Ricadi, tre piani con la figlia disabile in braccio ma la famiglia che occupa la casa destinata a Chiara dice No
VIDEO | Jessica e suo marito Jonathan rivendicano la scelta fatta nel 2022 e non intendono lasciare l’appartamento che il Comune vorrebbe invece assegnare alla mamma e alla sua bambina di 11: «È vero, abbiamo occupato, ma per necessità. Da qui non ci muoviamo se non ce lo ordina un giudice»
«Sì, sono abusiva, però ci siamo autodenunciati, ci siamo assunti le nostre responsabilità che stiamo portando avanti con una causa in corso. Quando siamo entrati in possesso di questa casa non era abitata dal 2013. So che non è una cosa giusta da fare, però io mi sono trovata in una situazione economica brutta e l'ho dovuto fare. Per i miei figli l'ho fatto e non mi vergogno».
Jessica, 33 anni, vive dal 2022 in un appartamento Aterp a Santa Domenica di Ricadi, finito al centro di un caso di cronaca locale. Si tratta dell’alloggio al piano terra che Chiara, madre di una bambina disabile, vorrebbe ottenere per evitare le difficoltà legate alle scale.
Nei giorni scorsi, un incontro in Regione Calabria con l’assessore al Welfare Pasqualina Straface aveva fatto ipotizzare un possibile accordo tra il Comune e gli occupanti. L’ipotesi prevedeva un trasferimento della famiglia di Jessica in un’altra abitazione, a San Nicolò di Ricadi, così da liberare l’alloggio.
Con la figlia disabile in braccio per tre piani, la mamma di Giulia rifiuta la proposta del Comune di Ricadi: «Serve una casa più vicino, così non va»La proposta, avanzata dal sindaco Nicola Tripodi, non è stata accettata. «Sarebbe un disagio pure per noi – spiega Jessica –. Io non guido, abbiamo una sola macchina e i bambini sono inseriti qui, anche per la scuola. Se un giudice ci dirà di lasciare la casa lo faremo».
La donna ribadisce come l’appartamento in cui abita da abusiva fosse inutilizzato da anni. «Era chiuso dal 2013. Era una casa disabitata e noi avevamo bisogno. Abbiamo fatto dei lavori per renderlo abitabile».
Jessica sottolinea inoltre che, se l’alloggio fosse stato assegnato formalmente a Chiara, avrebbe lasciato senza opposizioni.
Il marito Jonathan, lavoratore stagionale e con problemi di salute, evidenzia come la situazione sia già al vaglio della giustizia. «Non viviamo nell’ombra, abbiamo un legale per regolarizzare la nostra posizione. Paghiamo tutte le utenze. I nostri figli vanno a scuola, siamo integrati. Non capiamo perché dobbiamo spostarci noi quando è la signora che è senza casa».
La struttura dell'immobile, paradossalmente, presenta proprio quelle barriere architettoniche che Chiara vorrebbe evitare. «Sotto non ci sono i servizi igienici», spiega Jessica mostrando l'interno. «Ci sono venti scalini per arrivare al piano superiore dove c'è la cameretta, la camera da letto e un bagno. Saranno trenta metri quadri sotto e trenta sopra. Ci sono scale che sono barriere architettoniche, con una ringhiera che si ferma prima della fine. È una casa umile».
Madre costretta a portare in braccio la figlia disabile per 3 piani, l’Aterp: «Non vive in una casa popolare. Ha rifiutato 3 proposte»La pressione mediatica e la possibilità dello sfratto hanno avuto ripercussioni sul clima familiare. «Vedere i miei figli piangere mi ha fatto male. Il grande frequenta la terza elementare e purtroppo capisce più delle altre. I bambini a scuola sentono le cose e possono essere cattivi, gli dicono che se ne deve andare. Mio figlio ne sta risentendo. Il nostro legale di fiducia ha detto che possiamo fare opposizione. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo restiamo qui».