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27/10/2026 ore 13.12
Cronaca

Pronto soccorso di Vibo, i pazienti restano sulle barelle delle ambulanze e i mezzi sono costretti a fermarsi. La denuncia di un familiare: «Mia zia si contorce dal dolore da ore»

La mattinata allo Jazzolino segnata dall’ingorgo in sala accettazione a causa della mancanza di lettighe in ospedale. Un autista: «Quando succede restiamo bloccati qui e non possiamo tornare sulla strada». La nipote di un’anziana arrivata da Soriano: «Dalle 9.45 aspetta ancora una visita»

di E.D.G.

Cinque barelle di altrettante ambulanze schierate nella sala accettazione del Pronto soccorso di Vibo, con i mezzi fermi nel perimetro dell’ospedale in attesa di poter ripartire, appena le lettighe verranno liberate e potranno tornare a bordo. Scene di ordinaria concitazione allo Jazzolino, dove la mattinata è stata caratterizzata da un vero e proprio ingorgo di pazienti in attesa di essere presi in carico e smistati nei vari reparti. Una situazione che ha creato tensioni e forti malumori tra i familiari che avevano accompagnato i propri parenti allo Jazzolino. «Non accade sempre, ma accade», spiega l’autista di un’ambulanza. «Quando al Pronto soccorso tutte le barelle sono occupate, succede che i pazienti restino sulle nostre in attesa che si liberino. Nel frattempo, però, le ambulanze non possono tornare sulla strada».

Tra le persone in attesa c’era anche un’anziana arrivata in ambulanza da una Rsa di Soriano. La nipote, vibonese, racconta che la zia, arrivata alle 9.45 circa, alle 11.30, non era stata ancora visitata. «Si sta contorcendo dal dolore», dice, visibilmente agitata. «Ancora aspetta che qualcuno la visiti».

La familiare riferisce che, al suo arrivo, nell’area di accettazione c’erano cinque persone in attesa di essere prese in carico. Poi, secondo il suo racconto, alcune sono state visitate, mentre la zia e altre due persone sono rimaste sulle barelle. «Non si sa ancora che cosa abbia. Non l’ha visitata nessun medico», afferma. Il prelievo, spiega, sarebbe stato eseguito dal personale del 118 e della struttura residenziale prima del trasferimento in ospedale.

La denuncia della nipote

La donna sostiene che non si tratti di un episodio isolato. «L’ultima volta che ho portato mia zia al Pronto soccorso è rimasta una settimana su una barella prima di essere trasferita in reparto. Non è una situazione di oggi, è una situazione di sempre». 

La familiare racconta inoltre di non poter restare accanto all’anziana: «È lì sola, abbandonata con il suo dolore. Nessuno la guarda, nessuno la segue e non mi fanno stare dentro». Una testimonianza che si aggiunge alle proteste dei parenti e alle difficoltà segnalate dagli equipaggi delle ambulanze, bloccati in attesa che le barelle vengano restituite ai mezzi.