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14/02/2026 ore 06.15
Cronaca

San Valentino di dolore, un anno senza Raffaele Sicari il 26enne di Vibo morto sul lavoro: «Mio figlio amava la vita, vogliamo giustizia»

Il giovane di San Pietro, frazione di Vibo Valentia, morì il 14 febbraio 2025 dopo essere caduto da un cestello elevatore urtato da un camion di passaggio e tre giorni di agonia in ospedale a Siracusa. La madre Anna racconta la tragedia: «Era un ragazzo splendido. Non doveva finire così»

di Cristina Iannuzzi

Mamma Anna ci accoglie nella sua nuova casa al centro di Vibo dove si è trasferita con le figlie e il marito dopo la tragedia che un anno fa ha spezzato la vita di suo figlio Raffaele Sicari, il 26enne originario di San Pietro, frazione di Vibo Valentia, morto a seguito di un incidente sul lavoro a Siracusa.
La vecchia abitazione è chiusa da allora. «Non sono più riuscita a tornarci – confida la madre –. La sua cameretta è rimasta così come l’ha lasciata».

Anna ha 44 anni. Raffaele lo ha avuto a 18. «Siamo cresciuti insieme», dice con un filo di voce: «Era un ragazzo splendido. Non perché lo dice la mamma. Lo dice chiunque l’abbia conosciuto. Amava la sua famiglia, amava le sue sorelle. E amava il suo lavoro», racconta la donna. «Era uno chef, diplomato all'alberghiero. Lavorava da quando aveva 13 anni, la cucina era la sua vera passione». Poi, la scelta di cambiare: «Lavorando nei ristoranti non aveva tempo per sé. Così era entrato in una ditta. Lì è rimasto per due anni, fino a quel maledetto giorno».

Raffaele si trovava su un cestello elevatore per alcuni lavori di manutenzione. «Era in alto, stava cambiando una lampadina», spiega la madre. «All'improvviso è passato un camion. L'autista ha urtato il sollevatore. Mio figlio è precipitato giù, l'impatto è stato devastante».

Il trasporto d’urgenza in ospedale, il cuore che si ferma, la corsa disperata dei familiari da Vibo verso la Sicilia. «Siamo arrivati a Siracusa verso le 18, lui era ancora in sala operatoria. I medici ci hanno detto subito di aspettarci il peggio». Raffaele ha lottato tra la vita e la morte per tre giorni in rianimazione. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, il cuore del giovane ha smesso di battere.

Oggi, mamma Anna chiede solo una cosa: giustizia. «Le indagini sono in corso, ma vanno a rilento - dice - Raffaele non voleva lussi, voleva solo vivere, sposarsi, farsi una famiglia. Quel giorno hanno portato via lui e tutti i suoi sogni».

Da due mesi Anna è diventata nonna: «Mia nipote si chiama Raffaella, come lo zio. È una gioia, certo. Ma il dolore resta. Da quel giorno una parte di me è andata via con lui. Ho perso tutto», sussurra Anna. «Però continuerò a lottare per mio figlio».