Pizzo, le associazioni formalizzano l’esposto alla Sovrintendenza contro la nuova barriera frangiflutti
Archeoclub, Italia Nostra e Wwf chiedono l’accesso agli atti esprimendo forte preoccupazione per l’impatto dei lavori di messa in sicurezza del lungomare dalla Marina alla Seggiola: «Radicale alterazione del contesto naturale e storico»
Non accenna a scemare la polemica sulla nuova barriera frangiflutti di Pizzo che protegge dalle mareggiate il tratto di costa ai piedi della rupe. Un fronte compatto di associazioni ambientaliste e culturali contro i lavori in corso sul lungomare, ritenuti fortemente impattanti sul piano paesaggistico e ambientale. Le sezioni vibonesi di Archeoclub, Italia Nostra e Wwf Vibo Valentia–Vallata dello Stilaro hanno formalizzato la propria adesione all’azione civica già avviata da un gruppo numeroso di residenti, indirizzando un esposto alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, alla Provincia, al Ministero della Cultura, al Comune di Pizzo Calabro e all’Autorità portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio.
Nel documento, datato 10 gennaio 2026, le associazioni dichiarano di «prestare adesione e sostegno all’azione avviata da un folto gruppo di cittadini, quali soggetti anch’essi interessati alla tutela del patrimonio storico, paesaggistico e ambientale della città di Pizzo Calabro», manifestando una «forte preoccupazione per l’impatto apportato dagli interventi strutturali e morfologici attualmente in corso lungo il tratto costiero prospiciente l’abitato storico».
Il riferimento è ai lavori definiti come «di messa in sicurezza del lungomare», che interessano il tratto compreso tra la Marina di Pizzo e la località Seggiola. Secondo i firmatari dell’esposto, tali interventi starebbero producendo un effetto di radicale alterazione del contesto naturale e storico. Pur riservandosi di presentare specifiche istanze di accesso agli atti per ricostruire l’iter amministrativo e progettuale, le associazioni affermano che «la constatazione de facto porta a ritenere che i lavori, per la loro natura e conformazione, operino un completo stravolgimento dei luoghi».
A Pizzo un lungomare senza… mare: la nuova barriera frangiflutti è un titanico paravento di cementoUn giudizio tranciante, che si traduce nella denuncia di un possibile contrasto con il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Nell’esposto si legge infatti che gli interventi «risultano in contrasto con le norme e i principi sanciti dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004), incidendo negativamente in modo immediato e irreversibile sul paesaggio costiero in questo suggestivo tratto della costa tirrenica calabrese». Un danno che, secondo le associazioni, non riguarderebbe solo l’ambiente, ma anche l’identità storica e visiva di uno dei luoghi più riconoscibili della Calabria tirrenica.
Da qui l’appello diretto agli enti competenti. Archeoclub, Italia Nostra e Wwf dichiarano di confidare «nell’impegno e nel ruolo istituzionale della Soprintendenza a tutela del paesaggio e della Provincia di Vibo Valentia, enti del procedimento di autorizzazione paesaggistica», sollecitando al tempo stesso l’amministrazione comunale di Pizzo Calabro «a rendersi disponibile ad un confronto utile ad apportare le necessarie modifiche all’intervento».
Il richiamo non è soltanto tecnico o normativo, ma anche costituzionale. Le associazioni sottolineano che l’obiettivo è «mantenere intatto il patrimonio ambientale e paesaggistico nell’interesse delle generazioni future», come previsto dall’articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica a preservare «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, oltre al patrimonio storico-artistico».
In attesa degli esiti delle richieste di accesso agli atti, le organizzazioni firmatarie avvertono che «si riservano ogni ulteriore iniziativa» a tutela del paesaggio pizzitano. Nel frattempo, invitano cittadini e sostenitori ad aderire alla petizione civica già attiva sulla piattaforma Change.org, considerata uno strumento di pressione democratica per richiamare l’attenzione delle istituzioni su una vicenda che, secondo i promotori, rischia di compromettere in modo definitivo uno dei tratti più delicati e simbolici del litorale calabrese.
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