Operazione Stammer, due condanne in appello dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione
Sentenza riformata per un imputato di Mileto e un dominicano giudicati in primo grado dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia
Sentenza di secondo grado per due imputati coinvolti nell’operazione antidroga denominata Stammer della Dda. In particolare, la terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro (presidente Antonio Battaglia, giudici Carlo Fontanazza e Paola Ciriaco) ha riformato la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia il 15 giugno 2020 nei confronti di: Rocco Iannello, di 51 anni, di San Giovanni di Mileto, condannato a 14 anni e 4 mesi di reclusione per due capi d’imputazione, mentre per uno è stato assolto per non aver commesso il fatto (15 anni e 6 mesi la condanna in primo grado), mentre 7 anni e 25mila euro di multa è la pena inflitta a Osvaldo Mena Nunez, di 61 anni, della Repubblica Dominicana (in primo grado condannato a 15 anni di reclusione). Rocco Iannello era difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Mario Santambrogio (che avevano già ottenuto in Cassazione l’annullamento senza rinvio per l’aggravante dell’ingente quantitativo di droga) mentre Osvaldo Mena Nunez era assistito dall’avvocato Sandro D’Agostino. Il processo di secondo grado è stato celebrato dopo un annullamento con rinvio deciso dalla Corte di Cassazione che per Nunez aveva accolto il ricorso presentato dall'avvocato Sandro D'Agostino, ritenendo che il proprio assistito poteva ritenersi responsabile solo per un capo di imputazione relativo al tentativo di importazione di ottomila chili di cocaina dal Sudamerica. L'accoglimento dell'appello è arrivato nonostante la richiesta di conferma della condanna di primo grado (15 anni di reclusione) avanzata in udienza dal sostituto procuratore generale Luigi Maffia ed ha portato ad una significativa rideterminazione della pena da 15 a 7 anni di reclusione. Hanno trovato accoglimento, quindi, le richieste della difesa volte a ritenere Mena Nunez una “pedina” utilizzata a garanzia di una singola operazione di importazione di stupefacente che non ha mai raggiunto il concretizzarsi di un accordo preventivo.
Rocco Iannello è stato invece ritenuto coinvolto in attività di narcotraffico messe in piedi dal gennaio 2015 al gennaio 2017 con importazioni di cocaina dalla Colombia, dalla Spagna e dall’Olanda. Altri dieci imputati erano già stati condannati con sentenza definitiva.
Secondo l’accusa, la consorteria attiva nel circondario vibonese, storicamente inserita nel traffico internazionale di stupefacenti, al fine di sopperire alle richieste sempre maggiori e diversificate del mercato della droga, e considerato il protrarsi dei tempi di attesa per l’approvvigionamento della cocaina dal Sudamerica, avrebbe intessuto trattative con gli albanesi per il tramite di sodali brindisini, funzionali all’approvvigionamento di enormi partite di marijuana.
L’inchiesta è nata da una comunicazione pervenuta nel novembre 2014 dal National Crime Agency (N. C. A.) dell’ambasciata della Gran Bretagna in Italia. In particolare, il National Crime Agency, recependo un’analoga segnalazione del paritetico organismo in Colombia, ha segnalato la connivenza tra un’organizzazione criminale colombiana e una italiana impegnate nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina dal Sudamerica da destinare al mercato europeo. Nel corso delle conversazioni captate sono poi emersi chiari riferimenti alla spedizione dello stupefacente, ai prezzi, al quantitativo e al successivo trasporto. Tutti i dati segnalati dal National Crime Agency sono stati quindi pienamente riscontrati nel corso della successiva attività di indagine della Dda di Catanzaro denominata “Stammer”. Dalla Colombia sarebbe quindi giunto nel Vibonese il narcos Jota-Jota, accolto a San Calogero nella sala ricevimenti di un ristorante.