Serra, toccante via crucis civile in difesa dell’ospedale e nel ricordo di Andrea: la marcia silenziosa di centinaia di cittadini
La manifestazione del Comitato San Bruno si è trasformata in un toccante momento di partecipazione collettiva dopo la morte della 23enne investita a Vibo. Un’intera comunità ha partecipato senza slogan seguendo la croce di legno che da tempo caratterizza le mobilitazioni a favore del nosocomio promosse da Rocco La Rizza
Centinaia di persone in cammino in silenzio. Serra San Bruno si è stretta attorno al suo ospedale, ma anche attorno al dolore per la morte di Andrea Minasi, la giovane di 23 anni investita sulle strisce pedonali a Vibo Valentia e deceduta dopo nove giorni di agonia.
La manifestazione organizzata dal Comitato civico San Bruno, da anni impegnato nella difesa del presidio sanitario montano, si è svolta ieri sera, giovedì 6 agosto, e ha registrato una partecipazione massiccia e particolarmente intensa. Centinaia di cittadini hanno attraversato senza slogan le vie del principale centro montano del Vibonese, marciando dal centro cittadino fino all’ospedale San Bruno.
La marcia silenziosa verso l’ospedale San Bruno
In testa al corteo c’erano il sindaco Alfredo Barillari, il parroco e il presidente del Comitato Rocco La Rizza, tenace animatore delle iniziative promosse negli anni per impedire il progressivo impoverimento della struttura ospedaliera. La Rizza ha percorso ancora una volta le strade del paese portando sulle spalle una grande croce di legno, divenuta ormai il simbolo delle mobilitazioni in difesa del diritto alla salute nelle Serre.
Un’immagine forte, capace di riassumere il senso di una serata vissuta come una sorta di via crucis civile. Una comunità intera ha camminato portando simbolicamente il peso delle carenze sanitarie e della paura di ritrovarsi senza un presidio pienamente in grado di rispondere alle emergenze.
La marcia era stata convocata per chiedere il rilancio dell’ospedale e il potenziamento della rete dell’emergenza-urgenza nel comprensorio. Il San Bruno è classificato dal decreto ministeriale 70 del 2015 come ospedale di zona particolarmente disagiata e serve un territorio montano nel quale distanze e collegamenti rendono ancora più importante la presenza di servizi sanitari efficienti. Il percorso annunciato prevedeva la partenza da piazza Carmelo Tucci, il passaggio lungo corso Umberto I e via Aldo Moro e l’arrivo al presidio ospedaliero.
La morte di Andrea cambia il significato dell’iniziativa
Ma la tragedia consumatasi poche ore prima ha inevitabilmente cambiato il significato dell’iniziativa. Nella mattinata era stata dichiarata la morte cerebrale di Andrea Minasi, investita il 28 luglio mentre attraversava sulle strisce pedonali in viale Affaccio, a Vibo Valentia. La giovane era stata trasferita in elisoccorso all’ospedale di Catanzaro e ricoverata in Terapia intensiva. Dopo nove giorni di agonia e il completamento del protocollo previsto, i medici ne hanno dichiarato la morte. La famiglia ha autorizzato la donazione degli organi.
Appresa la notizia, il Comitato San Bruno aveva valutato anche la possibilità di annullare la manifestazione. Dopo una riflessione, i promotori hanno però deciso di confermarla, attribuendole «un significato ancora più profondo», in vista dei funerali che si svolgeranno oggi nella chiesa Matrice di Serra, alle 16.
Vibo, non ce l’ha fatta Andrea Minasi: morta la 23enne investita su viale Affaccio, donati gli organiIl silenzio scelto dal Comitato
«Cammineremo senza slogan - aveva annunciato il Comitato poche ore prima del corteo -, perché crediamo che oggi il silenzio possa esprimere più di qualsiasi parola». La manifestazione è stata così aperta da un minuto di silenzio in memoria di Andrea e di tutte le vittime, trasformando quella che doveva essere una mobilitazione civica in un momento di raccoglimento collettivo.
«Non per protestare – avevano precisato gli organizzatori –, ma per dimostrare che una comunità sa unirsi nel dolore, nella riflessione e nella difesa di un diritto fondamentale come quello alla salute».
Il dolore per Andrea non è stato utilizzato come argomento di contrapposizione, ma ha accompagnato una riflessione più ampia sul valore della vita, sulla sicurezza delle comunità e sulla necessità di garantire a tutti, anche nelle aree interne, un sistema sanitario capace di proteggere e intervenire tempestivamente.
La risposta di un territorio che non si arrende
Il Comitato aveva convocato la marcia per ribadire che la difesa dell’ospedale non riguarda soltanto Serra San Bruno, ma l’intero comprensorio delle Serre. Negli ultimi mesi il sodalizio ha promosso assemblee, incontri istituzionali, richieste formali e presìdi, denunciando il progressivo ridimensionamento dei servizi e chiedendo risposte alla Regione, all’Asp e al Governo. «Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione», era stato il messaggio lanciato alla vigilia.
La risposta della popolazione è arrivata nelle immagini di un corteo lungo, composto e partecipe. Una presenza numerosa, ma soprattutto emotivamente coinvolta, che ha restituito l’immagine di un territorio capace di unirsi nel momento della rivendicazione e in quello del lutto.
Davanti all’ospedale, quella grande croce di legno ha finito per rappresentare le sofferenze di un sistema sanitario fragile e, allo stesso tempo, il dolore per una giovane vita spezzata, facendo emergere in maniera plastica la determinazione di una comunità che non vuole rassegnarsi all’isolamento. Nessun grido, nessuna bandiera di parte, solo una croce di legno e un messaggio chiaro: «Un territorio unito non si arrende. Un territorio unito sa anche fermarsi, riflettere e ricordare».