Protesta dei Tir, il Governo sceglie il pugno duro: «Il Viminale sta identificando i camionisti per rimuovere i presidi». Ma la Calabria non arretra
L'annuncio del ministro Urso alla Camera: anche impedire il passaggio dei soli mezzi pesanti costituisce un blocco stradale e può avere conseguenze penali. Ma gli autotrasportatori calabresi confermano il fermo fino al 27 ottobre e chiedono risposte concrete dal Governo
Da una parte il Governo, che annuncia identificazioni e possibili interventi per rimuovere i presidi degli autotrasportatori. Dall'altra i manifestanti, che non intendono fare marcia indietro e confermano la prosecuzione della protesta fino al 27 ottobre. Si alza il livello dello scontro attorno al fermo dei Tir che da giorni interessa la Calabria e altre regioni del Mezzogiorno, con conseguenze sempre più pesanti per l'approvvigionamento dei supermercati, le attività produttive e la distribuzione delle merci. A segnare un ulteriore irrigidimento della posizione del Governo sono le parole pronunciate dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il question time alla Camera.
«Il Viminale riferisce che si sta procedendo alle identificazioni, anche ai fini di rimuovere i presidi», ha dichiarato il ministro, annunciando un'attività che potrebbe preludere a interventi per liberare le strade interessate dai blocchi. Urso ha inoltre richiamato le possibili responsabilità penali di chi impedisce la circolazione dei mezzi pesanti, anche quando il transito delle automobili viene regolarmente consentito.
Urso: «Bloccare soltanto i camion è comunque un reato»
Il messaggio del Governo è netto e riguarda proprio una delle modalità con cui si sta svolgendo la mobilitazione. In diversi presidi, infatti, i manifestanti consentono il passaggio delle autovetture, impedendo invece quello dei camion e dei mezzi destinati al trasporto delle merci.
Una distinzione che, secondo quanto sottolineato da Urso, non esclude la configurazione del blocco stradale. «Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive», ha affermato il ministro.
Le parole pronunciate alla Camera rappresentano dunque un avvertimento diretto ai manifestanti. Il Viminale, stando alle informazioni riferite da Urso, ha avviato le identificazioni anche in vista della possibile rimozione dei presidi. Non si tratta, quindi, dell'annuncio di sgomberi già eseguiti, ma della conferma di un'attività finalizzata anche a consentire eventuali interventi.
Il ministro ha inoltre evidenziato come una richiesta di ripristinare la libera circolazione sia arrivata anche da alcune associazioni del settore. «È importante, credo che sia significativo e emblematico, che le stesse associazioni dei trasportatori ci chiedono, chiedono al Ministero degli Interni, di far rimuovere i blocchi», ha aggiunto Urso.
Ma gli autotrasportatori calabresi non arretrano: fermo confermato fino al 27 ottobre
Le dichiarazioni del ministro si scontrano però con la posizione assunta dai rappresentanti della mobilitazione calabrese. I presidi non saranno sciolti e lo sciopero non sarà revocato, almeno secondo quanto ribadito dopo l'incontro di martedì 20 ottobre nella prefettura di Milano, dove il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha ricevuto le delegazioni di Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia.
Il confronto non ha prodotto l'accordo sperato. Gli autotrasportatori hanno giudicato insufficienti le risposte del Governo e hanno confermato la volontà di proseguire fino al 27 ottobre, quando è previsto un nuovo incontro.
Una differenza di posizioni che emerge anche dalle dichiarazioni di Urso. Il ministro ha parlato di associazioni di categoria soddisfatte dalle misure annunciate e favorevoli alla sospensione delle iniziative di protesta, ma le delegazioni degli autotrasportatori che stanno portando avanti il fermo nel Mezzogiorno non coincidono con tutte le organizzazioni che hanno partecipato al confronto istituzionale.
In particolare, i rappresentanti della mobilitazione calabrese hanno mantenuto una linea distinta rispetto a quella delle associazioni nazionali che hanno accolto positivamente gli impegni del Governo.
Pansini: «Siamo uniti e determinati»
A spiegare le ragioni della prosecuzione dello sciopero è stato il coordinatore regionale di Fedralog Calabria, Mario Pansini, che ha ribadito la determinazione degli autotrasportatori a ottenere misure capaci di garantire liquidità immediata alle aziende.
Il problema, secondo i manifestanti, non può essere risolto soltanto attraverso lo sblocco di contributi arretrati o con interventi giudicati insufficienti rispetto all'aumento dei costi di esercizio. Le imprese chiedono risposte strutturali, tariffe adeguate e sostegni economici che consentano di tornare a lavorare senza continuare ad accumulare perdite.
«Siamo uniti e determinati», è la posizione espressa da Pansini, che ha descritto una situazione di forte difficoltà per le aziende del trasporto. Una presa di posizione che conferma come, almeno per il momento, non vi sia alcuna intenzione di sospendere spontaneamente la mobilitazione.
La Calabria stretta tra il blocco dei trasporti e la linea dura del Governo
Il braccio di ferro si consuma mentre le conseguenze del fermo continuano ad allargarsi. In Calabria la distribuzione alimentare è in difficoltà, numerosi supermercati presentano scaffali vuoti e diverse aziende denunciano l'impossibilità di ricevere materie prime o spedire i prodotti finiti. Le criticità coinvolgono anche l'edilizia, l'agricoltura e alcuni servizi pubblici, a partire dalla raccolta dei rifiuti nei territori dove si registrano difficoltà di rifornimento del carburante.
Da più parti si moltiplicano gli appelli a ripristinare la circolazione delle merci, ma i manifestanti continuano a rivendicare la necessità di ottenere risposte concrete prima di interrompere il fermo.
È in questo scenario che si inserisce la posizione del Viminale riferita da Urso. Il Governo prepara la strada alla rimozione dei presidi, mentre gli autotrasportatori calabresi ribadiscono di voler restare in protesta fino al nuovo confronto del 27 ottobre. Due posizioni che, allo stato attuale, appaiono difficilmente conciliabili e che aprono una fase ancora più delicata di una vertenza ormai estesa ben oltre i confini del settore dei trasporti.