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09/03/2026 ore 10.40
Cronaca

Processo Ossessione: nessun indennizzo per ingiusta detenzione nei confronti di Gaetano Muscia

La Cassazione riconosce una colpa grave ostativa alla richiesta di riparazione avanzata dal 62enne di Tropea

di Giuseppe Baglivo

Nessun risarcimento per ingiusta detenzione nei confronti di Gaetano Muscia, 62 anni, di Tropea. E’ quanto deciso dalla quarta sezione penale della Cassazione che ha ritenuto infondato il ricorso di Muscia confermando così l’ordinanza della Corte d’Appello di Catanzaro – quale giudice della riparazione – del 23 giugno dello scorso anno. Muscia si era rivolto ai giudici per ottenere la riparazione per la custodia cautelare subita a seguito di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Catanzaro per il reato di associazione a delinquere finalizzate al narcotraffico, reato aggravato dalle finalità mafiose, per un tentativo di importazione dall'estero e commercio di una ingente quantità di cocaina ,nonché per un'ipotesi di cessione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente nei confronti di soggetti non identificati.

In data 27 luglio 2029 il Gip di Catanzaro dichiarava la perdita di efficacia della misura in atto per decorrenza del termine massimo di fase ed applicava nei confronti di Muscia, in sostituzione della misura custodiale, il divieto di espatrio, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ed il divieto di dimora. Quanto al merito, in data 14 ottobre 2021 il Tribunale di Vibo Valentia in composizione collegiale, nell’ambito del processo nato dall’operazione denominata “Ossessione”, assolveva Gaetano Muscia dai reati allo stesso ascritti perché il fatto non sussiste, pronuncia divenuta irrevocabile in data 2 marzo 2022.

Per la Cassazione, in tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, integra gli estremi della colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto, la condotta di chi, nei reati contestati in concorso, “abbia tenuto, consapevole dell'attività criminale altrui, comportamenti percepibili come indicativi di una sua contiguità”. Nell'iter logico motivazionale seguito dalla Corte di merito, gli elementi a carico di Muscia, “seppure ritenuti non idonei ad integrare il reato contestato, sono stati autonomamente valutati del giudice della riparazione sia nella loro componente oggettiva sia in ordine alla consapevolezza da parte di Gaetano Muscia dell'altrui attività criminale, come integranti un'ipotesi di colpa grave ostativa alla richiesta di indennizzo, essendo stata ritenuta un'ipotesi di contiguità che ha ingenerato nell’autorità giudiziaria – conclude la Cassazione – un'apparenza di colpevolezza così dando causa all'applicazione della misura”. Gaetano Muscia figura attualmente tra gli imputati del maxiprocesso Maestrale-Olimpo in corso di celebrazione dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.