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16/05/2026 ore 17.44
Cronaca

Operazione Conflitto e omicidio Zupo a Gerocarne, regge al Riesame l’ordinanza del gip

Il Tdl rigetta in gran parte i ricorsi dei difensori in relazione al delitto dell’esponente della cosca Emanuele preparato ed eseguito dal clan Loielo. Resta in carcere per l’occultamento di armi anche la moglie del boss ucciso Giuseppe Loielo

di Giuseppe Baglivo

Ordinanza di custodia cautelare in carcere confermata per tutti gli indagati dell’operazione antimafia “Conflitto” coinvolti nell’omicidio di Antonino Zupo, ucciso all’età di 31 anni in contrada Comunella di Gerocarne il 22 settembre 2012 e ritenuto in vita elemento di spicco del clan Emanuele. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha infatti rigettato tutti i ricorsi dei difensori degli indagati confermando l’impianto accusatorio della Dda di Catanzaro e dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia. Un fatto di sangue eclatante poiché Antonino Zupo – ritenuto il reggente del clan Emanuele durante i periodi di detenzione dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele – è stato ucciso mentre si trovava agli arresti domiciliari a casa sua poiché coinvolto nell’inchiesta “Ghost” per traffico di stupefacenti.

Operazione “Conflitto”: luce anche sui tentati omicidi di Giovanni Emmanuele e Alex Nesci

L’inchiesta “Conflitto” ha fatto luce anche su tre precedenti tentativi di uccidere Antonino Zupo, datati 4 luglio 2012, 27 luglio 2012 e agosto 2012.
Al quarto tentativo da parte del clan Loielo, Antonino Zupo è invece caduto sotto i colpi d’arma da fuoco. Un fatto di sangue che la Dda di Catanzaro contesta nel ruolo di mandante a Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne (figlio del boss Pino Loielo ucciso nel 2002 dal boss Bruno Emanuele). Rinaldo Loielo è in particolare accusato di aver pianificato i dettagli dell’azione omicidiaria nel luglio del 2012 deliberando l’eliminazione di Antonino Zupo poiché “appartenente alla ‘ndrina rivale”. Per pianificare l’omicidio sarebbero state organizzate delle vere e proprie riunioni alle quali sono accusati di aver preso parte: Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro (cognato di Rinaldo Loielo per averne sposato la sorella); Valerio Loielo, 32 anni, di Gerocarne (fratello di Rinaldo e altro cognato di Filippo Pagano); Francesco Alessandria, 55 anni, detto “Mustazzo”, di Sorianello; Nicola Ciconte, 37 anni, di Sorianello; Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, 36 anni, di Sorianello; Salvatore Callea, 59 anni, di Oppido Mamertina.


Mandante dell’omicidio viene quindi ritenuto (e resta in carcere) Rinaldo Loielo, intenzionato ad eliminare fisicamente un appartenente di “peso” alla ‘ndrina rivale degli Emanuele. Valerio Loielo, Filippo Pagano e Francesco Alessandria sono accusati di aver preso parte alle riunioni di organizzazione e pianificazione dell’omicidio. L’esecutore materiale del delitto Zupo viene indicato in Cristian Loielo il quale il 22 settembre 2012 si sarebbe recato nei pressi dell’abitazione di Antonino Zupo a bordo di una moto Honda rubata, esplodendo all’indirizzo della vittima diversi colpi d’arma da fuoco con una pistola calibro 357 magnum che hanno attinto il 31enne nella zona del torace provocandone la morte. Il fatto di sangue è aggravato per tutti gli indagati dalle finalità mafiose (agevolazione delle attività della ‘ndrina dei Loielo). Il Riesame ha quindi confermato l’ordinanza del gip sia per il tentato omicidio di Zupo (tre tentativi), sia per il successivo omicidio.


Il gip per tale fatto di sangue non aveva emesso misura cautelare in carcere solo per Valerio Loielo e Alex Nesci i quali restano tuttavia detenuti per altre accuse e prima fra tutte l’associazione mafiosa (per Alex Nesci anche l’omicidio di Filippo Ceravolo). Filippo Pagano si vede annullare la misura solo per una contestazione minore (ricettazione) ma anche per lui regge l’associazione mafiosa, il tentato omicidio e l’omicidio di Zupo, più altre accuse relative alle armi.
Resta in carcere anche Marianna Raimondo, 54 anni, di Gerocarne (moglie del defunto boss Giuseppe Loielo, madre di Rinaldo e Valerio Loielo e suocera di Filippo Pagano). E’ accusata dei reati di occultamento, detenzione e porto illegale di armi clandestine e da guerra per conto dell’organizzazione mafiosa dei Loielo.