area interna già fortemente penalizzata sia circostanza «non più tollerabile», avvertendo che, in assenza di riscontri immediati, il Comune procederà con accesso agli atti e iniziative in sede amministrativa e giudiziaria.

«Dal 15 marzo sette comuni senza pediatra»

A rendere ancora più evidente la portata del problema sono le parole dello stesso Scaturchio, che conferma come la scopertura sia ormai effettiva: «Dal 15 marzo i sette comuni che fanno parte del distretto di Serra San Bruno (Dinami, Acquaro, Dasà, Arena, Gerocarne, Mongiana e Fabrizia, ndr) per quanto riguarda la parte pediatrica sono senza medico».

Il sindaco punta il dito contro l’Azienda sanitaria: «L’Asp invece di risolvere un problema per la carenza di un dottore crea problemi pure ai medici che sostituiscono chi è assente», aggiungendo che «questa cosa non è più accettabile» anche perché «stiamo parlando di bambini in età pediatrica quindi da un mese di vita ai 16 anni».

Da qui la decisione di procedere con una nuova Pec e di alzare il livello dello scontro istituzionale: «Ho scritto un’ulteriore diffida ai vertici della sanità vibonese e anche al presidente Roberto Occhiuto, invitandoli a darmi risposte immediate perché non possono più fare orecchie da mercante».

«Pronto ad andare in Procura»

Il primo cittadino chiarisce di non voler alimentare tensioni tra enti, ma allo stesso tempo annuncia iniziative concrete: «Tra Enti non si deve arrivare allo scontro, questo è scontato, ma io dal 16 agosto scrivo per varie criticità e non ho ricevuto nemmeno una telefonata. Questa situazione non la tollero più e se entro tre giorni non mi daranno risposte per iscritto andrò alla Procura della Repubblica», prospettando anche una possibile denuncia per interruzione di pubblico servizio.

Le famiglie: «I nostri bambini senza assistenza»

A raccontare gli effetti concreti della carenza di pediatri sono soprattutto i genitori, che parlano di una quotidianità fatta di disagi e spostamenti continui. «La si vive con disagio perché viene violato un diritto alla sanità per i nostri bambini», spiegano, evidenziando come spesso siano costretti «a caricare i nostri figli in macchina e portarli al primo pediatra a pagamento per chilometri, magari con la febbre».

Una situazione che, secondo i cittadini, dura ormai da tempo: «È più di un anno che siamo in questa situazione e non più sostenibile». Tanto più che spesso c’è il rischio di «ricorrere impropriamente ai Pronto soccorso» pur di trovare una soluzione medica per i nostri figli».

La protesta coinvolge l’intero territorio del distretto, «più di 500 bambini rimasti senza assistenza». «È inaccettabile – proseguono alcune mamme - che l’Asp non agisca per mettere nelle condizioni al pediatra di rimanere».

«Così non si può vivere nei piccoli centri»

Il disagio riguarda anche la vita quotidiana nei piccoli centri montani, come racconta un’altra residente: «Siamo piccoli paesini di montagna e quindi c’è grande disagio, con la necessità di spostarsi anche per una semplice febbre o, nei casi più urgenti, di recarsi direttamente in ospedale». Una protesta che mette a nudo anche i motivi dell’inarrestabile spopolamento dei centri calabresi più piccoli, dove la mancanza di servizi sanitari di base si intreccia con le difficoltà infrastrutturali.