Operazione Habanero contro i clan delle Preserre vibonesi: 11 condanne e 4 assoluzioni - NOMI
Sentenza nel troncone con rito abbreviato per l’inchiesta con al centro la consorteria dei Maiolo di Acquaro. Un ergastolo per la strage di Ariola del 2003
Sentenza del gup distrettuale, Piero Agosteo, nel processo con rito abbreviato nato dall’operazione antimafia denominata Habanero contro i clan delle Preserre vibonesi. Sono 16 gli imputati nei cui confronti le richieste di condanna erano state avanzate dal pm della Dda di Catanzaro Andrea Buzzelli.
L’inchiesta mira a ricostruire l’operatività di una stabile e radicata associazione mafiosa con base nel comune di Acquaro e costituente il “clan Maiolo”. Un’organizzazione perfettamente inserita nella ‘ndrangheta con tanto di riti di iniziazione e gerarchie interne. L’operazione ha fatto luce anche sulla “strage di Ariola” avvenuta il 25 ottobre 2003 nella frazione di Gerocarne.
Le condanne e le assoluzioni
Questa la sentenza emessa dal giudice Piero Agosteo: ergastolo per Francesco Capomolla, 43 anni, di Gerocarne (avvocato Beatrice Biamonte); 10 anni e 8 mesi per Cristian Capomolla, 38 anni, di Acquaro (avvocato Antonio Barilaro, 12 anni la richiesta del pm); assoluzione per Francesco Tarzia, 44 anni, di Acquaro (difeso dall’avvocato Antonio Barilaro, il pm aveva chiesto 12 anni); 16 anni e 4 mesi per Vincenzo Pisano, 32 anni, di Gerocarne (avvocati Sandro D’Agostino e Ilario Tripodi, il pm aveva chiesto 16 anni); 10 anni e 8 mesi per Sandro Ganino, 42 anni, di Acquaro (avvocato Michelangelo Miceli, chiesti 12 anni dal pm); 13 anni per Domenico Fusca, 45 anni, di Dasà (avvocati Nicola Pistininzi e Francesco Schimio, chiesti 15 anni); assoluzione per Giorgio Galiano, 51 anni, di Vibo Valentia (avvocato Sergio Rotundo, chiesti 12 anni); 6 anni per Cosimo Bertucci, 52 anni, di Gerocarne, ma residente a Orbassano (avvocato Giuseppe Damini, chiesti 12 anni); 6 anni per Francesco Bertucci, 53 anni, di Gerocarne ma residente a Nichelino (avvocati Luigi Chiappero e Ermenegildo Scuteri, chiesti 12 anni); 5 anni e 8 mesi per Francesco Ciconte, 30 anni, di Sorianello, ma residente a Brandizzo (avvocato Vincenzo Cicino, chiesti 10 anni); 11 anni Nicola Papaleo, 67 anni, nativo di Rosarno (Rc), ma residente a Francavilla al Mare (avvocato Giuliana De Nicola, chiesti 10 anni); 10 anni e 10 mesi per Rodolphe Pinto, 64 anni, di San Salvo, provincia di Chieti (avvocato Giuseppe La Rana, chiesti 10 anni); assoluzione per Francesca Silipo, 41 anni, di Acquaro (avvocato Sandro D’Agostino, chiesti 4 anni); 13 anni e 6 mesi per Giuseppe Taverniti, 49 anni, di Gerocarne, residente a Brandizzo, provincia di Torino (avvocati Francesco Lojacono e Vincenzo Cicino, chiesti 15 anni); 2 anni e 6 mesi per Rinaldo Loielo, 31 anni, di Gerocarne, residente a Rondissone (avvocato Pamela Tassone, chiesti 10 anni); assoluzione per Luca Marano, 47 anni, di Pescara (avvocato Laura Castellano, chiesti 4 anni).
Oltre al reato di associazione mafiosa, venivano contestati, a vario titolo, anche un triplice omicidio con l’aggravante mafiosa e i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione illegale di armi e munizioni, spari in luogo pubblico, estorsione aggravata, coltivazione di sostanze stupefacenti, narcotraffico, concorrenza illecita, turbata libertà degli incanti, sequestro di persona e rapina.
La strage di Ariola
L’inchiesta mirava a far luce sulle attività illecite concentrate soprattutto nel territorio delle Preserre vibonesi, ed in particolare nei comuni di Acquaro, Gerocarne, Soriano Calabro e Dasà. Tra le contestazioni, il triplice omicidio riguarda la c. d. ‘strage dell’Ariola’ avvenuta il 25 ottobre 2003 a Gerocarne, frazione di Ariola, nella quale vennero uccise tre persone – Francesco Gallace, Giovanni Gallace e Stefano Barilaro – e ferita una quarta. La strage – come illustrato dal pm durante la requisitoria – sarebbe stata compiuta per volontà dei Maiolo. Un’azione di sangue nata – secondo l’accusa – per vendicare le scomparse (lupare bianche) negli anni ’90 dei fratelli Rocco e Antonio Maiolo (genitori dei Maiolo ora imputati), uccisi in uno scontro tra clan per il predominio mafioso della zona.
I collaboratori di giustizia
A sostegno dell’impianto accusatorio ci sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Francesco Loielo, Enzo Taverniti, Michele Ganino, Daniele Bono, Diego Zappia, Rocco Oppedisano, Antonio Forastefano e Raffaele Moscato) e l’attività di indagine basata anche su diverse intercettazioni.
I fratelli Angelo e Francesco Maiolo, di 42 e 47 anni (che hanno scelto il rito ordinario), dal mese di marzo 2025 si trovano ristretti in regime di carcere duro (articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario) e rispondono anche del sequestro di persona ai danni di un esponente del clan Pardea di Vibo Valentia, pestato per vendicare l’aggressione di un soggetto di Acquaro, cugino dei Maiolo.
Diversi Comuni delle Preserre si sono costituiti parti civili avendo l’associazione mafiosa contestata – che fa capo, secondo l’accusa, al clan Maiolo di Acquaro ed agli Emanuele di Ariola di Gerocarne e Sorianello – operato nei loro territori.