Operazione Old Irons, il Tribunale di Milano rigetta la sorveglianza speciale per due coniugi di Nicotera
Gli indagati sono accusati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio ed alla intestazione fittizia di beni
Il Tribunale di Milano (Sezione misure di prevenzione), in accoglimento dei rilievi effettuati dagli avvocati Francesco Capria e Beatrice Saldarini, ha rigettato la proposta di applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di quattro anni, avanzata nei confronti di Giuseppe Desiderato e di Anastasia Ienuso, di Nicotera. La proposta, avanzata dalla Dda di Milano, traeva origine dal loro coinvolgimento nell’indagine “Old Irons” nel quale i coniugi sono accusati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio ed alla intestazione fittizia di beni. In particolare, i coniugi si sarebbero intestati, per conto del cognato Francesco Orazio Desiderato, un immobile a Barlassina, in provincia di Milano, un attico a Nicotera in contrada Filippella ed un’attività di demolizione a Milano, oltre ad autovetture di lusso e conti bancari. Giuseppe Desiderato, già condannato a 10 anni di reclusione in quanto ritenuto partecipe di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina, è il fratello di Francesco Orazio Desiderato che è ritenuto il vertice dell’associazione, avendo commercializzato – secondo l’accusa - decine di quintali di cocaina, hashish e marijuana. Invero, il Tribunale di Milano, pur prendendo atto della personalità degli indagati, della pendenza del predetto procedimento penale nel quale era stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari e di altro procedimento nel quale Desiderato è accusato di riciclaggio – in quanto all’esito di un controllo di polizia veniva trovato in possesso di una ingente somma pari a 40.000 occultata all’interno di una autovettura da lui condotta - ha rigettato la proposta della misura di prevenzione poiché, in base a quanto sostenuto dall’avvocato Francesco Capria, la pericolosità sociale non poteva ritenersi effettiva, attuale e concreta.