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02/01/2026 ore 17.01
Cronaca

Rinascita Scott, torna libero anche Orazio Lo Bianco: carcerazione preventiva scaduta

Tra i principali imputati del maxiprocesso, viene ritenuto elemento di spicco della ‘ndrina Pugliese, detti “Cassarola”, operante a Vibo, ma non un capo promotore e per questo è stato rimesso in libertà in attesa della pronuncia definitiva della Cassazione

di Giuseppe Baglivo

Lascia il carcere e ritorna in libertà, con la sola misura dell’obbligo di dimora nel comune di Roma, Orazio Lo Bianco, 52 anni, di Vibo Valentia, condannato in appello nel maxiprocesso Rinascita Scott alla pena di 18 anni e 3 mesi di reclusione. La decisione è della Corte d’Appello di Catanzaro in accoglimento di un ricorso degli avvocati Stefano Luciano e Luca Cianferoni. Anche per Orazio Lo Bianco sono scaduti i termini massimi di custodia cautelare essendo stato condannato per associazione mafiosa (più atri reati-fine come la corruzione e l’estorsione), ma non con l’aggravante di essere un capo promotore. Orazio Lo Bianco – dell’omonima “famiglia” di Vibo Valentia – era stato condannato in primo grado a 22 anni quale esponente di spicco della ‘ndrina dei Pugliese, detti “Cassarola” (ma non quale capo promotore), pena ridotta in appello a 18 anni e 3 mesi. Nei suoi confronti ha retto in appello anche l’accusa di corruzione in concorso con una poliziotta della Polizia stradale di Vibo Valentia che non avrebbe verbalizzato alcune infrazioni commesse da Lo Bianco dopo essere stato fermato ad un posto di blocco. In cambio Orazio Lo Bianco avrebbe garantito alla poliziotta “corsie preferenziali per prestazioni sanitarie in ogni reparto dell’ospedale di Vibo Valentia”. Orazio Lo Bianco si sarebbe occupato dell’ala imprenditoriale ed economica della consorteria dei “Cassarola” – soprattutto nel settore delle pompe funebri – guidata da Rosario Pugliese (condannato in appello a 21 anni e un mese di reclusione). Orazio Lo Bianco avrebbe poi mantenuto rapporti con alcuni imprenditori, ponendo in essere reati di truffa aggravata e turbativa d’asta e fungendo da collegamento tra il vertice del clan e gli altri sodali, occupandosi pure dell’assistenza ai detenuti. Orazio Lo Bianco si sarebbe infine occupato, secondo l’accusa, anche direttamente di attività estorsive. In attesa del verdetto della Cassazione, Orazio Lo Bianco è quindi ora tornato in libertà, con il solo obbligo di dimorare nel Comune di Roma.