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05/11/2026 ore 13.35
Cronaca

Omicidio Boiocchi, il vibonese Simoncini ai familiari della vittima: «Ho strappato una vita preziosa, non ho giustificazioni e pagherò per quello che ho fatto»

Dichiarazioni spontanee dal carcere nel processo a Milano: l’uomo di Soriano Calabro aveva già ammesso il proprio coinvolgimento nell’agguato del 2022 ai danni del capo ultrà interista. Riunita anche la posizione di Nepi, requisitoria fissata a febbraio

di Redazione

«Non potrò mai avere il vostro perdono, ma di fronte alla mia responsabilità provo rimorso, ho strappato una vita preziosa e non ho giustificazioni». Pietro Andrea Simoncini, il vibonese che ha ammesso di aver partecipato all’omicidio dello storico capo ultrà interista Vittorio Boiocchi, si è rivolto così ai familiari della vittima nell’udienza del 4 novembre davanti alla Corte d’Assise di Milano. Collegato dal carcere, ha reso poche dichiarazioni spontanee: «Mentre voi soffrite io sono logorato e accetterò la pena per quello che ho fatto».

Originario del Vibonese e residente a Soriano Calabro, Simoncini è imputato nel processo per l’agguato del 29 ottobre 2022, quando Boiocchi venne ucciso a colpi di pistola sotto casa a Milano. «Non voglio ricevere conforto, vivrò ogni giorno con il mio pentimento e con un profondo e sentito rimorso», ha aggiunto.

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La confessione e il collegamento con il Vibonese

Le parole pronunciate in aula seguono l’ammissione del proprio coinvolgimento resa da Simoncini agli inquirenti nel maggio 2025. Nel verbale aveva riferito di essere stato alla guida dello scooter utilizzato per l’agguato, indicando in Daniel D’Alessandro l’uomo che avrebbe sparato. Anche D’Alessandro, nelle dichiarazioni spontanee rese in aula lo scorso maggio, ha ammesso di aver esploso i colpi.

Il legame dell’inchiesta con il Vibonese emerge anche dalla ricostruzione degli spostamenti successivi al delitto. Secondo gli accertamenti sui dati telefonici già riportati da Il Vibonese, nei primi giorni di novembre del 2022 le utenze riconducibili ai due imputati sarebbero state localizzate nell’area di Gerocarne e Soriano Calabro. Elementi che gli investigatori hanno utilizzato per ricostruire il rientro in Calabria dopo l’omicidio.

Simoncini è inoltre suocero di Marco Ferdico, l’ex dirigente della Curva Nord interista al quale l’accusa attribuisce un ruolo nell’organizzazione del delitto.

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Gli imputati e le versioni da valutare

Davanti alla Corte presieduta da Antonella Bertoja sono a processo, oltre a Simoncini e D’Alessandro, gli ex capi ultrà Andrea Beretta e Marco Ferdico, entrambi divenuti collaboratori di giustizia, e Gianfranco Ferdico, padre di Marco. Nell’udienza del 4 novembre è stata riunita anche la posizione di Mauro Nepi, a sua volta imputato per l’omicidio.

L’indagine è stata condotta dalla Squadra mobile di Milano, con il coordinamento dei pubblici ministeri della Dda Paolo Storari e Stefano Ammendola. Il delitto è contestato con l’aggravante mafiosa, sulla quale dovrà pronunciarsi la Corte insieme alle singole responsabilità.

Beretta ha ammesso di aver commissionato l’omicidio. Le dichiarazioni raccolte nel procedimento, tuttavia, non coincidono su tutti i passaggi e sui ruoli dei partecipanti. Marco Ferdico ha chiamato in causa Nepi, attribuendogli un coinvolgimento nel progetto omicidiario. Anche Gianfranco Ferdico ha riferito di una presunta disponibilità di Nepi a segnalare gli spostamenti di Boiocchi. Accuse che restano sottoposte alla valutazione dei giudici nel contraddittorio tra le parti.

Le prossime udienze

Per Nepi è previsto l’esame come imputato, oppure la possibilità di rendere dichiarazioni spontanee, nell’udienza del 14 dicembre. La requisitoria dei pubblici ministeri è fissata al 1° febbraio 2027, mentre gli interventi delle difese sono in calendario l’8 e il 15 febbraio.

Il processo prosegue dunque verso la discussione finale: le ammissioni rese dagli imputati e le rispettive ricostruzioni dovranno essere confrontate con gli altri elementi acquisiti, per definire le responsabilità di ciascuno.

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