San Calogero, Giuseppe non torna a scuola: 10 anni, autistico, gli è stato tolto l’insegnante che lo seguiva
VIDEO – Il bambino non ha ancora iniziato il nuovo anno scolastico perché la richiesta di continuità didattica è stata elusa, nonostante fosse firmata anche dalla docente. Il papà: «Mio figlio non è un numero. Lo scorso anno aveva fatto grandi progressi»
«Mio figlio non è un numero». È lo sfogo di Domenico, papà di Giuseppe, dieci anni, bambino autistico che dall'inizio dell'anno scolastico non è ancora tornato tra i banchi della scuola primaria di San Calogero.
Davanti all'istituto, a pochi metri dalle aule, Domenico ha affisso un messaggio, scritto a caratteri cubitali: «L'inclusione è un diritto, non è un favore». E in una classe c'è un banco che, in questi giorni, resta vuoto. È quello di Giuseppe.
Alla base della decisione della famiglia c'è il cambio dell'insegnante di sostegno. Il docente che aveva seguito il bambino durante lo scorso anno scolastico è stato trasferito in un'altra sede e non è stato confermato, nonostante la famiglia avesse presentato la richiesta di continuità didattica.
Da quel momento è iniziata la protesta di papà Domenico, che si è rivolto alla scuola, agli uffici scolastici e a un legale nel tentativo di ottenere il ritorno dell'insegnante che, secondo la famiglia, ha avuto un ruolo importante nel percorso compiuto dal bambino.
«Dopo quattro anni di difficoltà con i docenti – racconta Domenico – l'anno scorso è arrivato un insegnante molto preparato e abbiamo lavorato bene. È stato un anno importante. Poi, una settimana prima dell'inizio della scuola, ci hanno detto che il docente non ci sarebbe stato più».
«Avevamo chiesto la continuità»
Il punto, per la famiglia, è proprio la continuità educativa. Domenico ha presentato nei tempi previsti la richiesta, sottoscritta anche dall'insegnante. Successivamente, però, sarebbe arrivata dagli uffici scolastici una motivazione legata alla graduatoria e ai requisiti necessari per poter garantire la continuità.
La famiglia ha chiesto l'accesso agli atti e si è rivolta a un legale. Domenico si è recato sia a Vibo Valentia sia a Catanzaro per cercare di capire come sbloccare la situazione.
«Tutti ti rimandano da un ufficio all'altro. La scuola dice che il problema è il provveditorato, vai al provveditorato e ti dicono che il problema è la scuola. Io non cerco il colpevole. Voglio soltanto che si trovi una soluzione».
Una soluzione che, per la famiglia, passa dal ritorno dell'insegnante dello scorso anno.
«Non ho nulla contro la nuova docente, che non conosco e che rispetto. Potrebbe essere anche più brava di quella dell'anno scorso. Ma noi chiediamo continuità. Giuseppe con quel docente ha fatto progressi importanti».
«Ha iniziato a stare con gli altri»
Per Domenico, infatti, quei progressi non riguardano soltanto il rendimento scolastico. Il padre racconta di un bambino che, nell'ultimo anno, ha iniziato a giocare con gli altri, a stare maggiormente in mezzo alle persone e ad affrontare con maggiore serenità anche le situazioni della vita quotidiana.
«Fino a due o tre anni fa, a volte, non riuscivamo nemmeno a prendere un caffè al bar perché era difficile gestire la situazione. Per noi questo è stato un miglioramento grandissimo».
È anche per questo che la famiglia ha scelto di non mandare Giuseppe a scuola in assenza del docente che lo ha seguito lo scorso anno.
Una decisione che Domenico rivendica con fermezza.
«Al preside ho ribadito che Giuseppe a scuola non andrà finché non ritorna il suo docente».
La solidarietà del paese
Intanto, attorno alla famiglia si è raccolta una rete di solidarietà. Domenico ringrazia i compagni di classe di Giuseppe, gli altri genitori, le persone del paese e quanti si sono interessati alla vicenda.
Il padre racconta di aver scritto anche a esponenti delle istituzioni regionali e nazionali e di aver ricevuto riscontri. Anche l'amministrazione comunale, spiega, si è messa a disposizione per cercare di contribuire alla soluzione del problema.
Poi conclude con un’amara considerazione: «Mi chiedo se qualcuno si è accorto che Giuseppe non è a scuola. Sono giorni che manca. È possibile che non si riesca a trovare una via d'uscita?».
Poi ribadisce il senso della sua protesta: «Mio figlio non è un numero»
«Quei manifesti che ho affisso davanti alla scuola – afferma Domenico – li staccheranno il docente e Giuseppe insieme. È quello che ho detto al preside».
Nel frattempo, il banco di Giuseppe resta vuoto. E la sua assenza, per la famiglia, è diventata il simbolo di una questione che va oltre il singolo caso: quella della continuità educativa e del diritto all'inclusione scolastica dei bambini con disabilità.