Operazione “Call Me”, la Dda chiede la condanna per il boss di Tropea Antonio La Rosa: cinquemila telefonate dal carcere
Requisitoria del pm della Dda di Catanzaro Irene Crea nel processo che si sta celebrando con rito abbreviato. Le chiamate verso l’esterno effettuate attraverso telefonini recapitati dietro le sbarre
Richiesta di condanna a 16 anni di reclusione per il boss di Tropea Antonio La Rosa, 64 anni, detto “Ciondolino”, coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Call Me”. La richiesta è stata formulata dal pm della Dda di Catanzaro, Irene Crea, al termine della requisitoria nel processo che si sta svolgendo con rito abbreviato dinanzi al gup distrettuale. La posizione di Antonio (detto Tonino) La Rosa era stata in precedenza stralciata da quella degli altri imputati e lo stesso ha poi optato per il rito abbreviato che gli consente uno sconto di pena pari ad un terzo in caso di condanna ed un processo a porte chiuse ed allo stato degli atti. Dall’inchiesta “Call Me” – coordinata dalla Dda di Catanzaro (pm Irene Crea, Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci) e condotta sul campo dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia – emerge che Antonio La Rosa manteneva quotidianamente contatti con l’esterno servendosi di telefonini fatti recapitare dietro le sbarre. Stando all’inchiesta aveva a disposizione in carcere (ora è recluso al 41 bis) sei smartphone e cinque sim intestate a soggetti stranieri attivate fuori regione. Quasi cinquemila le conversazioni vietate dal carcere verso i familiari e poi verso due donne ora imputate dinanzi al Tribunale di Vibo (Loredana Molina e Carmela La Torre), pronte ad effettuare ricariche telefoniche al boss detenuto e a creare un falso profilo Facebook da far usare al capobastone di Tropea. I reati contestati ad Antonio La Rosa sono quelli di associazione mafiosa, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti (con l’aggravante mafiosa), estorsione aggravata dal metodo mafioso (ai danni del titolare di una pizzeria di Tropea), trasferimento fraudolento di valori in concorso con la figlia Cristina La Rosa.
Antonio La Rosa (difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio) è stato detenuto dal 22 ottobre 2020 al 21 maggio 2021 nel carcere di Avellino dopo l’arresto avvenuto il 19 dicembre 2019 nell’ambito della maxioperazione Rinascita Scott per la quale è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione. Da sempre Antonio La Rosa viene considerato il vertice assoluto dell’omonima cosca di Tropea, consorteria mafiosa già riconosciuta con sentenza definitiva sin dall’operazione antimafia Peter Pan scattata nel dicembre 2012 ad opera della Squadra Mobile di Vibo Valentia e che ha registrato anche in tal caso la condanna di Tonino La Rosa.
Gli imputati dell’operazione “Call Me” sono in totale 46. Dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia con rito ordinario si sta celebrando il processo per 21 imputati tra cui padre, moglie, figli e genero di Antonio La Rosa. Altri imputati si trovano invece sotto processo in altro troncone del rito abbreviato.