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20/05/2026 ore 06.15
Cronaca

«Salvate mia madre, a casa non reggerà»: il figlio della donna di Pizzo arrivata a pesare 200 chili implora una soluzione

VIDEO | Manifestazione a supporto della 61enne ormai immobilizzata a letto da sei mesi che non trova posto in una struttura riabilitativa. Lo sfogo di Simonpietro: «Ogni giorno peggiora». Presenti diverse associazioni del territorio: «Il fabbisogno reale della nostra provincia resta scoperto»

di Cristina Iannuzzi

«Mia madre non può e non deve restare a casa». Simonpietro implora aiuto. E pietà. Lo fa con le lacrime agli occhi e la voce che trema di rabbia. È preoccupato per sua madre, immobilizzata a letto da quasi sei mesi. Dopo un ricovero per un intervento di riduzione dello stomaco — mai eseguito a causa di problemi di salute — le sue gambe, già fragili, si sono ulteriormente indebolite.

Ieri mattina, insieme al padre, era davanti alla sede dell’Asp di Vibo Valentia con amici, cittadini e associazioni scesi in piazza per Maria Francesca Barbieri, la 61enne di Pizzo che da sei mesi vive bloccata in un letto diventato ormai una prigione.

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La gara di solidarietà e il peggioramento

La vicenda della donna aveva già commosso un’intera comunità. Per consentirle di affrontare un intervento di riduzione dello stomaco in una clinica privata di Napoli erano stati raccolti circa 9mila euro attraverso una gara di solidarietà.

L’operazione, però, non è stata mai eseguita. Problemi di salute hanno imposto un rinvio, subordinando tutto alla possibilità che la donna torni prima a rimettersi in piedi. Poi, il rientro in Calabria e il progressivo peggioramento delle sue condizioni.

Lo scorso agosto Maria Francesca, che allora pesava circa 200 chili, riusciva ancora ad alzarsi e a compiere qualche passo. Oggi, nonostante abbia perso spontaneamente circa 60 chili, non riesce più a lasciare il letto, sul quale sono comparse dolorose piaghe da decubito.

«Sono una sepolta viva», aveva raccontato nei giorni scorsi ai microfoni di LaC, parole che hanno spinto associazioni e cittadini a mobilitarsi.

Il grido del figlio: «Non è stata aiutata»

Davanti all’Asp, Simonpietro racconta la quotidianità della madre e l’angoscia vissuta in casa: «Ogni giorno peggiora. Non stiamo parlando di una donna che si è abbandonata a se stessa, ma di una persona che non è stata aiutata. E io, da figlio, spero che nessuno debba vedere un proprio caro abbandonato così».

Il giovane contesta anche la soluzione prospettata dall’Azienda sanitaria, che aveva annunciato un potenziamento della fisioterapia domiciliare: «Non basta — dice — perché la fisioterapia fatta a casa è passiva. Per tornare a camminare servono strutture adeguate».

Secondo quanto prescritto dai medici che l’hanno avuta in cura negli ultimi mesi, Maria Francesca avrebbe bisogno di un percorso riabilitativo in una struttura specializzata.

In provincia di Vibo Valentia l’unico centro indicato è il Don Mottola Medical Center di Drapia, dove però, al momento, non ci sarebbero posti disponibili. La donna è in graduatoria dietro ad altri nove pazienti.

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La speranza della famiglia

Accanto a Simonpietro, il padre Francesco prova a trattenere la commozione: «Spero che mia moglie possa tornare a camminare. Così non può andare avanti».

Poi guarda i manifestanti radunati davanti all’Asp e aggiunge: «Questa solidarietà per noi è una speranza. Vorrei solo che qualcuno si convincesse ad aiutarla davvero».

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Le associazioni: «Negato il diritto alla salute»

Il sit-in è stato promosso dall’associazione Abaco, guidata da Saverio Bartoluzzi: «Qui viene negato un diritto fondamentale, quello alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Maria Francesca ha bisogno di un ricovero immediato in una struttura che possa seguirla ogni giorno. Non si può pensare che tre sedute settimanali a domicilio siano sufficienti».

Presente anche l’Osservatorio civico Città Attiva con Francesca Guzzo, che sottolinea come la donna abbia mostrato «una straordinaria volontà», ricordando che «è riuscita da sola a perdere oltre 50 chili».

Daniela Primerano, sempre di Città Attiva, punta invece il dito contro le carenze strutturali del sistema sanitario vibonese: «Chiediamo che la signora venga ricoverata subito in una struttura medicalizzata dove possa essere assistita ventiquattr’ore su ventiquattro».

Poi richiama il decreto regionale che prevedeva un incremento delle risorse destinate al territorio: «Non riusciamo a capire perché quei fondi non vengano utilizzati per rimodulare l’offerta sanitaria in provincia di Vibo. La situazione di Maria Francesca dimostra che il fabbisogno reale resta scoperto».

Alla protesta erano presenti anche il presidente del comitato Marinella, Rosario Dante Gentile, e la consigliera comunale di minoranza di Pizzo, Giusi Federico: «Questa donna ha bisogno di una struttura idonea alle sue patologie — afferma — perché le sue condizioni di salute sono gravi e non si può più perdere tempo».