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09/09/2026 ore 21.06
Cronaca

Omicidio Chindamo, clamorosa svolta nell’inchiesta: 8 nuovi indagati per la morte dell’imprenditrice - NOMI

A distanza di 10 anni nuovi accertamenti sulla scomparsa della donna a Limbadi. Tra le piste anche l’interessamento della cosca Mancuso ai suoi terreni. Si cercano riscontri sui possibili moventi e sui reperti. Tra le persone coinvolte ci sono alcuni parenti dell’ex marito

di Ale. Tru.

Dieci anni dopo la scomparsa di Maria Chindamo, l’inchiesta sull’imprenditrice agricola di Laureana di Borrello torna ad allargarsi. Sono otto le persone indagate nell’ambito dei nuovi accertamenti sul delitto della donna, sparita il 6 maggio 2016 davanti alla sua azienda agricola di Limbadi, nel Vibonese.

Tra gli elementi che gli investigatori stanno approfondendo c’è anche il ruolo di quattro parenti dell’ex marito di Maria Chindamo, ai quali vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di concorso in omicidio, distruzione di cadavere e associazione mafiosa.

Si tratta di un nuovo passaggio investigativo destinato a riaprire uno dei casi più drammatici e controversi della cronaca calabrese. Il corpo di Chindamo non è mai stato ritrovato, ma negli anni gli inquirenti hanno progressivamente consolidato la convinzione che la donna sia stata sequestrata e uccisa. Il nuovo step investigativo prevede accertamenti tecnici irripetibili. Questi i nomi delle persone indagate: Giovanni Capone (classe 1980), Vincenzo Arcieri (classe 1946), Francesco Arcieri (classe 1983), Tommaso Biondo (classe 1960), Antonino Biondo (classe 1997), Sascho Emilov Dimitrov (classe 1980), Davide Errigo (classe 1994), Georghe Lurenthiu Nicolae (classe 1989). 

La scomparsa davanti all’azienda agricola

La mattina del 6 maggio 2016 Maria Chindamo avrebbe dovuto iniziare una normale giornata di lavoro nella sua azienda agricola. Invece, davanti all’ingresso della proprietà, venne ritrovato il suo fuoristrada.

L’auto era aperta, con il motore ancora acceso. All’interno e sulla carrozzeria furono individuate tracce di sangue, mentre della donna non c’era più alcuna traccia. 

Fin dalle prime ore apparve evidente che non si trattava di un semplice allontanamento volontario. La ricostruzione investigativa ha portato nel tempo a ritenere che Maria fosse stata aggredita, sequestrata e successivamente uccisa.

Le telecamere e il ruolo di Salvatore Ascone

Uno dei punti centrali dell’inchiesta è sempre stato rappresentato dalle telecamere di videosorveglianza della proprietà di Salvatore Ascone, che si trovava proprio di fronte ai terreni di Maria Chindamo.

Secondo la ricostruzione della Dda, quel sistema avrebbe potuto riprendere quanto accaduto davanti all'azienda della donna. Le telecamere, però, smisero di funzionare proprio nel momento ritenuto cruciale dagli investigatori.

Ascone è stato a lungo al centro dell'inchiesta. Nel 2023, nell'ambito dell'operazione Maestrale-Carthago, fu arrestato con l'accusa di concorso nell'omicidio e distruzione di cadavere. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe fornito un contributo significativo attraverso la manomissione del sistema di videosorveglianza della propria abitazione.

Il suo coinvolgimento è poi arrivato al processo: Ascone è stato rinviato a giudizio e il procedimento per l'omicidio di Maria Chindamo è in corso. 

Due possibili moventi dietro il delitto

La nuova fase investigativa sembra concentrarsi anche sull'individuazione del movente, attraverso due piste che nel corso degli anni sono emerse più volte e che ora potrebbero essere rilette alla luce dei nuovi elementi.

La prima riguarda i terreni di Maria Chindamo. La donna avrebbe rifiutato di cedere parte delle sue proprietà a soggetti interessati ad acquisirle. Una delle ricostruzioni investigative più importanti è quella fornita dai collaboratori di giustizia, secondo cui l'interesse per i terreni avrebbe avuto un ruolo nella decisione di eliminare l'imprenditrice.

Una delle piste indicava proprio nella mancata disponibilità di Maria a cedere i suoi terreni uno dei possibili motivi del delitto.

La seconda pista porta invece alla famiglia dell'ex marito.

Maria aveva deciso di separarsi da Ferdinando Punturiero, che il 6 maggio 2015, esattamente un anno prima della scomparsa della donna, si tolse la vita. Nel corso delle indagini era emersa l'ipotesi che qualcuno potesse aver attribuito a Maria una responsabilità nella morte dell'uomo e che la sua scomparsa, avvenuta nella stessa data, potesse essere stata concepita come una vendetta.

L'ipotesi di una vendetta familiare era già comparsa nelle prime ricostruzioni investigative e negli anni si è intrecciata con quella legata agli interessi economici sui terreni.

I nuovi indagati e il possibile intreccio tra le due piste

È proprio su questo possibile intreccio che la nuova inchiesta potrebbe aprire uno scenario diverso rispetto al passato.

Da una parte ci sarebbe l'interesse della cosca Mancuso per i terreni dell'imprenditrice; dall'altra l'ipotesi che la vicenda familiare legata alla morte dell'ex marito possa aver alimentato un progetto di vendetta.

Secondo gli elementi ora al vaglio degli investigatori, quattro parenti dell'ex marito sarebbero tra gli otto nuovi indagati. Per gli indagati vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di concorso in omicidio e distruzione di cadavere.

Si tratta, naturalmente, di ipotesi investigative che dovranno trovare riscontro negli accertamenti e nel successivo percorso giudiziario. L'iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una responsabilità accertata.

Le tracce biologiche al vaglio del Ris

Un ruolo importante nella nuova fase dell'inchiesta potrebbe essere affidato anche alla scienza.

Saranno infatti esaminati da parte del Ris dei carabinieri le tracce biologiche e i reperti acquisiti nel corso degli anni. L'obiettivo è verificare se il materiale ancora disponibile possa fornire elementi utili per ricostruire le fasi dell'aggressione, individuare eventuali collegamenti tra persone e luoghi e dare una risposta agli interrogativi rimasti senza soluzione.

Gli accertamenti scientifici potrebbero quindi diventare un passaggio decisivo per verificare le ricostruzioni investigative maturate nel corso di dieci anni.

Un corpo mai ritrovato

È questo uno degli aspetti più dolorosi e complessi del caso.

Maria Chindamo non è mai stata ritrovata. Secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia raccolte negli anni dagli investigatori, il corpo sarebbe stato distrutto per cancellare ogni traccia. La ricostruzione, riportata negli atti dell'inchiesta Maestrale-Carthago, parla di un'eliminazione particolarmente cruenta dei resti della donna.

Nonostante le ricerche, però, non è mai stato possibile recuperare il corpo.

A dieci anni dalla scomparsa, dunque, il caso Chindamo si trova davanti a una nuova fase. Gli otto indagati, le verifiche sulle telecamere, i reperti sottoposti al Ris e soprattutto il possibile intreccio tra interessi sui terreni e vendetta familiare rappresentano nuovi tasselli di un'inchiesta che continua a cercare una risposta alla domanda rimasta più drammatica: chi ha deciso la morte di Maria e perché?