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03/05/2026 ore 16.19
Cronaca

Raid di intimidazioni nella zona industriale tra Vibo e Jonadi: cinque attività prese a fucilate

Indagini della polizia che non escludono al momento alcuna pista anche se resta privilegiata l’ipotesi di un collegamento con i recenti episodi avvenuti in città. La divisione della zona tra tre clan secondo le risultanze di Rinascita Scott

di Giuseppe Baglivo

Indagini in corso da parte della polizia della Questura di Vibo Valentia per far luce su una serie di intimidazioni contro cinque aziende ubicate nella zona industriale e ricadenti nei territori comunali di Vibo e Jonadi. In particolare, alcuni colpi di fucile calibro 12 sono stati esplosi all’indirizzo delle vetrate e delle strutture degli edifici delle seguenti aziende: Metal Sud, Sud Edil Ferro, Colloca Agricola, Baldo e la Kernel. Un’escalation criminale con pochi precedenti che si è consumata nella notte di giovedì ma la notizia si è appresa solo ora. La polizia ha già provveduto ad ascoltare alcuni dei titolari delle attività imprenditoriali prese di mira per capire se in precedenza hanno ricevuto altri “segnali”, mentre gli stessi investigatori sono impegnati in queste ore anche con l’esame delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza della zona nel tentativo di dare un nome e un volto all’autore – o agli autori – delle intimidazioni. Si segue la pista del racket delle estorsioni e non viene tralasciato il fatto che le esplosioni di fucile – come altre intimidazioni avvenute nei mesi scorsi – arrivino temporalmente dopo le scarcerazioni per scadenza termini di numerosi imputati del maxiprocesso Rinascita Scott già condannati in appello.

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Proprio dalle risultanze investigative della storica inchiesta antimafia, la zona industriale di Vibo Valentia e le attività poste al confine tra i territori comunali di Vibo e Jonadi risultano ricadere sotto il “controllo” e la contesa di quattro cosche: il clan Lo Bianco-Barba e l’articolazione nata dalla stessa cosca facente capo al clan Pardea (con un ulteriore gruppo facente capo a Salvatore Morelli, Francesco Antonio Pardea e Domenico Macrì), il clan Mancuso di Limbadi e il clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona.

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Gli investigatori non escludono al momento nessuna pista, ma le modalità delle intimidazioni richiamano quelle avvenute nei mesi scorsi nella città di Vibo Valentia e la “mano” potrebbe essere la stessa. Di certo tale raid criminale, con ben cinque attività imprenditoriali nel mirino, la dice lunga – al di là dei proclami e delle “passerelle” interessate degli ultimi tempi – su quanta strada resti ancora da percorrere per la liberazione del territorio dalla piaga della criminalità e del condizionamento delle attività imprenditoriali. 

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