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22/03/2026 ore 06.15
Cronaca

Padri separati, la storia di un genitore di Vibo: dieci anni in tribunale poi l’assoluzione e la felicità di vivere con sua figlia

Su di lui gravavano 22 accuse che si sono dissolte durante un iter giudiziario causato da un lungo contenzioso familiare che lo vedeva imputato anche per maltrattamenti e sottrazione di minore: «Gli adulti si fanno la guerra ma le prime vittime sono i bambini»

di Cristina Iannuzzi

Lo incontriamo davanti al tribunale di Vibo Valentia, lo stesso edificio che per dieci anni ha segnato le tappe di una vicenda giudiziaria lunga e complessa. Accanto a lui c’è la figlia maggiore, 16 anni. Decidiamo di non mostrare il volto dell’uomo, nè il nome per tutelare le due ragazze minorenni.

La sua storia è quella di una separazione avvenuta dieci anni fa e di un contenzioso che si è concluso poche settimane fa con l’assoluzione da tutte le 22 accuse, tra cui maltrattamenti e sottrazione di minore. Oggi la situazione, dice, «si è tranquillizzata».

«Mia figlia più grande vive con me da quattro anni – spiega – non per una decisione del giudice, ma perché è stata lei a volerlo». Per anni, racconta, la quotidianità è stata segnata anche da momenti difficili: «Arrivavano i carabinieri a casa con l’ordinanza del tribunale. Mi dicevano che la bambina non doveva stare con me. Io la chiamavo e le chiedevo cosa volesse fare. Lei rispondeva che voleva restare. E ogni volta mi veniva detto che questo avrebbe comportato una denuncia».

Oggi la figlia vive stabilmente con lui, mentre i rapporti con la madre, assicura, restano: «Entrambe le ragazze vedono regolarmente i genitori».

Dal piano personale passa poi a una riflessione più ampia: «La richiesta dei papà separati è il riconoscimento della parità genitoriale. Non è una questione per noi adulti, ma per i bambini. Hanno diritto a ricevere cura, educazione e assistenza da entrambi i genitori».

Lui, come tanti altri papà separati, ha dovuto lottare con le unghie e con i denti per poter trascorre più tempo con le figlie: «Quando le vedevo solo nei fine settimana, diventavo quasi un amico, quello che le portava al fast food. La quotidianità è un’altra cosa: discutere, fare pace il giorno dopo, condividere la normalità».

Durante la sua battaglia ha vissuto momenti di sconforto: «Ho temuto di perderle, soprattutto prima del Covid. Paradossalmente quel periodo mi ha aiutato, perché ho potuto vederle con continuità, anche grazie al lavoro del mio avvocato».

Poi la riflessione sul ruolo dei padri: «Non è “fare il mammo” occuparsi dei figli. È fare il genitore. Dalle piccole cose, come cambiare un pannolino o affrontare le difficoltà nei luoghi pubblici dove spesso i servizi sono pensati solo per le madri».

La festa del papà di quest’anno ha avuto un significato diverso: «È stata bellissima. In passato ne ho vissute tante con amarezza». Oggi non deve più chiedere permessi per vedere le figlie: «Finalmente no. Dopo dieci anni».

Accanto a lui, la figlia sedicenne ascolta. Alla domanda su che padre sia, risponde con poche parole: «Un bravo papà». Poi, parlando degli anni passati, ammette la tristezza vissuta: «Sì, lo ero. Adesso sto bene».