Rinascita Scott, resta in carcere Domenico Camillò condannato a 21 anni
La Cassazione conferma la decisione del Riesame. Non decorsi i termini di custodia cautelare per il presunto esponente della ‘ndrina dei Pardea
Resta in carcere Domenico Camillò, 32 anni, di Vibo Valentia, condannato in appello nel maxiprocesso Rinascita Scott a 21 anni di reclusione. E’ quanto deciso dalla prima sezione penale della Cassazione che ha confermato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro del 10 marzo scorso. La difesa di Domenico Camillò aveva chiesto ai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro di dichiarare l’inefficacia della misura cautelare per decorrenza dei termini previsti dalla legge (Camillò si trova detenuto dalla notte del 19 dicembre 2019 quando è scattata l’operazione Rinascita Scott), ma la Corte ha rigettato l'istanza con apposita ordinanza del 5 gennaio 2026.
Rinascita Scott, tornano in libertà 37 imputati dopo la sentenza di secondo grado: ecco l’elencoAvverso tale decisione, la difesa di Domenico Camillò ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Catanzaro che l’ha rigettato con ordinanza del 10 marzo 2026 affermando che, versandosi in ipotesi di sentenza di condanna "doppia conforme" (primo e secondo grado di giudizio) e, avuto riguardo anche alle sospensioni, il termine di durata massima della misura cautelare non era decorso, dovendosi fare riferimento alla pena prevista in astratto per i reati per quali vi era stata condanna e non alla pena inflitta in concreto. Avverso quest'ultima ordinanza, la difesa di Domenico Camillò ha proposto ricorso per Cassazione, ma la Suprema Corte ha ritenuto la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro immune dai vizi lamentati poichè “il termine previsto dalla legge per la cessazione dell'efficacia della misura cautelare in applicazione non è decorso, dovendosi fare riferimento alla pena edittale e non a quella irrogata”. Da qui il rigetto del ricorso e la condanna di Domenico Camillò al pagamento delle spese processuali.
Domenico Camillò è uno dei principali imputati del maxiprocesso Rinascita Scott. Figlio di Giuseppe Camillò (condannato a 18 anni e 6 mesi in appello) e nipote di Domenico Camillò (cl. ’41, condannato a 10 anni in abbreviato in appello e considerato a capo della ‘ndrina), viene ritenuto elemento di spicco della ‘ndrina dei Pardea-Camillò-Macrì operante a Vibo Valentia.
E’ nipote del collaboratore di giustizia Michele Camillò il quale nel corso dell’esame nel maxiprocesso Rinascita Scott (udienza del 20 ottobre 2021) ha affermato che “nel 2016 a Vibo Valentia era stato creato il Corpo rivale, una ‘ndrina separata dal clan Lo Bianco-Barba con a capo Totò Macrì, padre di Mommo Macrì. Oltre a loro due ne facevano parte anche Salvatore Morelli, Bartolomeo Arena, Francesco Antonio Pardea, Luigi Federici, Giuseppe Suriano, Carmelo Chiarella, Marco Startari, mio nipote Domenico Camillò, mio fratello Giuseppe Camillò, Domenico Tomaino, Michele Manco, Domenico Pardea Il Lungo, Carmelo Pardea, Luciano Macrì. A loro si sono poi aggiunti Michele Dominello, Michele Pugliese Carchedi e Marco Ferraro. Mio padre Domenico Camillò veniva interpellato dai vertici di questa ‘ndrina distaccata costituiti da Totò Macrì, Salvatore Morelli, Francesco Antonio Pardea, Bartolomeo Arena e Luciano Macrì”.