Omicidio Ceravolo, i genitori di Filippo: «Basta lacrime, ora deve piangere chi ha ucciso nostro figlio»
VIDEO | Papà Martino e mamma Anna raccontano i momenti successivi all’arresto dei presunti assassini: «Aspettavamo da 14 anni. Se condannati devono buttare la chiave della cella». E mostrano la stanza del 19enne freddato per errore in una guerra di ‘ndrangheta. Poi annunciano: «Ci costituiremo parte civile, non abbiamo paura»
«Aspettavamo questo momento da 14 anni. Quattordici anni di dolore e di lotta per dare giustizia a mio figlio Filippo. Ora speriamo che chi l’ha ucciso venga condannato e buttino la chiave».
Il racconto della madre dopo gli arresti
Parole cariche di rabbia e sofferenza quelle che Anna Lo Chiatto, mamma di Filippo Ceravolo, pronuncia all'indomani dell’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha fatto luce sui presunti responsabili dell’omicidio del 19enne di Soriano, freddato per errore il 25 ottobre del 2012 da due killer che avevano come obiettivo un altro uomo, a cui Filippo aveva chiesto un passaggio per tornare a casa.
La donna, provata da anni di profonda depressione, ci accoglie nella sua casa di Soriano che conserva ancora ogni traccia di suo figlio.
«Non potevo crederci»: la telefonata dalla Svizzera
«Eravamo in Svizzera quando abbiamo ricevuto la telefonata che ci ha informato del blitz delle forze dell’ordine. Non potevo crederci – dice la donna –. Non sapevamo quello che dovevamo fare. “Ma è vero?”, continuavo a ripetere. Quando mi ha chiamato mia figlia con i carabinieri mi sembrava uno scherzo… poi ho capito».
Arresti per l’omicidio di Filippo Ceravolo, l’emozione dell’avvocato di papà Martino: «Anni difficili e lunghi ma ora abbiamo le risposte»Il pensiero a Filippo e le lacrime
Il pensiero corre ancora a Filippo. «Ho pensato subito a lui. Ho pianto lacrime di gioia ma anche di dolore. Ho guardato il cielo e, rivolgendomi a mio figlio, gli ho detto: “Filippo finalmente hai avuto la giustizia che ti meriti”».
La battaglia del padre
Accanto a lei, il marito. Papà Martino Ceravolo in tutti questi anni ha lottato con le unghie e con i denti per non far calare l’attenzione sulla morte del suo ragazzo, protestando e coinvolgendo istituzioni, associazioni e cittadini. È soprattutto grazie a lui se il nome di Filippo Ceravolo non si è perso nella memoria delle cronache giornalistiche. Perché mentre la Procura lavorava, il rischio che per l’opinione pubblica Filippo diventasse soltanto un numero nelle statistiche delle vittime innocenti era alto. E lui, rimarca, era pronto anche a darsi fuoco per urlare la sua voglia di giustizia.
«Avevo fatto una promessa davanti alla bara»
«Non ci siamo mai arresi, mai – dice la donna –. E non ci arrenderemo finché non ci sarà una sentenza definitiva. Solo quando butteranno le chiavi allora forse avremo un po’ di pace». Martino ricorda la promessa fatta davanti alla bara bianca 14 anni fa: «Quel giorno ho giurato a mio figlio che avrebbe avuto giustizia».
La stanza rimasta intatta
La sua stanza è rimasta intatta. Anna indica il letto. Poi apre un cassetto, mostra gli oggetti: «Questo è il suo portafoglio, l’orologio… tutte le sue cose. Come le ha lasciate, resteranno qui per sempre».
Sulle pareti, fotografie e ricordi. «Questa è la foto dei suoi diciotto anni… e questi sono i biglietti della partita della Juve. Doveva andare a Torino, allo stadio nuovo, ma non è mai partito. Me l'hanno ucciso prima. La perdita di un figlio è un dolore che non auguro a nessuno».
«Massima fiducia nella magistratura»
Martino Ceravolo ascolta, poi interviene. Il tono è diverso, più fermo, ma attraversato dagli stessi sentimenti, nella consapevolezza che la parola fine non è stata scritta e questo è solo l’inizio di un lungo percorso giudiziario che vedrà alla sbarra i presunti esecutori e mandanti dell’omicidio. «Ora aspettiamo, vediamo come vanno le cose. Noi abbiamo massima fiducia nelle forze dell'ordine. Ringrazio la magistratura, il procuratore Curcio, i carabinieri. Ci sono sempre stati accanto. Hanno lavorato come fosse loro figlio».
Le reazioni e le telefonate da tutta Italia
Le ore successive agli arresti sono state travolgenti: «Telefonate a non finire… da tutta Italia, dalle vittime di mafia, dalla Sicilia, dalla Calabria. Tutti aspettavano questo momento».
«Ci costituiremo parte civile»
Poi la linea che Martino non ha mai abbandonato: «Ci costituiremo parte civile. Non abbiamo paura di nessuno. Posso camminare a testa alta, io e la mia famiglia». E ancora: «Ho detto ai miei parenti che non devono più piangere. Abbiamo già pianto tutte le nostre lacrime. Adesso devono piangere loro».
Guerra di ‘ndrangheta nelle Preserre e omicidio di Filippo Ceravolo: ecco i NOMI di indagati e arrestati«Perché non succeda più»
La consapevolezza più amara è sempre la stessa: «Filippo non tornerà indietro, ce l’hanno detto dal primo momento. Però deve avere la giustizia che merita. Per il futuro dei ragazzi di Soriano, del Vibonese, di qualsiasi famiglia perbene. Perché non succeda più quello che è successo a noi».