Piazza di spaccio a Tropea, sentenza con rito abbreviato a Vibo: due condanne e un’assoluzione
Regge parzialmente l’impianto accusatorio e gli imputati ottengono una forte riduzione di pena rispetto alle richieste del Pm
Due condanne e un’assoluzione. Questa la sentenza emessa dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Alessio Maccarone, nel processo che vedeva tre imputati accusati di aver messo in piedi una piazza di spaccio a Tropea. In particolare – al termine di un processo celebrato con rito abbreviato che è valso per gli imputati uno sconto di pena pari ad un terzo – il giudice ha condannato ad un anno, 9 mesi e 10 giorni Domenico Gargano, 36 anni, mentre un anno, 2 mesi e 20 giorni è la pena per Alfonso Carone, di 36 anni. Assolto per non aver commesso il fatto Salvatore Carone, 46 anni, fratello di Alfonso. Tutti gli imputati sono di Tropea. Il pm Maria Barnabei, al termine della requisitoria, aveva chiesto pene ben più consistenti e, soprattutto, l’affermazione della penale responsabilità di tutti gli imputati: 4 anni, 3 mesi e 10 giorni per Alfonso Carone (partendo da una pena base di 6 anni e 5 mesi ridotta per il rito abbreviato); 4 anni, 11 mesi e 10 giorni per Salvatore Carone (partendo da una pena base di 7 anni e 5 mesi); 4 anni per Domenico Gargano (partendo da una pena base di 6 anni). Il giudice con la sentenza ha anche sostituito la misura degli arresti domiciliari applicata ad Alfonso Carone con quella del divieto di dimora a Tropea, disponendo l’immediata liberazione dello stesso se non detenuto per altra causa (il Pm aveva espresso parere negativo alla revoca della misura cautelare).
Domenico Gargano rispetto al capo di imputazione ha ottenuto l’assoluzione da tre episodi di spaccio di stupefacenti, mentre Alfonso Carone ha incassato l’assoluzione per nove episodi di cessione di sostanza stupefacente. Domenico Gargano era difeso dall’avvocato Carmine Pandullo, i due fratelli Carone dall’avvocato Francesco Schimio. “Il giudice – ha dichiarato l’avvocato Pandullo – al termine della sentenza ha accolto la tesi difensiva circa la minore portata dell’attività di spaccio, riqualificando la fattispecie di reato in quella della lieve entità e da qui la sostanziale riduzione della pena”.
Le telecamere piazzate nel centro storico della “Perla del Tirreno” – secondo l’originario impianto accusatorio – avrebbero documentato diverse cessioni di sostanze stupefacenti, molte delle quali già contestate in precedenza con altra attività di indagine. Nelle contestazioni formulate nei confronti di Alfonso Carone e Domenico Gargano, gli episodi di spaccio ricostruiti nei dettagli coprivano un arco temporale che andava dal 31 gennaio al 9 marzo dello scorso anno. In totale erano stati individuati sette acquirenti di sostanze stupefacenti, tra cui due donne che si sarebbero rifornite di marijuana. Acquirenti provenienti non solo da Tropea, ma anche da Ricadi, Cirò, Napoli, dal Piemonte e dalla Sardegna, con cessioni effettuate pure nei confronti di soggetti di nazionalità bulgara e romena.
Luoghi e modalità di spaccio
A Tropea dal gennaio al marzo dello scorso anno, stando alle indagini dei carabinieri, si sarebbe spacciato ogni sera dalle ore 21 sino alle 3 del mattino con epicentro vico dell’Orto che collega piazza Vittorio Veneto a Corso Umberto I. La cocaina in diverse occasioni sarebbe stata lasciata da Domenico Gargano alla base di una fioriera di piazza Vittorio Veneto e lì prelevata dall’acquirente di turno. Sono state le telecamere piazzate in vico dell’Orto a documentare una costante attività di spaccio, oltre alle intercettazioni telefoniche ed ai servizi di osservazione dei carabinieri. Lo spaccio sarebbe stata l’attività principale, se non unica, di sostentamento economico di Domenico Gargano e Alfonso Carone. Quasi ogni sera Alfonso Carone con la sua Audi A3 si sarebbe recato in via Marina Vescovado a Tropea, sotto casa di Gargano per prelevarlo e portarlo nella piazza di spaccio di vico dell’Orto, per poi riportare a casa il sodale a fine “lavoro”. Alfonso Carone si sarebbe posizionato all’ingresso del vicolo quale vedetta per raggiungere Gargano all’interno del vico quando sopraggiungeva un cliente. Avvenuta la cessione materiale dello stupefacente, gli acquirenti andavano via raggiungendo corso Umberto I mentre Domenico Gargano avrebbe raggiunto dal lato opposto del vico Alfonso Carone.