Operazione Jerakarni, il Riesame rimette in totale libertà un indagato di Piscopio
La decisione arriva dopo un annullamento con rinvio ad opera della Cassazione sul reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Accolte le argomentazioni della difesa
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha rimesso in totale libertà Giovanni La Bella, 28 anni, di Piscopio, rimasto coinvolto nell’operazione Jerakarni contro i clan delle Preserre vibonesi. Accolte così le argomentazioni difensive prospettate dall’avvocato Raffaele Manduca. La decisione arriva dopo un precedente annullamento con rinvio da parte della Cassazione, sempre in accoglimento di un ricorso presentato dall'avvocato Manduca. In precedenza, invece, il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva confermato la sussistenza del delitto di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso a carico di Giovanni La Bella, destinatario originariamente di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere quale partecipe ad un'associazione dedita al narcotraffico. Successivamente, in sede di Riesame, il Tribunale di Catanzaro aveva annullato la contestazione relativa alla partecipazione associativa confermando la validità dell'impianto accusatorio in relazione al delitto di tentata estorsione aggravata (e per questo La Bella era finito agli arresti domiciliari). Dopo la pronuncia di annullamento con rinvio ad opera della Cassazione, il Tdl (giudice Emma Sonni presidente) di Catanzaro ha quindi ora rivalutato la posizione dell'indagato sulla scorta dei principi indicati dalla Suprema Corte, condensati nei rilievi difensivi, in ordine alla condotta di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per il Tribunale del Riesame, la condotta ascritta a Giovanni La Bella può essere inquadrata nella fattispecie di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ma non nel reato di tentata estorsione. La Bella, infatti, dopo essere rimasto vittima di un’aggressione “avanzava la richiesta della somma di denaro di 400 euro ad uno degli aggressori poiché animato dalla convinzione di aver diritto ad una forma di riparazione per il danno subito”. Nessuna aggravante mafiosa, inoltre, ad avviso dei giudici del Riesame, in quanto “la condotta di La Bella si inserì in un contesto di rivalsa personale per un’aggressione subita, ovvero nell’ambito di una lite tra soggetti all’epoca di giovanissima età”. Da qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento dell’ordinanza, la revoca degli arresti domiciliari e l’immediata liberazione di Giovanni La Bella.