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01/11/2026 ore 14.18
Cronaca

Paravati, 17 anni senza Mamma Natuzza: centinaia di fedeli nel giorno di Ognissanti. Il miracolato: «Ecco come mi salvò»

VIDEO | Era il primo novembre 2009 quando morì. Da allora la devozione nei suoi confronti non è mai venuta meno. Tra le testimonianze quella di Giacomo Idone che racconta la guarigione da una grave patologia quando aveva appena quattro mesi e il ricordo dello scrittore Vincenzo Varone: «Una grande figura di madre»

di Cristina Iannuzzi

Sono trascorsi 17 anni dalla morte di Natuzza Evolo, ma il legame con i suoi figli spirituali continua a richiamare a Paravati fedeli provenienti da diverse parti della Calabria e d'Italia. Anche oggi, 1° novembre, giorno di Ognissanti, la Villa della Gioia si è riempita di pellegrini, arrivati per ricordare la mistica di Paravati nell'anniversario della sua morte e per raccogliersi in preghiera davanti alla sua tomba.

A presiedere la celebrazione è stato il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Attilio Nostro. Nel corso dell'omelia, il presule ha richiamato il messaggio d'amore trasmesso da Natuzza durante la sua vita, soffermandosi sulla capacità della mistica di accogliere e accompagnare le persone che si rivolgevano a lei. Un riferimento anche alla solennità di Ognissanti: «I santi - ha ricordato il vescovo - seguono all'unisono il passo di Dio».

E anche quest'anno Paravati è stata accompagnata dalla pioggia. Una coincidenza che non è passata inosservata tra i presenti. Pioveva, infatti, anche 17 anni fa, quando, il primo novembre 2009, Natuzza si spense all'età di 85 anni. Un particolare che riporta alla memoria quei giorni e il grande afflusso di persone che accompagnò le sue esequie.

La testimonianza di un miracolato

Tra le testimonianze raccolte nel corso della giornata c'è quella di Giacomo Idone, arrivato da Feroleto della Chiesa, nella Piana di Gioia Tauro. «Grazie a Mamma Natuzza sono stato miracolato», racconta. Quando aveva appena quattro mesi, all'ospedale di Messina gli era stato diagnosticato un problema che avrebbe richiesto un intervento per estrarre del liquido dal cervello.

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La madre, preoccupata per le condizioni del bambino, decise di raggiungere Paravati dopo aver ricevuto il consiglio di una donna che ancora oggi Idone ricorda con gratitudine.

«Disse a mia mamma di andare a Paravati a parlare con Mamma Natuzza, perché lei avrebbe potuto fare qualcosa. Quando mia madre arrivò, Natuzza le disse: “Figlia mia, vai tranquilla, che tuo figlio guarirà”. Dopo due ore non ho avuto bisogno di nessun intervento, perché il liquido era scomparso. I medici non riuscivano a spiegarsi quello che era successo».

«Una donna capace di trasmettere gioia e speranza»

Tra le persone che hanno conosciuto direttamente Natuzza c'è Vincenzo Varone, giornalista e scrittore, che ha frequentato la sua casa fin da bambino e poi da ragazzo.

«Ho percepito sin da piccolo la sua bontà, la sua forza del bene e questa sua capacità di trasmettere gioia e speranza a chi andava a trovarla», racconta.

Varone la descrive come «una grande figura di mamma», una donna che ha sempre mantenuto un rapporto di obbedienza con la Chiesa e che, attraverso la propria testimonianza, ha accompagnato tante persone verso la fede.

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«Ha saputo trasmettere la fede e portare alla conversione centinaia di migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo».

La devozione che attraversa le generazioni

Da Altamura, in Puglia, una fedele racconta di aver trovato alla Villa della Gioia un'atmosfera di pace e serenità. Da Terranova, nel Reggino, una donna racconta invece di tornare a Paravati continuamente: «C'è qualcosa che ci porta sempre da Mamma Natuzza. È diventata la mamma di tutti e noi siamo suoi figli». 

Particolarmente toccante la testimonianza di una pellegrina arrivata da Monasterace Marina, che conserva il ricordo di una corrispondenza epistolare con Natuzza. Non ha avuto modo di conoscerla personalmente, ma negli anni aveva trovato nelle sue lettere parole di conforto per alcune difficoltà familiari.

«Mi aveva consigliato di perdonare una persona e di pregare per i miei figli. Quel consiglio mi è rimasto dentro e ho perdonato. Mi sono sentita libera e anche l'altra persona è stata meglio».

Anche un giovane di Vibo Valentia racconta di frequentare spesso la Villa della Gioia: «Qui mi sento bene».

Il cammino verso la beatificazione

A Paravati, intanto, prosegue il percorso della causa di beatificazione avviata dalla Chiesa nel 2019. Un cammino che continua a essere seguito con attenzione dai fedeli e dai figli spirituali della mistica. Vincenzo Varone, che conosce da vicino la storia di Natuzza, invita a rispettare i tempi e le procedure ecclesiastiche.

«So che sono in corso la raccolta delle testimonianze e quella dei documenti da parte del Tribunale diocesano di Mileto, in collaborazione con il postulatore, la Fondazione e gli organismi della Santa Sede. La Chiesa ha bisogno dei suoi tempi».

Per lo scrittore, tuttavia, il riconoscimento ufficiale non cambia il sentimento di chi continua a considerarla un riferimento spirituale: «Natuzza è già santa per la gente. L'ufficialità arriverà quando dovrà arrivare».