Operazione Nemea, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario di un imputato
Si trova attualmente sotto processo in appello unitamente ad altri presunti esponenti del clan Soriano di Filandari
Dichiarato inammissibile il ricorso straordinario in Cassazione proposto da Giacomo Cichello, 39 anni, di Filandari, avverso la decisione della Suprema Corte del 21 gennaio dello scorso anno. Con tale ricorso straordinario Giacomo Cichello ha censurato la decisione di legittimità impugnata per errore di fatto, conseguente “all'erronea valutazione della condotta estorsiva posta in essere dal ricorrente, senza tenere conto dell'assenza di consapevolezza delle finalità intimidatorie perseguite dal coimputato Francesco Parrotta”. La Cassazione, in particolare, il 21 gennaio 2025 ha accolto un ricorso della Procura Generale di Catanzaro che mira ad ottenere per Cichello la rideterminazione della condanna con una pena più elevata (nel precedente giudizio d’appello Cichello è stato condannato a 5 anni e 6 mesi). Per la Suprema Corte, l'errore di fatto che può dare luogo all'annullamento di una sentenza di legittimità “è solo quello costituito da sviste o errori di percezione nei quali sia incorsa la Corte di Cassazione nella lettura degli atti del giudizio ed è connotato dall'influenza esercitata sulla decisione dall'inesatta cognizione di risultanze processuali, il cui travisamento conduce a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza l'errore di fatto”. L’applicazione di questo principio di diritto al ricorso straordinario proposto da Giacomo Cichelllo è stato ritenuto inammissibile “per manifesta infondatezza” in quanto gli assunti difensivi sono “smentiti dalle risultanze processuali” e per la Cassazione “non può dubitarsi della consapevolezza in capo al ricorrente dell'azione che il Parrotta doveva svolgere, e per la quale ha prestato il proprio concreto ausilio, anche materiale, accompagnandolo con la sua vettura e ripartendo a forte velocità, una volta ripreso a bordo il correo dopo il compimento dell'azione criminosa”. Il processo di secondo grado nei confronti di Giacomo Cichello relativo all’operazione “Nemea” (nella quale sono confluiti gli atti e le contestazioni di Rinascita Scott) è ancora in corso dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro e vedono tra gli imputati anche: Caterina Soriano, di 36 anni, di Pizzinni di Filandari, nel precedente giudizio d’appello condannata a 13 anni e 7 mesi; Luca Ciconte, 34 anni, di Sorianello, di fatto domiciliato a Pizzinni di Filandari, che nel precedente giudizio di secondo grado era stato condannato a 13 anni e 5 mesi (marito di Caterina Soriano); Graziella Silipigni, di 54 anni, di Pizzinni di Filandari, condannata in precedenza a 11 anni e 8 mesi (moglie del defunto Roberto Soriano, scomparso per “lupara bianca”, e madre di Giuseppe e Caterina Soriano); Rosetta Lopreiato, 56 anni, di Pizzinni di Filandari, che in appello era stata condannata a 3 anni e 4 mesi (moglie di Leone Soriano). Per Luca Ciconte e Caterina Soriano, l’annullamento con rinvio riguarda i reati di associazione mafiosa ed estorsione al bar “Perla Nera”, mentre per la Silipigni l’annullamento con rinvio si riferisce al reato di associazione mafiosa.
Le condanne già definitive
All’esito della pronuncia della Cassazione del gennaio scorso, tre condanne per altrettanti imputati del procedimento nato dall’operazione Nemea (nella quale è confluita pure l’inchiesta Rinascita Scott per quanto attiene le contestazioni mosse nei confronti del clan Soriano) sono divenute definitive. Si tratta delle seguenti condanne: 20 anni di reclusione per Leone Soriano, di 59 anni, di Pizzinni di Filandari; 17 anni e 6 mesi per Giuseppe Soriano, di 34 anni, di Pizzinni di Filandari; 14 anni e 11 mesi per Francesco Parrotta, di 42 anni, di Filandari, ma residente a Ionadi.